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IL CIRCOLO LETTERARIO ANASTASIANO CONTINUA SU:

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TACCUINO ANASTASIANO

25 dicembre 2008

IL "MONDO DI TENEREZZE" DI NELSON HOFFMANN

A prima vista, anzi a una prima lettura, sembra una banalità, quella di raccontare le proprie esperienze di vita, le proprie relazioni affettive con un nipote piccolino che frequenta ancora l’asilo. Oppure potrebbe apparire alquanto retorico e formale, addirittura sdolcinato, dal momento che nulla di veramente eccezionale può offrire la cronaca e il resoconto di un rapporto tra un nonno, un uomo colto e maturo, e un nipote molto piccolo. Storie del genere ce ne sono e se ne raccontano tantissime, disseminate in svariate favole e racconti per bambini: le storie del nonno e del, o della, nipote, del nonno vecchio e saggio, grande e importante riferimento familiare e affettivo, e del nipote, giovanissimo marmocchio in evoluzione… Mi vengono in mente tanti episodi del cartone animato Heidi, o racconti del genere “Il piccolo Lord”, tanto per fare qualche esempio.
Ma in questo libro dal titolo suggestivo, “Io vivo di tenerezze”, di Nelson Hoffmann, professore e scrittore brasiliano, la situazione è davvero differente. Come giustamente afferma Rocco Fodale nella sua prefazione, il libro di Hoffmann si legge con vivo interesse e piacere, non tanto per essere stato sapientemente e “poeticamente” tradotto in italiano da quell’instancabile e bravissimo scopritore e interprete di talenti stranieri che è il nostro Marco Scalabrino, quanto per l’apparato narrativo apparentemente molto semplice, ma in realtà diretto e, soprattutto, molto vero.
Si tratta dunque di un pamphlet di racconti, ma direi che sarebbe più appropriato definirlo un unico interessante e gradevolissimo racconto, suddiviso in brevi episodi, o meglio, “situazioni” e stati d’animo, imperniati sullo stretto, affettuosissimo, tenero rapporto tra il nonno, autore del libro, e il suo adorato nipotino. Tutti sanno che i nonni stravedono per i loro nipoti, concedendo loro ogni cosa, e loro stessi si immedesimano nel mondo di quei piccoli amatissimi pargoletti, ne divengono complici e compagni di gioco, confidenti e amici per la pelle.
Questo nipote è però “molto speciale”: tutti i nonni giurano che il loro nipote è “speciale”, ma al nostro autore piace sottolineare come “suo nipote” sia davvero “più speciale” di ogni altro. Si tratta di un rapporto molto delicato, intimo, tenero, affettuosissimo, che, libero dai pensieri e dalle responsabilità educative insite nei normali rapporti tra padre e figlio, qui si manifesta in tutta la sua pienezza e gioiosa libertà relazionale. Interessante è poi da notare, come ha ben evidenziato il prefatore, il rapporto immediato e diretto tra nonno e nipote, anche nella vita e negli episodi in cui compaiono (ma in modo molto “sfumato”) i genitori del piccolo: l’autore usa infatti espressioni come “il papà di mio nipote”, o “la nonna di mio nipote”, per dare a intendere che c’è proprio un filo, un legame cortissimo e diretto tra lui e il piccolo che non tocca gli “intermediari”: tutto un mondo in cui le cose importanti del nonno si mescolano e si integrano con le cose importanti del nipote, fino a costituirne un “impasto” unico di affetto e di complicità.
Il libro è scorrevole, fluido, divertente, arguto. Molti finali sono a sorpresa, e c’è una bella morale racchiusa in tutti gli episodi: le candide e innocenti affermazioni dei bambini, come ad esempio quando affermano che il sole si spegne perché ha finito le pile, rappresentano in effetti la genuinità e la semplicità delle cose del mondo, che noi adulti a volte ci ostiniamo a rendere più vanamente arzigogolate e cariche di inutili sovrastrutture.
Un plauso all’autore, Nelson Hoffmann, e al suo traduttore poeta Marco Scalabrino, per averci offerto quest’opera davvero gustosa e molto educativa.

Nelson Hoffmann, “Io vivo di tenerezze”, versione italiana di Marco Scalabrino, Trapani, 2002

19 dicembre 2008

Cerimonia di premiazione del concorso di scrittura "Il filo della memoria"

Nata in una fresca sera di settembre, mentre si discutevano alcune proposte sui programmi futuri del Centro Sociale Anziani di Madonna dell’Arco, l’idea di un concorso di scrittura ispirato alla “memoria” e ai “ricordi”, rivolto ai non più giovani di Sant’Anastasia ed esteso a tutto il territorio nazionale, è risultata ottima e vincente. Dopo un inizio quasi in sordina, gli organizzatori hanno in seguito constatato con soddisfazione che le adesioni dei partecipanti, scrittori e poeti di grido, già noti nei circuiti dei concorsi letterari italiani più importanti, ma anche autori alle prime armi, sono state davvero considerevoli, sia per qualità che per quantità. 93 gli autori che hanno inviato i loro elaborati, per un totale di 223 lavori. Alcuni anche dall’Australia e dal Canada. 7 i partecipanti di Sant’Anastasia.
La cerimonia di premiazione del concorso, che, come ricordiamo, è stato ideato dal Centro Sociale Anziani di Madonna dell’Arco, promosso e patrocinato dal Comune di Sant’Anastasia, Assessorato alle Politiche Sociali e Assessorato alla Cultura, con la collaborazione del Circolo Letterario Anastasiano e delle Federcasalinghe di Sant’Anastasia, si è svolta giovedì 18 dicembre 2008, nella Sala della Biblioteca “G. Siani” di Via Arco. Il Sindaco di Sant’Anastasia, avv. Carmine Pone, ha dato inizio alla manifestazione salutando i partecipanti e il numeroso pubblico presente in sala. E’ poi intervenuta l’assessore Assunta Cennamo per un breve saluto e una positiva considerazione sull’evento. Il presidente del Centro Sociale di Madonna dell’Arco, Salvatore Olivieri, ha a sua volta porto il suo benvenuto e i suoi saluti.
Giuseppe Vetromile, presidente del Circolo Letterario Anastasiano e coordinatore del concorso, ha poi presentato la Giuria, composta, oltre dal medesimo, dall’assessore Cennamo, dalla poetessa Anna Bruno di Somma Vesuviana, e dall’architetto Giacomo Vitale. La cerimonia è poi proseguita con la proclamazione dei vincitori e dei segnalati, i cui elaborati sono stati letti dalla bravissima giovane poetessa Emanuela Esposito, di Somma Vesuviana.
Il primo premio, una medaglia d’oro offerta dal Comune di Sant’Anastasia, è stato conferito a Pasquale Balestriere, di Barano d’Ischia, mentre il secondo e terzo premio, una targa, sempre offerta dal Comune, sono stati assegnati rispettivamente ad Umberto Vicaretti di Luco dei Marsi (L’Aquila) e a Silvana Aurilia di Napoli. Coppe per i tre segnalati: Giovanni Caso di Siano (Sa), Adolfo Silveto di Boscotrecase (Na) e Vincenzo Cerasuolo di Marigliano (Na). Due i premi speciali: uno, offerto dall’Associazione Napoli Cultural Classic di Anna Bruno, assegnato a Nino Vicidomini di Trecase (Na); l’altro, offerto dai Lions Club International di Giacomo Vitale, assegnato al poeta anastasiano Natale Porritiello. Attestati con gadgets ai partecipanti di Sant’Anastasia. Ai premiati e segnalati sono pure stati offerti dei prodotti in rame dell’artigianato locale. Un rinfresco organizzato dal Centro Sociale ha in conclusione allietato la serata.
Da considerare due cose a nostro parere molto importanti. Questo concorso non ha certamente avuto le dimensioni e la notorietà dei concorsi letterari più “grandi” e di maggiore risonanza sul piano nazionale, ma ha avuto il grande onore di ospitare e raccogliere lavori veramente di pregio, i cui autori sono poeti e scrittori di indubbia bravura e notorietà in campo nazionale. Tali lavori sono stati riportati in un dignitoso e dettagliato fascicoletto distribuito a tutti i presenti. La seconda cosa da considerare è la presenza alla cerimonia di tutti gli autori premiati e segnalati, cosa che non sempre si verifica nei concorsi anche più importanti; il che dimostra come abbia ben lavorato la giuria e l’organizzazione tutta, e come sia motivo d’orgoglio da parte nostra essere riusciti con poche risorse ma con grande passione e impegno, a far convergere qui a Sant’Anastasia alcune tra le migliori penne poetiche e narrative italiane del momento.

