
Se la poesia è anche, e soprattutto, segreto interrogarsi sui fondamentali e ineccepibili dubbi/quesiti escatologici sull’esistenza e sul divenire, per poi esporli in forma artistica, in Prisco De Vivo, parallelamente, come dicevamo, alle sue opere di pittura e di scultura, troviamo certamente questo rovello, questo intimo pertinace lavorìo di ricomposizione dei frammenti e dei lacerti angosciosi e angoscianti, che inchiodano l’uomo all’irrisolvibile patema della non comprensione, o del perché, del Tutto: “Dalla penultima soglia” ci è ancora concesso un minimo di possibilità (l’ultima, l’estrema?) per sapere, per risolvere, per spiegarsi e spiegare l’”Altrove”?
Questa grande sensibilità e capacità di “mettere a nudo” il dramma dell’uomo, utilizzando appunto un linguaggio a volte scarno, ma con ridondanze plurime che rimandano ad altri piani paralleli della sua visione del mondo, è evidente nell’eccellente impianto poetico che Prisco De Vivo adopera con competenza e intelligenza, e del resto le sue raffigurazioni pittoriche sono a mio modesto parere verosimilmente altrettanto aderenti a questa linea espositiva.
Anche l’illustre professore Marcello Carlino, prefatore di questa interessante raccolta di poesie, fa cenno alla drammaticità del mondo poetico di Prisco De Vivo, quando afferma che “vi domina la morte, quando contigua con la semantica della privazione e dell’assenza, quando iscritta dolentemente e incarnata in un universo di affetti familiari…”. Ma non solo. Con questo suo personalissimo e originale stile poetico, fatto di segmentazioni e improvvise derive, Prisco De Vivo ha e propone anche un forte messaggio sociale, ed inoltre fa ben trasparire la figura umana e la natura nei loro molteplici aspetti, senza veli e senza ipocriti addolcimenti: “Questa mattina allo specchio / mi ritrovo diverso, / nel cervello e nel viso. / Le pupille mi si dilatano / in un pesante respiro. / Mi rimetto al polmone di Dio / nel desiderio di essere amato / per rinascere / come corpo aperto / a nuova luce”.
“Dalla penultima soglia” Prisco De Vivo può dunque “osservare” il mondo com’è, con tutta la sua materialità e le sue energie vitali: non c’è dubbio che il quadro complessivo tradotto in elementi di alta poesia è, ahimé, rispondente ad una realtà di degrado e di amarezze; ma, proprio perché penultima (e non ultima!), la “soglia” lascia intravedere orizzonti di speranze e di resurrezioni: “Con dita spiegate / cerco di toccare il sole, / le lenzuola di Cristo”.
Ottimo lavoro, quest’ultimo libro del poeta-pittore Prisco De Vivo, presentato recentemente a Napoli presso la Libreria Guida di Via Merliani, relatori Alessandro Carandente (editore, poeta e critico letterario) e il noto scrittore e collaboratore del Mattino Marco Salvia, con letture e magistrali interpretazioni dei testi da parte della poetessa e attrice Wanda Marasco.
Giuseppe Vetromile
29/4/09
Prisco De Vivo, “DALLA PENULTIMA SOGLIA”, Poesie 2001 – 2007; Marcus Edizioni di Alessandro Carandente, Napoli, 2008. Prefazione di Marcello Carlino; nota critica di Raffaele Piazza.