Giuseppe Vetromile
18 dic 08

13 dicembre 2008

IL "PO ESSIRI" DI FLORA RESTIVO


Nel prendere in considerazione un testo poetico in lingua siciliana, credo che non si debba mai dimenticare che gran parte delle illuminazioni poetiche e letterarie nacquero proprio in seno alla Scuola Siciliana, otto secoli fa, grazie a illustri precursori e uomini di cultura quali Jacopo da Lentini e lo stesso Federico II di Svevia. Da allora, la storia della lingua e della letteratura italiana ha fatto molta strada, e questo è noto, ma davvero molto dobbiamo a quella splendida epoca, dalla quale persino Dante, con il suo De vulgari eloquentia, ha preso a riferimento per giungere al nascente “volgare” italiano. Diciamo subito che dialetti come il siciliano e il napoletano vanno certamente considerati vere e proprie “lingue”, in virtù del fatto di essere nate e di essersi sviluppate via via nel tempo da quelle nobili origini, conservando sempre le proprie caratteristiche nonostante le successive alternanze di potere nel meridione d’Italia e in Sicilia. Una lingua ricca e melodiosa, i cui termini e locuzioni sovente racchiudono in sé figurazioni e modi di dire, sensazioni e sentimenti, stati d’animo completi, così che molto bene l’espressione poetica si basa e si veicola con il siciliano: se poesia è aprire i sensi e predisporre all’ascolto di sé e del mondo, quale miglior modo esiste se non “usando” una lingua così dolce, melodica e nello stesso tempo così variegata come il siciliano?
Ma i “dialetti” vanno scomparendo, massificati dall’omologazione e dalla “globalizzazione” che tutto livella e banalizza. E come giustamente afferma Salvatore Di Marco nella prefazione a questo interessante nuovo libro di Flora Restivo, “Po essiri”, chiusa la grande pagina novecentesca della poesia siciliana, della nuova appena iniziata non esistono tracce precognitive.
“Po essiri”, può darsi, però, di no: ecco quindi Flora Restivo, elegante scrittrice e poetessa trapanese, autrice di molti saggi, traduzioni e commenti critici. Questo suo testo di poesie in vernacolo siciliano, edito da Samperi, è da considerarsi in effetti un giusto e valido continuum rispetto alle tradizioni e ai fondamenti letterari e poetici di una estesa e vivida produzione di autori antecedenti e di tutto rispetto, quali Ignazio Buttitta, Giovanni Formisano, Vann’Antò, per citarne solo qualcuno, e indipendentemente dalle tematiche e dagli stili. La nostra Flora Restivo, infatti, ha una poesia fresca ed immediata, resa ancor più gradevole dal perfetto esprimersi nella sua lingua madre, che, come giustamente osservava Marco Scalabrino in una sua approfondita nota critica sull’autrice, le è naturale e spontanea, caratteristica che impreziosisce e autentica un pertinace lavorìo interiore che sorge ed emerge direttamente dal suo intenso vissuto e dal suo essere siciliana nel modo più profondo e appassionato.
Le tematiche sono varie, lo stile è personale e sobrio, ma l’anima poetica di indiscutibile spessore traspare ed irrompe nel cuore del lettore con immagini dirette e di alta resa lirica. Flora Restivo abbraccia non tanto la natura e il mondo siciliano, ma piuttosto riversa il resto del mondo nella sicilianità, in una veduta universale che integra pensieri e filosofie esterne, al modo di sentire e di vedere, al modo di cantare, di una Sicilia sempre bella e attuale. “Po essiri chi m’arrinesci / di cogghiri / ddu ‘nzocché / fin’astura / straniu e rimotu…”: “Può darsi che mi riesca di afferrare quel non so che finora estraneo e remoto”, afferma la nostra brava poetessa: e certamente potrà essere, perché solo con la poesia, e con una poesia particolarmente sonora come la siciliana, sarà possibile cogliere quell’alone di mistero e di vaga incertezza che avvolge l’animo umano.

Flora Restivo, “Po essiri”, Samperi Editore, Catania, ottobre 2008
Prefazione di Salvatore Di Marco, postfazione di Marco Scalabrino
ISBN 978-88-95877-04-4. Pag. 63, euro 6.00

6 dicembre 2008

"Con la guerra in testa", il nuovo libro di Anna Bruno


“Non c’è bambino che non abbia praticato il gioco della guerra senza che gli adulti se ne siano preoccupati più di tanto, considerandolo una tappa naturale lungo il percorso evolutivo, ma poi si cresce, si dovrebbe crescere…” Così riassume l’Autrice, Anna Bruno, sulla quarta di copertina del suo recente “Con la guerra in testa”, un libro nuovo nel suo genere, interessante e veramente educativo, rivolto ai ragazzi ma anche, e soprattutto, alla nostra generazione di adulti. Un libro nuovo, perché se è vero che la letteratura per ragazzi è già abbondante e di qualità (da Collodi a Rodari, da de Amicis a Buzzati, per citare solo qualche autore italiano), è pur vero che con questo libro Anna Bruno vuole, e ci riesce molto bene!, evidenziare, descrivere, con una modalità narrativa leggera e fluida, i pericolosi giochi di emulazione che i nostri ragazzi di oggi si ritrovano a praticare. E si tratta di emulazioni particolarmente sottili, che meritano di essere seguite con grande attenzione, perché la creatività dei ragazzi, che è pur sempre una dote e una prerogativa indispensabile per loro crescita e per la loro formazione, può svilupparsi e inclinarsi verso fosche mete di egoismo e di cattiveria, di violenza, di “bullismo” e di autoconvincimento della superiorità fisica del “gruppo”.
Non è più, quindi, il semplice gioco della guerra, con cui tutti noi, da bambini, ci siamo trastullati, manovrando legni che nella nostra fervida fantasia erano fucili e pistole; ma piuttosto un gioco più sottile e furbo, per niente innocente, che ha già in sé un germe di programmazione, uno schema ben preciso, un’organizzazione funzionante, con lo scopo di prevaricare e di sottomettere gli altri. Non per niente i quattro ragazzi del libro di Anna Bruno (“quarant’anni in quattro”) hanno scelto di “americanizzare” i loro nomi e di crearsi una loro banda, i “Forty”: imitando i loro eroi “marines”, non hanno altro per la testa che la guerra! E’ uno spaccato di vita adolescenziale che la nostra brava scrittrice ci offre, col doppio intento di divertire (perché il libro si legge con piacere e scorrevolezza), ma soprattutto di “avvertire”, di focalizzare quanto sia importante seguire da vicino la formazione dei ragazzi, onde evitare “sbandamenti” e aberrazioni, in cui facilmente costoro possono imbattere, in questa attuale società così pronta ad offrire valori immediati, televisivi, ingannevoli e apparenti, ma sovente privi di ogni fondamento etico ed umano.
Anna Bruno, che scopriamo qui anche brava narratrice e scrittrice, è peraltro nota in campo poetico, avendo ottenuto diversi importanti riconoscimenti in molti concorsi di poesia di rilevanza nazionale; è anche promotrice di eventi culturali ed è vice presidente dell’Associazione “Napoli Cultural Classic”, in seno alla quale promuove ed organizza l’omonimo premio letterario, giunto quest’anno alla quarta edizione.
Il libro “Con la guerra in testa”, Albus Edizioni, Napoli, è stato presentato venerdì 5 dicembre scorso nel salone del II° Circolo Didattico di Somma Vesuviana (Na). Relatori il Sindaco di Somma dott. Raffaele Allocca, la Dirigente del Circolo professoressa Rosaria Cetro, il prof. Pasquale Malva Dirigente scolastico dell’istituto Mazzini di Napoli, e la dottoressa Laura Pansini, psicologa, Responsabile del Centro Socio Educativo L. Milani; moderatore il docente Ciro Castaldo, lettrice Emanuela Esposito, studentessa e poetessa. Numeroso e attento il pubblico presente, composto da molti docenti, amici e rappresentanti di varie associazioni culturali. Per volontà della nostra brava scrittrice Anna Bruno, gli introiti derivanti dalla vendita del libro sono devoluti a sostegno dell’Associazione “Save the Children” Italia.
Auguriamo alla nostra eclettica e valente scrittrice e poetessa Anna Bruno sempre maggiori affermazioni, non solo per questo suo ultimo interessante lavoro, ma anche per la sua intensa attività letteraria e di promozione culturale sul territorio.

6/12/08

28 novembre 2008

I risultati del Concorso "Il filo della memoria"

Giovedì 27 novembre si è riunita in Biblioteca la Giuria della prima edizione del Concorso Nazionale di Scrittura “Il filo della memoria”, per stabilire, in base alle valutazioni espresse dai singoli componenti, la graduatoria finale dei vincitori.
E’ così risultato primo classificato il racconto “La Quercia”, autore Pasquale Balestriere di Barano d’Ischia; al secondo posto si è classificata la poesia “Sinestesia dell’autunno”, di Umberto Vicaretti, di Luco dei Marsi (Aq); al terzo posto il racconto “Il servizio da caffè”, della scrittrice napoletana Silvana Aurilia. Seguono tre segnalazioni pari merito: a Giovanni Caso, di Siano (Na) per la poesia “Del tempo che mi spetta”; ad Adolfo Silveto, di Boscotrecase (Na) per il racconto “La festa”, e a Vincenzo Cerasuolo di Marigliano (Na) per il racconto “Speranza”.
Saranno inoltre attribuiti due premi speciali: il primo, offerto dalla poetessa Anna Bruno, in qualità di vicepresidente dell’Associazione “Napoli Cultural Classic” di Somma Vesuviana, sarà assegnato al poeta Nino Vicidomini di Trecase (Na) per la poesia “E la vita conduce”. Il secondo premio speciale, offerto dall’Arch. Giacomo Vitale, in qualità di Presidente della Va. Circoscrizione Cittadinanza Umanitaria dei “Lions Club International”, sarà conferito al poeta anastasiano Natale Porritiello.
La Giuria, composta dall’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Sant’Anastasia, prof.ssa Assunta Cennamo; dalla poetessa e scrittrice Anna Bruno, dall’arch. Giacomo Vitale e da Giuseppe Vetromile, presidente del Circolo Letterario Anastasiano e coordinatore del concorso, ha preso atto con viva soddisfazione del buon livello qualitativo e aderenza al tema della maggior parte degli elaborati pervenuti, rammaricandosi di non aver potuto assegnare altri riconoscimenti ad Autori di indubbio valore e notorietà nell’attuale panorama letterario italiano.
La cerimonia di premiazione, alla quale sono tutti invitati, si svolgerà nella Biblioteca “G. Siani” di Via Arco giovedì 18 dicembre 2008 alle ore 17.00

16 novembre 2008

GIACOMO LEOPARDI, LE DONNE, GLI AMORI

Mancava forse nel già vasto panorama degli studi e degli scritti su uno dei nostri più grandi poeti, Giacomo Leopardi, un aspetto peculiare della sua vita sentimentale e del rapporto con le donne da lui conosciute e in qualche modo frequentate. Questo aspetto è stato magistralmente descritto, commentato e valutato da Raffaele Urraro nel suo ultimo libro “Giacomo Leopardi, le donne, gli amori”, edito dalla nota Casa Editrice Leo S. Olschki di Firenze e presentato per la prima volta ieri, 15 novembre 2008, nell’auditorium dell’Istituto Alberghiero Luigi de’ Medici di Ottaviano (Na).
Si tratta di un libro corposo e intenso, che ha impegnato Urraro per molti anni in approfondite e dettagliate ricerche, soprattutto presso il Centro Nazionale Studi Leopardiani di Recanati, ma che si fa leggere con piacere grazie alla scrittura scorrevole e all’ottimo impianto espositivo dell’Autore. Il libro rappresenta certamente una novità in questo campo, perché, come ampiamente illustrato e sottolineato dai valenti relatori con una colta e fluida esposizione del tema trattato dall’Urraro, era importante rimarcare non tanto la storia terrena degli insuccessi amorosi di Leopardi, insuccessi generati purtroppo, come sappiamo, dal suo stato fisico deforme, ma quanto la storia spirituale, filosofica e poetica che, proprio grazie a queste frequentazioni femminili, hanno “ispirato” in lui opere e poesie di grandissimo valore letterario. Nel libro sono descritti gli incontri, le donne e anche luoghi e situazioni, per cui ci viene offerto anche un interessante spaccato della vita sociale dell’epoca. Un libro interessante e piacevole, da leggersi come un romanzo, e che non deve assolutamente mancare nelle nostre librerie e nelle biblioteche.
Raffaele Urraro è laureato in lettere classiche presso l’Università Federico II di Napoli, è giornalista pubblicista, poeta e saggista. Oltre a numerose opere di poesia, ha realizzato in collaborazione con Giuseppe Casillo, molte antologie di classici latini e una storia della letteratura italiana in 3 volumi. I relatori: Giuseppe Casillo, scrittore; Marcello Carlino, docente di letteratura italiana moderna e contemporanea presso l’Università “La Sapienza” di Roma; Ruggero Guarini, scrittore, redattore del Corriere del Mezzogiorno; Alessandro Carandente, poeta e scrittore, direttore della rivista di letteratura e arte “Secondo Tempo”.
Ha concluso lo stesso Raffaele Urraro, salutando e ringraziando i convenuti, e illustrando ulteriori interessanti passaggi del suo libro.
Numeroso e attento il pubblico in sala, tra cui molti amici e conoscenti dell’Autore, poeti e scrittori napoletani e dell’area vesuviana.

Giuseppe Vetromile
16 nov 08

15 novembre 2008

I risultati del Premio di Poesia "Città di Sant'Elia Fiumerapido"

Premio di Poesia "Città di Sant´Elia Fiumerapido"
Sabato 22 la premiazione

Si terrà sabato 22 novembre alle ore 17 nella nuova Sala Comunale Polivalente di Sant´Elia la cerimonia conclusiva del Premio di Poesia "Città di Sant´ Elia Fiumerapido", giunto quest´anno alla sua XI edizione.
Ed ecco i vincitori. Primo premio: Leone D´Ambrosio (Latina), s econdo: Irene Vallone, (Formia - Latina), terzo: Franco Fiorini (Veroli - Frosinone).
Segnalati: Nicola Aurilio (Casale di Carinola - Caserta), Giovanni Caso (Siano - Salerno), Daniel Cundari (Rogliano - Cosenza), Francesco Franceschini (Terni), Maria Francesca Giovelli (Caorso - Piacenza), Angelo Passarelli (Vinchiaturo - Campobasso), Renzo Piccoli (Bologna), Domenico Ruscetta (Ceprano - Frosinone).
Il Premio alla carriera è stato assegnato al poeta Vincenzo Rossi (Cerro al Volturno - Isernia), per la sua cinquantennale attività di poeta. scrittore, operatore culturale.
Nell´albo d´oro del Premio "Città di Sant´ Elia Fiumerapido", figurano Francesco Fiumara (1998); Giuseppe Napolitano (1999); Paolo Ruffilli (2000); Giuseppe Vetromile (2001); Gerardo Vacana (2002); Benito Sablone (2003); Umberto Vicaretti (2004); Fryda Rota (2005); Giovanna Bono Marchetti (2006); Renato Greco (2007).
Il premio alla carriera, istituito nel 2005, è stato finora assegnato a: Luciano Luisi (2005); Pasquale Maffeo (2006); Giuseppe Bonaviri (2007).

1 novembre 2008

Un nuovo libro di Gerardo Pedicini

Uscirà nel prossimo mese di gennaio 2009 una nuova silloge poetica di Gerardo Pedicini, noto poeta, scrittore e saggista napoletano. Il libro, che s’intitolerà “Giornale di bordo dal Baltico”, sarà pubblicato dalla Casa Editrice lituana “Leidykla Kalendorius” e sarà presentato alla Fiera del libro di Vilnius (Lituania) a febbraio 2009. Ma la novità è questa: le otto poesie di Gerardo Pedicini sono riportate nel libro rispettivamente prima in inglese, poi in francese, in lituano e infine in italiano, grazie alla traduzione accurata di Violeta Zidonyte (per il lituano) e di Manuela Batul Giangrande (per l’inglese e francese). Il libro conterrà anche due disegni della stessa Violeta Zidonyte. Sarà un’edizione fuori commercio in 70 copie numerate e firmate, appositamente stampate per la presentazione del romanzo “Visada su tavim” (“Sempre con te”) della Zidonyte alla predetta Fiera del libro.Un augurio affettuoso al nostro amico Gerardo Pedicini, perché il suo lavoro poetico possa avere il successo che merita

20 ottobre 2008

La XXVII Edizione del Concorso Internazionale di poesia "Città di Quarrata"

Senza alcun dubbio la Toscana è una delle Regioni d’Italia che ospita il maggior numero di concorsi letterari e di poesia. Lo posso affermare tranquillamente avendo da anni “girato” un po’ dappertutto, dal Trentino alla Sicilia – come del resto hanno fatto anche i miei esimii compagni di viaggio, nonché poeti di prestigio – per simili eventi culturali, ed avendo quindi potuto“costruire”, mi si passi il termine, una specie di mappa poetica nazionale in questo senso. Ma in questa mappa sono compresi concorsi di poesia buoni e meno buoni, seri e meno seri, grandi e piccoli (per notorietà e forze profuse). In Toscana, invece, la maggior parte dei concorsi sono da considerarsi senz’altro di prestigio; e tra questi, il Premio Internazionale di Poesia “Città di Quarrata”, giunto quest’anno alla ventisettesima edizione, è certamente da considerarsi uno dei più importanti.
Fondato nel 1982 da Vivaldo Matteoni, attore e persona di grande cultura, che con impegno e passione si è sempre prodigato in questa encomiabile iniziativa letteraria, il concorso è andato crescendo puntualmente di anno in anno, grazie anche alla competenza e dedizione degli “eredi” (dal momento che il caro amico Vivaldo Matteoni non può più seguire da vicino l’evento, per motivi di salute e di età!), e cioè il rag. Biagio Falcini e il sig. Leo Terziani, presidente della Pro Loco di Quarrata.
Il concorso è internazionale in quanto prevede anche una sezione per poeti residenti all’estero. A parte l’ospitalità davvero eccezionale riservata ai poeti convenuti a Quarrata in occasione della cerimonia di premiazione, che si svolge nella magnifica villa medicea “La Magia”, i premi in palio, dal primo al quinto classificato, e per la sezione “estero”, sono cospicui, in denaro e oggetti di valore, tra cui la medaglia del Presidente della Repubblica; anche i dieci segnalati ricevono dei premi molto interessanti, oltre al soggiorno e ad un piccolo contributo spese di viaggio per coloro che provengono da fuori regione.
Insomma, un Concorso di poesia di tutto rispetto, che ha anche il pregio di avvalersi di una Giuria molto qualificata, seria, competente ed appassionata, che premia meritatamente autori validi e di indubbio spessore poetico: basta per questo dare uno sguardo all’”Albo d’oro”, che, a partire dal lontano 1982, ha visto avvicendarsi poeti di rilievo come Dante Strona, Walter Melani, Luigi Cattaneo (2 volte), Adriana Scarpa, Cesj Bianchi Petitti, Giusy Verbaro, Salvatore Cangiani (due volte), Francesco Paciscopi (due volte), Carla Binaghi (due volte), Maria Cristina Dozzin, Benito Galilea, Pasquale Balestriere, M. P. Bianchi Cecchini, Mario Fiorillo, Gino Rago, Armando Giorgi, Adolfo Silveto, Giuseppe Vetromile, Eugenia Tumelero, Fabrizio Bianchi e Caterina Bigazzi.
Questa Ventisettesima edizione, la cui cerimonia di premiazione si è svolta nella suggestiva Villa La Magia domenica scorsa 19 ottobre, ha assegnato il primo premio a Caterina Bigazzi, di Lastra a Signa (Fi); il 2° a Pasquale Balestriere, di Barano d’Ischia (Na); il 3° a Giovanni Caso, di Siano (Sa); il 4° ad Umberto Vicaretti, di Luco dei Marsi (Aq), e il 5° a Loriana Capecchi, di Quarrata. Segnalati a pari merito i poeti: Giancarlo Angelini, Salvatore Cangiani, Dante Clementi, Carmelo Consoli, Carmen De Mola, Marcello De Santis, Gennaro Grieco, Anna Natale, Daniela Raimondi e Giuseppe Vetromile.
La cerimonia è stata allietata dagli interventi musicali e canori eseguiti dalla Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Quarrata, diretta dal Maestro Alessandro Francini, e con le voci di Benedetta Gaggioli, Lucia Coppini e Stefano Arnetoli.
Per ulteriori informazioni, e per chi volesse partecipare alla prossima edizione di questo importante concorso letterario, si riporta qui di seguito il sito della Pro Loco di Quarrata: www.prolocoquarrata.it

Giuseppe Vetromile
20/10/08

13 ottobre 2008

Sui sentieri della luna di Minori


Chi l’ha detto che la poesia è soltanto un sotterraneo dialogo con sé stessi, nel chiuso della propria anima e dei propri pensieri? Il solipsismo non è stato certamente l’argomento di spicco, ieri sera, domenica 12 ottobre, a Minori: anzi, l’amalgama e l’integrazione tra i poeti convenuti a questa terza edizione de “Sui sentieri della luna” sono stati indiscutibilmente forti e pregni di un’affettuosa e ricca intesa tra gli artisti e poeti, tanto da poter tranquillamente affermare che, pur nella diversità di stili e contenuti, la poesia che in questa bellissima serata è stata innalzata alla luna, eterna e romantica ispiratrice di ogni cuore buono e colto, ha avuto una voce unitaria e possente.

Merito del Comune di Minori che ha ospitato i poeti, ma merito soprattutto dell’instancabile e sempre validissimo Mario Apuzzo, artista e poeta d’eccezione, che insieme alla sua consorte signora Colomba Iovino, da anni con l’Associazione “Centro Studi Xeniart – Minori/Terzigno” da loro fondata, porta avanti un programma denso di incontri ed eventi culturali e letterari davvero di alto profilo qualitativo.
Questa terza edizione de “Sui sentieri della luna” ha visto la partecipazione di noti poeti campani, ben conosciuti e stimati a livello nazionale. Si sono alternati nella lettura delle loro poesie, prima nella Sala Consiliare del Comune e poi nelle stradine e nelle caratteristiche piazzette di questa incantevole cittadina della costiera amalfitana, a volte affidando i loro versi all’ottimo attore e declamatore Giuseppe Nutini, i poeti: Ilara Caputi, Cinzia Caputo, Prisco De Vivo, Carlo Di Legge, Mimmo Grasso, Giuseppe Mascolo, Annibale Rainone, Raffaele Urraro, Carla Varano Vidiri, Nino Velotti, Giuseppe Vetromile, Salvatore Violante, Rosaria Zizzo e lo stesso Mario Apuzzo. L’attore Giuseppe Nutini ha anche letto i versi di Franco Innella e Ciro Vitiello, assenti purtroppo per motivi personali, come pure non hanno potuto partecipare i poeti Domenico Cipriano, Fabio Dainotti, Ulisse Di Palma e Romina Russo.
Un “Convivio sul BenEssere” che ha il merito di scoprire e di porgere all’affascinante mondo di Minori, e non solo, un evento davvero eccezionale, in cui la poesia, la vera poesia, è solo un primo importante gradino per innalzare questa martoriata e a volte, purtroppo, degradata quotidianità verso la luna e il regno dei fondamentali valori umani, culturali e sociali, riferimenti imprescindibili del buon vivere su questo pianeta.
Arrivederci dunque alla quarta edizione, a Minori, con l’augurio che la luna possa sempre riverberare e illuminare dall’alto i nostri impervi cammini.

Giuseppe Vetromile
13/10/08

8 ottobre 2008

Spazio Poesia nr. 14 - Ma quale poesia?

L’eternità e l’indiscutibilità di certi valori, etici, morali, storici, civili, sembrano oggi essersi affievoliti se non addirittura annichiliti dallo sconvolgente – nel vero senso della parola! – modus vivendi contemporaneo, dalla quotidianità pratica tendente al mordi e fuggi, per la precarietà della vita attuale, per la mancanza di punti di riferimento e per l’illusorio benessere raggiunto, che in molti casi è soltanto inteso dal punto di vista economico, trascurando del tutto, quasi sempre, il vero “bene–essere”, che è tutt’altra cosa, fondamentalmente di ordine psichico–spirituale.
Non è naturalmente mia intenzione condannare l’invadente materialità e animalità che domina a tutto campo, o biblicamente dividere i buoni dai cattivi: ogni epoca è un mondo a sé, con i propri guai e le proprie illuminazioni, con i propri santi e i propri diavoli. Ma davvero oggi si è raggiunto il culmine, e la cosiddetta globalizzazione che ha tutto, ma proprio tutto, appiattito e omologato, ci vede insensibili e gelidi, rassegnati e utenti immediati di “beni” e di prodotti (a volte futili) “usa–e–getta”.
In tutto questo bailamme, c’è ancora spazio per la creatività, per l’arte, e in particolare per la poesia? Sembrerebbe a prima vista di no, che’ l’urgenza della quotidianità (che in molti casi e in molte famiglie ancora si traduce nella necessità di sopravvivere con un magro stipendio o pensione, oppure nella disperata ricerca da parte di giovani armati di tanta santa pazienza, del fatidico posto fisso o se non altro di un barlume o straccio di lavoro che dia loro la possibilità di avere un minimo di “respiro” vitale…), o gli input troppo tecnologici di un mondo massificato (che ci induce ad acquisire ed usare solo materia e prodotti pseudo–utili!) rende la cosiddetta creatività individuale una manifestazione dell’intelletto e della propria sensibilità, secondaria rispetto alla “ricerca del pane quotidiano” per vivere! E se è vero che “non di solo pane vive l’uomo”, è pur vero che solo le sue “briciole” costituiscono ciò che noi tutti diciamo “arte” (intesa come pura creazione dello spirito).
Ma siccome lo spirito dell’uomo comunque ha una tensione verso l’infinito, verso l’esteticamente bello e gratificante, verso la quasi perfezione, rimane questa impellenza in noi, più o meno manifesta: non per niente l’Ulisse di Dante dice ai suoi compagni di viaggio: “Fatti non foste a viver come bruti / ma per seguir virtude e canoscenza” (Inferno canto XXVI, 116-120), il che è emblematico: si cerca sempre la realizzazione dei propri sogni d’avventura, più o meno inconsciamente, e nel lavoro (se si ha la fortuna di trovarne uno che coniughi fatica e piacere!), e nel tempo libero (ah, fortunati artisti della domenica!).
Ma il tempo libero si è ridotto ad un’unghia, ed anche quello viene per lo più programmato dai mass–media e dalle mode (parlo sempre di chi – per fortuna! – un certo lavoro ce l’ha e non ha tanti problemi di “sbarchi di lunari”…), così che sono veramente pochi – eletti! – quelli che hanno fatto della propria creatività una vera professione. Per tutti gli altri è hobby, passatempo della domenica, divertissement innocente e inoffensivo. Ma quanti professori giornalisti docenti dottori ingegneri persino politici e chi più ne ha più ne metta giurano di essere letterati poeti pittori scrittori musicisti “a tempo pieno”? E, parlando più specificatamente di poesia, quanti illustri personaggi possono autorevolmente affermare di fare il poeta di professione, cioè come attività principale della loro vita? Si sa, “carmina non dant panem”, per cui quella del poeta, dello scrittore, del letterato, rimarrà sempre un’attività “a latere”, checché se ne dica. E’ finita l’epoca dei Leopardi, dei Foscolo, dei Carducci e persino dei Montale: tempi in cui non esistevano le comunicazioni in tempo reale, si usava la penna e la carta e pochi, anzi pochissimi, sapevano scrivere, per non parlare poi degli endecasillabi! Perciò i geni poetici eccellevano. Si distinguevano dalla massa! Erano pochi, erano grandi ed erano dei Capiscuola! Oggi per fortuna tutti sanno scrivere (in teoria!…), l’analfabetismo si è quasi azzerato, le comunicazioni sono velocissime, tutti usano i mezzi tecnologici, il computer, e tutti sanno archiviare, comporre, inviare messaggi, bloggare, linkare, organizzare, architettare… (ma leggere, no, quello è ancora difficile!…). Di conseguenza tutti sono poeti e scrittori, a tempo perso sempre, cioè per hobby, cioè per diletto.
Ma quale poesia? Oggi c’è un mare enorme di carta stampata, e parlando di poesia, un numero sempre in crescita di pubblicazioni di libri da parte di autori sedicenti poeti e/o scrittori. Libri che nessuno, o davvero pochissimi “estimatori” leggeranno (perché in Italia, ormai è noto, tanto si scrive ma pochissimo si legge!). Per carità, lungi da me dal condannare o criticare chi scrive e pubblica. Con i “moderni mezzi” oggi a disposizione, pubblicare, o sarebbe meglio dire stampare, un libro, è alquanto semplice, specialmente in poesia: basta spendere all’incirca duemila euro e tutto si risolve. Si entra subito nelle “benevolenze” della piccola Casa Editrice “Ics” (sorgono ormai come funghi!), un contrattino e il gioco è fatto: tanto, il rischio è solo a carico dell’autore, dal momento che è lui ad anticipare l’intero importo relativo alla stampa. Poi la distribuzione nelle librerie è minima o del tutto inesistente, e il povero autore, se vuole recuperare almeno una parte di quello che ha speso, dovrà “bussare” alle porte di amici e parenti per piazzare qualche copia. Ah, “come sa di sale lo pane altrui e com’è duro calle lo scendere e il salir per l’altrui scale…”, diceva il buon Dante! Ma il problema dell’”inflazione” della poesia, se così vogliamo definirla, non è tanto la buona disponibilità dei mezzi tecnici ormai largamente diffusi, che ci permette di realizzare un libro magari anche a casa nostra con il computer o anche di pubblicarlo in rete internet. Grazie a Dio, questo è solo un comodo ed utile strumento per agevolare la nostra creatività (la stessa cosa avviene, ad esempio, nell’arte pittorica: la fotografia e l’uso sapiente di questa tecnologia, ha reso praticamente inutile il vecchio “ritratto” con il pennello che si usava fare tanto tempo fa…). Il fatto è, piuttosto, che non ci sono riscontri. Il libro pubblicato praticamente “si perde”, fatte le dovute eccezioni (pochissime). Molti pensano di aver realizzato un capolavoro, ma questo capolavoro non avrà mai un buon riscontro da parte della cosiddetta critica ufficiale (fatte sempre le dovute eccezioni!), ed esaurite le poche copie (con la vendita “forzata” o addirittura regalandole, oppure “perdendole” in qualche concorso o ancora sulla scrivania di qualche buon critico), la storia del libro finisce lì. Sarà molto difficile che “Qualcuno” (leggi: critico letterario affermato) dica al nostro povero Poeta: “Guardi, il tentativo è buono, ma manca ancora qualcosa… insista, legga e sperimenta ancora, poi si vedrà…”; oppure: “Le sue poesie sono veramente ottime, sotto tutti i punti di vista; il libro merita di essere diffuso e conosciuto…”. Il punto è questo: la critica letteraria è vaga, non ci sono ad oggi riferimenti precisi, e così tutto va avanti senza i dovuti “filtri” o “selezioni”. Chi può a questo punto negare al nostro poeta di esser davvero tale? Oppure, quale critico, editore, o altro competente in materia potrà convincere il nostro autore, magari con buoni modi, che è meglio per lui “darsi all’ippica”, o perlomeno di aspettare un poco, di studiare ancora, di maturare?…
La poesia, come del resto la buona arte, non si insegna, e d’altro canto nessuno nasce veramente poeta. C’è una inclinazione iniziale, senza dubbio, ma questa va saggiata e sperimentata lungo il percorso di una vita. Ogni buon poeta lo sa. Ogni vero poeta lo sa. E’ un affanno continuo, uno studio pertinace, un confrontarsi con gli altri, una ricerca infinita, per acquisire alla fine (ma non si è mai soddisfatti!) una propria originale forma espressiva, una propria personale “impronta poetica”. E ci sono, certo!, dei requisiti minimi da osservare. Non parlo dell’osservanza della metrica, ormai desueta. Ma contenuto, tonalità, musicalità, uso delle figure retoriche più importanti, queste cose almeno in parte devono riscontrarsi in un buon testo poetico. Naturalmente il discorso è assai lungo, e non è mia intenzione qui, né sarei in grado, di far lezione di poesia. Desidero soltanto esporre il mio punto di vista sull’argomento, e concludo, affermando che – attenzione! – non sempre è oro ciò che luccica, e non sempre possono considerarsi poesia i “versi” che si scrivono!…

Giuseppe Vetromile
4/6/08

Spazio Poesia nr. 13 - Aristide La Rocca

Aristide La Rocca e i suoi “Frammenti”

Giusto un anno fa, un triste 18 ottobre 2006, moriva improvvisamente a Nola Aristide La Rocca, dottore emerito (fu direttore sanitario presso l’Ospedale Cardarelli di Napoli) e poeta di grande talento. Egli è stato, tra l’altro, il fondatore e il direttore della rivista culturale “Hyria” (dal nome di un’antica città sorta nei pressi di Nola, poi scomparsa), che da ben 35 anni si è sempre occupata di letteratura, saggistica, cultura varia, poesia, con una notevole diffusione in ambito nazionale.
Conosciutissimo e stimato nell’ambiente più colto e importante della nuova poesia napoletana e campana, Aristide La Rocca ha prodotto tantissimo, sia nel campo della letteratura medica, che in quello letterario, poetico e teatrale. Molto noti sono i suoi “Frammenti” poetici, di cui riportiamo in calce un brano ancora inedito, tratto da Frammento CV.
Attraverso la sua instancabile e puntuale opera di diffusione scientifica e letteraria, della quale la Rivista Hyria era e rimane un pregevole riferimento, Aristide La Rocca ha sempre riscosso il plauso e il riconoscimento da parte di tutti, letterati, giornalisti, personalità del mondo della Cultura, fino a meritare il conferimento della Cittadinanza Benemerita (Nola, 27 aprile 2006).
Aristide La Rocca ha anche il merito di aver sempre particolarmente curato e approfondito la poesia mediterranea e i grandi poeti del nostro Sud, come ad esempio Rocco Scotellaro, del quale era grande studioso (si ricordano i suoi numerosi interventi e conferenze, come quella tenuta a Nusco nel settembre 2005 in occasione del “Festival della poesia del Sud e per il Sud”).
Grande merito, quindi, ai figli prof.ssa Amelia La Rocca, Presidente della Fondazione Amelia e Concetta Grassi istituita dallo stesso Aristide La Rocca, e al dott. Francesco La Rocca che hanno voluto continuare l’Opera dell’illustre papà, in modo particolare la pubblicazione della Rivista, nel cui ultimo numero, dedicato interamente al ricordo del Nostro, figurano gli interventi e le testimonianze di numerose personalità del mondo editoriale, giornalistico, letterario e poetico.


Da: Frammento CV, di Aristide La Rocca

Questa è l’era della spensieratezza
recondita allegria del disperato
che varca il nostro mare in una barca
l’opera morta affondata di vivi
naufragio seppellimento a vista
nelle onde quei delfini ritentano
svegliare quei morti girano girano
attendono carezze se ne vanno
incontro a un’altra barca l’appostata
attenti circospetti due annoiati
fiocine senza gomene il massacro.

Questa è l’era della spensieratezza
alla guida zelante il vacanzaro
della prima giornata caricata
d’opere morte nude le bretelle
scalze assetate gli occhiali da sole
confondono i colori del paesaggio
sono intatti per terra arrotigliati
dalle gomme dei mezzi di soccorso
sulla corsia d’emergenza sfilano
le bare il sacerdote aspetta in chiesa.

In chiusura, vorrei qui di nuovo ricordarLo con il mio testo poetico a Lui dedicato e pubblicato sul numero commemorativo della Rivista Hyria:

Che entri un frammento di luce
(Ad Aristide La Rocca)


“Esclamate guardandomi e ammirate
d’immenso nulla più e di me maestoso”
A. La Rocca

La luce la luce un frammento ancora un poco in quest’angolo
che improvviso scompare nel cielo inatteso come un brivido
il commento del mondo che sempre farfuglia di morte al di là
e noi qui a raccogliere un continuo boato di silenzio fra le mani
eppure sentire tutto il dolore al balcone mentre abbraccio
la gente io vado via vado via e non torno non cercatemi
nell’incavo dell’ombra alla sera io sto con i gigli di nola
sottobraccio porto le ali delle poesie e un canto antico
di pastori lucani sembra precedermi ora che il sole bruca
a perpendicolo sulle case d’erba disciolte nei ricordi
io vedo ancora un’ombra che scrive una materia eterna
qui che la penna ha tratti d’inchiostro rosso di sangue
e il cuore il cuore! non resse a tanto cammino ma
ora vado oltre sto con le nuvole e spando in tutto
il creato il mio profumo di poeta

Teodora mi disse un giorno di aprirle
una scena e qui recito una parte non dovuta ma voi sentite
sentite il mio canto ancora si prolunga oltre il sole e da Bisanzio
raccoglie tutte le donne amate in un tripudio di atti applauditi

Silenzio gira ora attorno alla casa
e la pace è poesia nostra mediterranea genitrice
che vive sempre nei dintorni e dappertutto la morte
non è che un balzo improvviso fuori le mura
ho lasciato uno spiraglio

che entri ancora un piccolo frammento di luce addio


Giuseppe Vetromile
11 nov. ’07

Spazio Poesia nr. 12 - L'unione fa... la poesia

L’unione fa… la poesia (una riflessione sulle antologie)

E’ da poco uscita, per i tipi dell’Editore Kairòs di Napoli, una nuova antologia poetica, dal titolo “Da Napoli, Verso”. Si tratta di un volume molto interessante, frutto dell’impegno e del lavoro di due bravi poeti napoletani, Antonio Spagnuolo e Stelvio Di Spigno, nonché dello stesso editore, che vede raccolti in 276 pagine i nomi più rappresentativi dell’attuale panorama poetico napoletano e campano (e anche nazionale), con ampio spazio dedicato ai giovani talenti, più o meno emergenti, alcuni già affermati.
A prima vista si potrebbe pensare che sia uno dei soliti “esperimenti” editoriali, in questo campo, con il mero intento di raccogliere alla bell’e meglio una serie di nominativi, poeti più o meno validi che hanno però una gran voglia di “comparire” a tutti i costi (nel vero senso della parola!). E non si ritengano contrariate quelle persone che cercano – a torto o a ragione, più o meno inconsapevolmente – il modo migliore (secondo loro) di assurgere alla celeste categoria di poeta per il solo fatto di aver scritto dei versi (più o meno belli, più o meno “ariosi”). Gli Editori spesso hanno un gran daffare in altri campi e già con la crisi della carta stampata, non vanno certo a ficcarsi in vicoli ciechi stampando libri (di poesie) che molto difficilmente si venderanno: specialmente in Italia poi, la poesia, si sa, è un oggetto misterioso, e il grande pubblico è assai scettico su questo argomento, preferendogli magari l’ultimo thriller o il romanzetto da “GrandHotel”. Ma questa è un’altra storia. Venendo a noi, dunque, è certo che l’Editore pubblicherà la raccolta di poesie di Tizio: tanto, paga lui tutto! E la distribuzione nelle librerie? Un sogno, perché già si sa che nessuno andrà a comprare il bel libro di Tizio, che ha una bella copertina e un bel titolo accattivante… Così il Tizio si vede consegnare dall’Editore le sue brave 500 copie, pagate con i sacrifici di uno stipendiato o di un pensionato, e, nelle migliori delle ipotesi, riuscirà a venderne qualcuna, magari “bussando” alla porta di qualche amico o di qualche familiare impietosito. Ecco come sta la poesia, oggi, in Italia, facendo naturalmente un discorso molto generalizzato (è chiaro che ci sono delle eccezioni, e meno male!…).
Consiglierei quindi a Tizio poeta (ma si badi bene, il mio è soltanto un modesto parere) di andare con i classici “piedi di piombo” e di aspettare, prima di rivolgersi ad un editore per realizzare la sua prima pubblicazione. Aspettare significa innanzitutto guardarsi dentro e fuori, maturare, rendersi conto di essere diventato davvero un “poeta” impegnato, e non un verseggiatore della domenica che scrive solo per divertimento… Ma lasciamo queste considerazioni ad un eventuale altro appuntamento con la poesia. Quello che ci interessa ora è il discorso delle antologie.
Un’altra possibilità di Tizio poeta è l’inserimento dei suoi testi in una Antologia, in una buona e seria Antologia. Le iniziative in questo senso sono state (e – ci auguriamo – saranno) tante, in tutta Italia: da quelle ad alto livello, realizzate dai Critici letterari più competenti e ufficialmente riconosciuti (per citare solo qualche esempio: “Poesia italiana contemporanea”, di G. Raboni, Sansoni 1981; “Dizionario della poesia italiana”, di M. Cucchi, Mondadori 1983; “Storia della letteratura italiana del Novecento”, di G. Spagnoletti, Newton Compton 1994; “La poesia italiana del Novecento”, di N. Lorenzini, Il Mulino 2000; i numerosi volumi de “L’altro Novecento”, di Vittoriano Esposito, Edizioni Bastogi); a quelle dedicate a periodi particolari della nostra storia ed evoluzione letteraria, o a Voci poetiche di determinata provenienza. A questo proposito, molto si è lavorato, specialmente in questi ultimi anni, per dare il giusto e meritato risalto ai poeti del nostro Sud, Autori importantissimi che molto spesso sono stati ignorati o poco considerati dalla cosiddetta “Critica ufficiale”, per lo più operante attorno alle grosse Case Editrici del Nord Italia. Così, poeti e scrittori come Alfonso Gatto, Rocco Scotellaro, Leonardo Sinisgalli, Vittorio Bodini, Lorenzo Calogero e tanti altri, sono stati “ripresi” e degnamente antologizzati (per esempio: “Oltre Eboli: la poesia”, voll. I° e II°, Lacaita Editore, 1979). E sempre in questa direzione, importante e impegnativo il lavoro svolto dal nuovo Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud, sorto a Nusco, in provincia di Avellino, grazie all’opera appassionata del poeta Giuseppe Iuliano e del critico Paolo Saggese (il quale ha pure realizzato l’Antologia “Poeti del Sud”, Elio Sellino Editore, 2003).
E a Napoli e in Campania? Quali poeti e quali antologie da citare e da proporre? Anche qui da noi le iniziative sono state molte e tutte hanno avuto un ottimo successo, come ben meritavano. Abbiamo già citato all’inizio di questa lunga carrellata sulle antologie, l’ultimo libro della Kairòs Edizioni: “Da Napoli / Verso” (citiamo alcuni dei poeti inclusi: Antonio Spagnuolo, Stelvio Di Spigno, Ciro Vitiello, Felice Piemontese, Raffaele Urraro, Wanda Marasco, Enrico Fagnano, Alberto Mario Moriconi, Stelio Maria Martini, Enzo Rega, Ugo Piscopo, Anna Santoro, Carlangelo Mauro, Domenico Cipriano, Prisco De Vivo, Giuseppe Vetromile). Dobbiamo poi menzionare la bella antologia di Ciro Vitiello (“Antologia della poesia italiana contemporanea”, Tullio Pironti Editore, 2003), nella quale figurano importantissimi poeti, come Alda Merini, Maria Luisa Spaziani, Luciano Erba, Andrea Zanzotto, Giovanni Giudici, Edoardo Sanguineti, Giovanni Raboni, Ciro Vitiello, Elio Pecora ed altri.
Ma tornando alla produzione meridionale, meritevole di grande attenzione è l’opera recente di Mario M. Gabriele, poeta e saggista di Campobasso, fondatore nel 1980 della rivista letteraria “Nuova Letteratura”. Egli, infatti, ne “La parola negata, rapporto sulla poesia a Napoli”, Edizioni Nuova Letteratura, 2005, compie uno studio approfondito e dettagliato sulla realtà contemporanea della poesia meridionale, in particolare quella napoletana, presentando schede critiche rilevanti su autori molto impegnati in questo campo. A seguire, ricordiamo un altro lavoro ben riuscito, del poeta, scrittore e critico napoletano (nativo però di Montesarchio) Gian Battista Nazzaro: “Poeti in Campania”, Marcus Edizioni, Napoli, 2006. Anche in questo libro possiamo trovare, suddivisi in capitoli “storici” (Dal Dopoguerra agli anni Novanta), i Nomi più affermati dell’attuale panorama poetico meridionale e napoletano: dal già citato Alfonso Gatto, ad Anna Maria Ortese, da Antonio Spagnuolo ad Alberto Mario Moriconi, da Carlo Felice Colucci a Franco Cavallo, da Ferdinando Grossetti a Gerardo Pedicini a Cirio Vitiello a Franco Capasso, da Giuseppe Bilotta ad Alfonso Malinconico ad Aristide La Rocca a Giuseppina Luongo Bartolini a Giuseppe Vetromile, da Giuseppe Iuliano a Pasquale Martiniello a Raffaele Urraro, da Domenico Cipriano a Wanda Marasco ad Alessandro Carandente (Marcus Edizioni): e chiediamo qui scusa per non aver potuto citare, per motivi di spazio, tutti gli altri amici poeti (e ce ne sono tanti!) che lavorano con impegno e serietà, cercando di apportare sempre elementi nuovi, sia come struttura che come contenuto e modalità espressiva, alla poesia italiana moderna.
Come si è visto, le occasioni non mancano e non mancheranno. Tizio poeta potrà essere tranquillo: un inserimento in una di queste prestigiose antologie potrà garantirgli, in linea di massima, non dico la notorietà, ma almeno la giusta considerazione del suo lavoro poetico, dal momento che la selezione operata dagli Autori e promotori di queste iniziative, editori compresi, è senz’altro seria e competente.

Giuseppe Vetromile
7/07/07

Spazio Poesia nr. 11 - Luigi Fontanella

Luigi Fontanella a Sant’Anastasia

Un ritorno che attendevamo da qualche tempo e che ci gratifica per lo spessore e il pregio delle sue tematiche poetiche, e per la notorietà indiscussa del personaggio: Luigi Fontanella, poeta che vive e lavora negli Stati Uniti, nel Long Island, per la precisione, ma che non dimentica mai le sue origini salernitane e l’intenso periodo della sua preparazione letteraria e poetica trascorso qui in Italia, è dunque ancora una volta con noi. L’occasione è il suo ultimo libro, “L’azzurra memoria”, una raccolta antologica di poesie, dal 1970 fino al 2005, comprendendo anche, nell’ultima parte del libro, dei testi inediti dal 2002 al 2005. Il libro, edito da Moretti & Vitali Editori di Bergamo, è inserito nella collana “Fabula”, diretta da Paolo Lagazzi, Stefano Lecchini e Giancarlo Pontiggia, nomi illustri dell’attuale panorama letterario italiano. Anche la prefazione, nella forma di intervista, è di Giancarlo Pontiggia.
Luigi Fontanella, dunque, inizia il suo lungo itinerario poetico negli Stati Uniti, dove si trasferisce nel 1976, non senza però aver già sperimentato con successo, negli anni precedenti e ancora prima durante il liceo, la sua scrittura in versi. Una lunga carriera professionale che non possiamo purtroppo raccontare nei dettagli per motivi di spazio tipografico, lo vede ora professore ordinario di lingua e letteratura italiana presso l’Università Statale di New York. Poeta, narratore e saggista, nonché giornalista, è stato corrispondente culturale da New York per la RAI dal 1982 al 1987. Dal 1982 dirige la prestigiosa rivista internazionale di letteratura “Gradiva”, che ospita esponenti di spicco della poesia contemporanea, ed è fondatore e presidente dell’Associazione Culturale IPA (Italian Poetry in America).
La poesia di Luigi Fontanella è profonda e completa: i temi fondamentali dell’esistenza, la metafora del viaggio, la vita, la morte, il tempo, gli amici, vi sono trattati in modo incisivo, con l’utilizzo, come afferma Giancarlo Pontiggia nella presentazione, di strutture poetiche ad ampio raggio, da quella classica fino alla prosa poetica.
Riportiamo qui di seguito una sua poesia, tratta da “L’azzurra memoria”

RESISTERE AL PRESENTE

(via Michel Deguy)

Poesia è nella figura che
batte alla porta e muore sulla soglia
ascoltando il vedere
la manifestazione
che mostra il suo niente.
Niente è evidente per sé
se non ciò che appare.
Non è sola ma danza con
la ronda delle sue accompagnatrici
apre la circostanza di un di là
come estensione alle
possibilità infinite del mondo
many comings all together.
Le cose non sono più oggetti né concetti
sono casi-unità
pure virtualità.

Giuseppe Vetromile
23 apr 2007

Spazio Poesia nr. 10 - I Poeti di Sant'Anastasia

Si sa che la poesia preme da dentro, cerca una strada, la più confacente, la più aderente al carattere e alla personalità del proprio “creatore”, per poi finalmente “uscire” allo scoperto, per tradursi in righi e in versi. Non è da tutti, e l’eterno dilemma “poeta si nasce o si diventa?” sembra dar ragione e nello stesso tempo torto ad entrambe le tesi. Perché, in fondo, poeti un po’ lo siamo tutti, ma non tutti sanno di essere dei potenziali poeti. Così, proprio qui a Sant’Anastasia, abbiamo scoperto che poeti ce ne sono davvero tanti. Non voglio parlare di numeri, naturalmente, ma solo di tendenze. Mi spiego meglio. Grazie al nostro concorso di poesia “Città di Sant’Anastasia”, giunto alla quinta edizione, e la cui cerimonia di premiazione è prevista per sabato 31 marzo nell’Aula Consiliare, alla presenza dei poeti premiati e segnalati, provenienti da tutta Italia, grazie a questo concorso – dicevamo – è stato possibile “scoprire” nuovi talenti poetici anastasiani, che chissà da quanto tempo avevano nel classico cassetto le loro idee, i loro versi, i loro componimenti poetici. Non vogliamo certo indagare nella loro storia privata, ne’ tantomeno giudicare e valutare le loro opere; e in ogni caso non stiamo qui a parlare in veste di critico letterario per stabilire se le loro poesie siano effettivamente poesie o soltanto dei versi buttati lì tanto per diletto. Ma il fatto importante è che si sia “mosso” qualcosa, che grazie al concorso si sia dato a questi “talenti” più o meno “nascosti” una voce, la possibilità di esprimere la loro idea poetica, la loro storia poetica. Perché fare e dire poesia è importante, non tanto per l’arricchimento della nostra lingua e del patrimonio lessicale in continua evoluzione, ma soprattutto per una crescita interiore e per un arricchimento nelle relazioni sociali con il prossimo: la poesia è intesa, partecipazione, confronto.
I poeti di Sant’Anastasia? Solo 8 hanno partecipato al concorso di poesia, ed è già tanto, e parlo di Massimo De Mellis, che è risultato il migliore, ma parlo del già conosciutissimo ed eccezionale Andrea De Cristofaro, parlo della giovane e già brava Francesca Di Giacomo. Sono convinto, però, che i poeti di Sant’Anastasia non sono soltanto gli 8 che hanno partecipato, bensì 80, o anche 800, e perché no? 8000…
Una città di poeti è anche una città più sana e più sincera.

Giuseppe Vetromile
25/3/07

Spazio Poesia nr. 9 - Rocco Scotellaro

Rieccoci a parlare di poesia, dopo una breve pausa tecnica, e di una poesia particolare e purtroppo poco nota: quella del poeta Rocco Scotellaro, non molto conosciuto e spesso neanche citato nelle antologie scolastiche, ma non per questo meno valido e rappresentativo di molti altri. Si tratta di una poesia forte, molto legata alla terra di origine ed ai suoi aspetti naturali e sociali: la Lucania. Rocco Scotellaro nacque infatti a Tricarico, in provincia di Matera, nel 1923. Svolse un’attività politica e sindacale molto intensa e impegnata, e fu anche sindaco del suo paese natale, carica che egli ottenne all’età di appena 23 anni e mantenne fino al 1950. Collaborò a diverse testate giornalistiche e riviste letterarie con articoli, studi ed inchieste sulla cultura meridionale. Tra i suoi scritti di poesia ricordiamo “E’ fatto giorno”, opera postuma con prefazione di C. Levi, 1954, da cui abbiamo tratto la poesia appresso riportata.
Rocco Scotellaro morì nel 1953. Poeta a volte troppo trascurato dalla critica ufficiale, è ora ripreso e riconsiderato nella sua giusta e meritoria valenza letteraria, insieme a tanti altri poeti del nostro meridione (come lo stesso Sinisgalli o Alfonso Gatto), grazie all’appassionato e impegnativo lavoro di ricerca e di documentazione svolto e portato avanti da critici letterari, studiosi e sodalizi particolarmente attenti al fenomeno della poesia meridionale, come il Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud sorto a Nusco, in provincia di Avellino.


Le viole sono dei fanciulli scalzi
(Da: “E’ fatto giorno”, 1948)

Sono fresche le foglie dei mandorli
i muri piovono acqua sorgiva
si scelgono la comoda riva
gli asini che trottano leggeri.
Le ragazze dagli occhi più neri
montano altere sul carro che stride,
Marzo è un bambino in fasce che già ride.

E puoi dimenticarti dell’inverno:
che curvo sotto le salme di legna
recitavi il tuo rosario
lungo freddi chilometri
per cuocerti il volto al focolare.

Ora ritorna la zecca ai cavalli
ventila la mosca nelle stalle
e i fanciulli sono scalzi
assaltano i ciuffi delle viole.


Continueremo il discorso sulla poesia meridionale con altre voci rappresentative di questa realtà, nei prossimi numeri del giornale.

Giuseppe Vetromile

Spazio Poesia nr. 8 - Franco Capasso

E’ proprio vero che la poesia aleggia molto spesso in silenzio e colui che la vive e la produce, a volte, se ne va in silenzio lasciando vuoti enormi e un senso di pacata malinconia, di tristezza e di amarezza. E’ il caso stavolta di Franco Capasso, poeta singolare e di grande talento, che ci ha lasciato improvvisamente il 22 febbraio di quest’anno (2006), a 72 anni. Franco Capasso nacque infatti ad Ottaviano nel 1934, ma poi si trasferì a Terracina. Ebbi modo di conoscerlo personalmente durante un convegno di poesia a Guardia Lombardi, nel 2004, e poi abbiamo avuto varie occasioni di incontri, come ad esempio ultimamente a Maiori nell’ottobre dello scorso anno.
Poeta singolare, dicevo, per il suo carattere schivo e taciturno; ma la sua poesia è stata ed è una grande poesia, incisiva, particolarissima, a volte trasgressiva e molto sofferta. Molto intensa è stata la sua attività letteraria, essendo stato redattore di molte riviste letterarie quali “Oltranza”, diretta da Ciro Vitiello, ed ultimamente “Secondo Tempo”, diretta da Alessandro Carandente. Ha pubblicato diverse raccolte poetiche e le sue poesie sono state inserite in numerose ed importanti antologie. E’ stato inoltre tradotto in francese, inglese e greco moderno. La sua intensa attività poetica lo ha visto spesso al centro di importanti avvenimenti ed incontri culturali, in compagnia di noti poeti, scrittori e critici letterari contemporanei, quali Mario Luzi, Luciano Luisi, Giuliano Manacorda, Alessandro Carandente, Luigi Fontanella.
L’Editore e poeta Alessandro Carandente gli ha dedicato un numero speciale di “Secondo Tempo”, il Libro Ventisettesimo, nel quale si potranno leggere molti interventi commemorativi su questo nostro interessante Poeta, e una approfondita nota critica dello stesso Editore.
Noi ci dobbiamo purtroppo limitare qui a riportare una sua bella poesia, tratta dal volume “Dei colori”, della Marcus Edizioni, 2004.


Da questa postazione nel buio

Da questa postazione nel buio
guardo il muto divenire
e sembra pura coazione
: si stempera nell’andare per mete
alterne
mai uguali
intorno all’asse della memoria
: un viluppo di luci che corre all’infinito
alternandosi in luce-ombra
come in una forma di febbre
bussando alla porta
della casa disabitata
l’organo eretto del vento
scrive una storia legata ad un filo
sottile come una febbre sottile
che uccide

Spazio Poesia nr. 7 - Vittorio Bodini

Un Poeta meridionale: Vittorio Bodini

Eccoci di nuovo a parlare di poesia colta, e di un poeta non molto noto ai più, di un poeta del nostro sud che purtroppo non compare nella lista cosiddetta ufficiale dei “grandi”, pur essendo un poeta molto valido, dell’ultimo novecento. Sto parlando di Vittorio Bodini, nato a Bari nel 1914 e morto a Roma nel 1970. Un poeta pugliese, dunque, dimenticato più o meno volutamente dalla critica contemporanea per essere “uno dei tanti”. Ma l’impegno profuso nella poesia, da parte del Bodini, è stato davvero considerevole ed incisivo, tanto che dopo un periodo di circa un decennio vissuto in Spagna, ebbe al suo ritorno in Italia l’incarico di Letteratura Spagnola all’Università di Bari, dove pubblicò anche il saggio “L’Esperienza Poetica”. Bodini, oltre ad essere un eccellente poeta, è stato anche un ottimo traduttore della poesia spagnola: Lorca, Cervantes, Salinas, Alberti, Quevedo, Larrea, Aleixandre. Rilevanti i suoi contributi saggistici, tra cui si segnalano particolarmente: “I poeti surrealisti” (Torino, 1963), gli “Studi sul barocco di Gòngora” (Roma, 1964), e “Segni e simboli nella Vida es sueno” (Bari, 1968).
Tra le opere di poesia mi piace qui citare “La luna dei Borboni” (Milano, Edizioni della Meridiana, 1952), e “Dopo la luna” (Caltanissetta-Roma, Sciascia, 1956).
Ma leggiamo ora una delle sue poesie più belle, intrisa di nostalgia e fortemente evocativa:

Sulle pianure del Sud non passa un sogno
(da: “La luna dei Borboni”)

Sulle pianure del Sud non passa un sogno.
Sostantivi e le capre senza musica,
con un segno di croce sulla schiena,
o un cerchio,
quivi accampati aspettano un’altra vita.
Tutto è evidenza e quiete, e si vedrebbe
anche un pensiero, un verbo,
con il bigio sgomento d’una talpa
correre tra due pietre.
La pianura mirare a perdita d’occhi,
senza case, senz’alberi, senza una lettera:
livello di un’assenza a cui sole si sporgono
capre o spettri di capre morte da secoli,
che brucano le amare giade dell’insonnia,
l’acciaio senza luce d’antiche spade,
quando popoli amari si scontravano
e di sangue tingevano i cieli della preistoria.
Così, se qualche giorno dal sottosuolo
un riso magro scatenato nel vento
di scirocco si stira,
ciò che all’imperturbato cielo e ai corvi
scopre la vanga
sono le dentature di cavalli
uccisi che si rammentano
che dolce festa faceva
quand’era vivo il sangue sulla pianura.

Nel darvi appuntamento al prossimo Poeta, invito ancora i lettori ad inviare i loro elaborati poetici alla nostra Redazione, per una eventuale pubblicazione.

Giuseppe Vetromile

Spazio Poesia nr. 6 - Alfonso Gatto

Continuiamo i nostri incontri con la poesia con un autore importante, di cui si festeggerà tra poco il centenario della nascita, essendo nato appunto nel 1909, a Salerno. Parliamo di Alfonso Gatto, un poeta forse poco conosciuto e mai bene inserito nelle antologie scolastiche e nel mondo letterario italiano dell’ultimo novecento, purtroppo per quella “damnatio memoriae”, termine coniato dal critico Paolo Saggese, che confina i poeti del sud e in genere tutta la poetica meridionale, in una situazione di sottovalutata penombra, rispetto a quelli più “ufficiali” del nord. Una ingiusta “dimenticanza”, dunque, che va denunciata, ristudiando, rivalutando e riproponendo le voci poetiche più autorevoli del nostro sud. Come quella di Alfonso Gatto, appunto.
E Alfonso Gatto è poeta e scrittore di indiscutibile valore. Come afferma Francesco D’Episcopo, uno dei maggiori specialisti del Gatto, docente di Filologia moderna presso l’Università degli Studi di Napoli, il quale da anni con appassionata e profonda dedizione segue e riscopre rinnovandolo il percorso e l’anima poetica di questo grande autore del nostro Sud: “La prosa poetica di Alfonso Gatto, come la sua poesia in prosa, attinge a varie linfe e sortisce senz’altro l’effetto di restituire Napoli e il Sud a quell’afflato europeo, che storicamente appartiene al loro sangue da sempre”.
Morto in un tragico incidente stradale ad Orbetello nel 1976, ci lascia numerose opere di poesia e di narrativa, tra le quali ci piace qui ricordare “Il vaporetto”, raccolta di poesie per bambini di ogni età; “Napoli N.N.”, una raccolta di racconti straordinaria, densi di rabbia e di amore verso una città e un Sud in cerca di un nome, di un’origine, di una radice (F. D’Episcopo).
Ed ora riportiamo qui di seguito una sua lirica, tratta dalla raccolta “Osteria flegrea”.

Paesaggio di sale

Così dal muro povero la croce
nel mezzogiorno parve già di sale.
Svegliava il mare verso la sua foce
un abbaglio d’oceano, le scale

perpetue d’una svolta. Passò il vento.
E nella bianca atlantide di calce
l’uomo pescato dal suo raggio, intento
ai prati della luce, con la falce

mieteva il verde ràpido, la gloria
del temporale, se n’apriva il volto.
Il mare asciuga gli occhi, il sale ha tolto
gli occhi all’asino cieco della noria.

Molto ancora andrebbe detto su questo grande poeta dal forte temperamento, i cui scritti sono tracce indelebili di un appassionato impegno sociale, pur se venati da un certo pessimismo, specialmente nelle sue ultime opere. Ma dobbiamo qui chiudere questa brevissima parentesi letteraria, con la promessa di riaprirla prossimamente con un altro grande personaggio della letteratura e della poesia meridionale.

Giuseppe Vetromile

Spazio poesia nr. 5 - Adriana Scarpa

Per ricordare Adriana

La poesia non muore, la poesia non è morta. Anche se la voce può cessare, anche se il canto sublime può interrompersi indefinitamente, l’anima della poesia resta. E resta fra noi la poesia di Adriana Scarpa, che malignità terrene hanno strappato a questo temporaneo viaggio di materia. Adriana Scarpa, infatti, non c’è più: è deceduta lo scorso 19 ottobre, lasciando tutti noi costernati e affranti. Adriana Scarpa è stata, è, una grande poetessa, e senza alcuna retorica ma riconfermando una realtà che è sempre stata sotto gli occhi di tutti noi che scriviamo poesie e ci sforziamo di dare un valido contributo all’attuale panorama poetico italiano, possiamo ben dire che la Nostra Poetessa è stata – e continua ad essere – un preciso riferimento, un punto fermo, un modello eccelso da seguire, da studiare, da amare.
Nata a Venezia nel 1941, sua abituale residenza è però stata la città di Treviso, dove appunto si è spenta. Ex funzionario della Banca d’Italia, Adriana fin da piccola aveva sempre dimostrato particolare predilezione per la poesia, tanto da affermarsi, nella sua maturità poetica, in importantissimi concorsi letterari nazionali, nelle cui commissioni giudicatrici figuravano nomi prestigiosi della letteratura contemporanea, quali Ungaretti, Caproni, Zanzotto, Bo, Galasso, Grisi e tanti altri. Numerosissimi i primi premi, intensa la sua attività letteraria e prolifica la sua opera, con più di trenta pubblicazioni, per la maggior parte avute in premio e sempre qualificandosi con molto merito ai primi posti nei vari concorsi. Ultimamente la sua città, Treviso, le aveva pubblicato un’antologia completa di intervista, dedicandole un’intera giornata di festeggiamenti.
Una poesia intensa, alta, quella di Adriana Scarpa, che lascerà certamente un’impronta per la sua peculiare e caratteristica espressività. Diamo qui, purtroppo brevemente, un esempio della sua lirica melodiosa.

Mi resta tutto il cielo da spartire

Sono la parola
fuggita dal muro di brezza
che fruga la quieta anima
delle ultime stelle. La mia ricerca
fluttua tra pareti
che non fanno storia, lampade
sospese ai davanzali, lo scialle
modellato alla figura.
S’accende sulla bocca
il cristallo delle rugiade
ma nessuno
può rubarmi il pensiero
che dorme nei tronchi
e c’è stagione nuova
anche per gli occhi
che hanno perduto l’innocenza.
Oggi
mi sento leggera come un ramo
che resta solo col suo peso
dopo un volo di passeri
e la luce
s’irraggia dai contorni delle cose.
L’azzurra matassa della vita
somiglia ad una lucciola vagabonda
e mi resta tutto il cielo
da spartire
con l’anima sempre nuova; la realtà
evade cantando
e il corpo
oltre i confini del tempo.
Il paesaggio si posa sopra la città:
dove comincio, dove finisco
è un incendio di vene
nello spazio che svolge
i chiari giorni del passato.

(Da: “Alchimie per una donna”, 2003)

Ed ecco qui una mia poesia a Lei dedicata:

L’Allodola felice

(ad Adriana)

Somma di vita che si racimola in un baratro di terra,
ma poi che altro chiedere al cielo ininterrotto?...
Una luce che dia senso alla nostra ombra,
o un calore che avviluppi la nostra desolazione
in questa casa: ma poi che altro bussare
alla porta del cielo?...

Hai bussato! Ed hai chiesto!... Tu, Adriana,
nell’ora del tramonto, hai chiesto un passaggio
eterno, che sublimi il tuo tutto che è stato qui,
che è stato una perla di dolore, una goccia di gioia.
Ogni tuo verso, ogni tuo canto è un geroglifico
d’amore, di speranza per noi rimanenti
nell’immane cataclisma di materia che è
questo creato: di credo d’esistenza oltre ogni
singola molecola. E tu ora potrai finalmente
dire, con parole di allodola felice:

Se apro porte e finestre ed esco da me,
se muovo le ali della mia libertà e la gioia
fa lievitare il peso del corpo, guardate là,
in alto, dove lo sguardo si perde nella luce,
quell’incredibile aquilone che conosce i venti.

Lassù è salita l’Allodola felice…

Giuseppe Vetromile
20/10/2005

Spazio Poesia nr. 4 - Ciro Carfora

Un poeta vicino: Ciro Carfora

Un poeta vicino? Sì, vicino a noi, perché risiede a pochi chilometri da Sant’Anastasia, per la precisione a Barra, ma vicino soprattutto dal punto di vista affettivo e collaborativo: Ciro Carfora, infatti, poeta sensibile ed affermato, da anni ci segue ed offre la sua grandissima esperienza nel difficile viaggio che cerca di dare alla poesia italiana una dignità considerevole nel complicato e variegato mondo quotidiano, sovente intriso di problematiche esistenziali e dedito a tutt’altri interessi. Ma naturalmente vi è di più, in Ciro Carfora, che, oltre ad essere personale e legatissimo amico, oltre al suo puntuale e prezioso impegno nella commissione esaminatrice del Premio di Poesia “Città di Sant’Anastasia”, giunto quest’anno alla quarta edizione, è come dicevo prima, squisito poeta molto attento ai problemi sociali che attanagliano la vita di tutti i giorni. La sua è una poesia dolce ma vibrante, appassionata, ricca di immagini e di spaccati di vera umanità: poesia dell’amore e della spiritualità, valori che indiscutibilmente sono tra i più salvifici per l’uomo, specialmente in quest’epoca così disorientata. Il suo impegno però non si limita soltanto nel produrre ottime composizioni poetiche (diversi sono infatti i suoi libri, pubblicati da ottime case editrici e meritevoli di giusti encomi da parte della critica letteraria), ma si profonde anche in attività collegate, come serate di letture poetiche, incontri, iniziative culturali, collaborazioni con giurie letterarie e molto altro.
Per concludere questa purtroppo breve carrellata sull’attività letteraria e poetica del nostro amico Ciro Carfora, riportiamo qui di seguito una sua poesia, che ci sembra tra le più rappresentative del suo dire poetico.

Sui sentieri del Figlio

Sui sentieri del Figlio
gli uomini divulgano
parabole di morte
e le donne
non posseggono più lacrime
per chiedere il riscatto
della vita.

Sui sentieri del Figlio
non s’arresta la corsa
della bomba e della pietra
se la pace è una carezza
dimenticata nei quaderni
di un bambino,
se le rondini non costruiscono
i nidi del futuro
e un violino spegne i tramonti
nelle chiese adornate
con garofani di tristezza.

Sui sentieri del Figlio
interrogo la fede
che mi accompagna,
ma la rabbia
che ho nel cuore
mi nega conforti
di risposte.

(Da: “Sui sentieri del Figlio”, Ediz. Magna Graecia, Napoli, 2005)

Giuseppe Vetromile

Spazio Poesia nr. 3 - Omaggio al Poeta F. Cavallo

Omaggio al Poeta Franco Cavallo

Il 15 maggio di quest’anno (2005) si è improvvisamente ed inaspettatamente spento, a 76 anni, nella sua casa di Cuma, Franco Cavallo, uno dei massimi esponenti dell’attuale poesia napoletana (e italiana!). Mi è sembrato doveroso ricordare, anche se purtroppo brevemente per lo spazio che ci è concesso, questo grande ed attivo poeta, che nonostante la non sempre esplicita e dovuta “pubblicità” da parte dei detentori della cultura ufficiale italiana, è stato poeta originale e fecondo, fondatore e direttore della rivista letteraria “Altri Termini”, nonché di quaderni poetici e altre importanti pubblicazioni. E’ stato inoltre il fondatore, nel 1966, del Premio Argentario, che ha visto premiare tra l’altro Andrea Zanzotto, Amelia Rosselli e Alberto Moravia. Troppo lungo sarebbe riportare qui la sua densa attività di poeta, letterato, saggista, giornalista, prosatore, e quindi stralciamo dal numero monografico “Omaggio a Franco Cavallo” della rivista letteraria “Secondo Tempo”, nr. 25, Marcus Edizioni, diretta dal poeta prof. Alessandro Carandente (chi volesse ulteriori informazioni può consultare il sito web www.marcusedizioni.it), questi righi: Sicuramente era uno dei pilastri della cultura italiana, almeno di quella alternativa, poco visibile ma operante e scavante gallerie sotterranee in silenzio nella sua praticabilità scritturale laterale e antagonista. Se gli dovessimo assegnare una collocazione provvisoria lo metteremmo accanto a Corrado Costa, fiancheggiatore del Gruppo 63, ma in effetti defilato e a sé stante…

Concludiamo riportando qui di seguito alcuni suoi versi:


*
quando avrò rotto un altro pensiero
quando avrò sezionato una porzione di tempo
una casa con un vicolo dissenziente
è il linguaggio che cade dietro la tenda

oppure l’aria che si fa putrida
e l’alba si sfascia in concerti fluviali
quello che voglio dire è che l’acqua non c’entra
c’entra invece un inverno di cieli freddi

rosicchia l’inguine incagliato tra le pietre
una poesia si scrive per essere disfatta
come la rosa che fiorisce nell’intarsio
ovvero, la finzione lievita tra usanze sparse

……….

(da “Ladro di versi”, 1983)

Giuseppe Vetromile

Spazio Poesia nr. 2 - Leonardo Sinisgalli

Continuiamo dunque a parlare di poesia, dopo la breve pausa estiva che, ci auguriamo, possa aver “ispirato” i nostri lettori, che invitiamo ancora una volta ad esprimere le loro inclinazioni artistiche e poetiche, inviando alla redazione de Il Vesuviano qualche loro elaborato in versi, anche – e perché no – in dialetto napoletano. I testi che perverranno saranno vagliati con imparzialità e serietà di giudizio, con note critiche ed eventuali suggerimenti. Forza, allora, date ascolto al vostro lato artistico–letterario!
Avevamo parlato nel primo numero di questa rubrica del poeta Sinisgalli. Interessante il suo linguaggio fortemente espressivo, legato ai ricordi ed alla terra d’origine. Parole schiette e piene, dense di significati profondi: in ogni suo verso è il mondo essenziale che si ripresenta a noi, in colori, suoni ed immagini immediati e coinvolgenti.
Riportiamo qui di seguito alcuni versi tratti dalla poesia “Nessuno più mi consola”, del 29 settembre 1943.

Nessuno più mi consola, madre mia.
Il tuo grido non arriva fino a me
neppure in sogno. Non arriva una piuma
del tuo nido su questa riva.
…….
Un abisso ci separa, una fiumana
che scorre tra gli argini alti di fumo.
Sono queste le tue stelle,
è il vento della terra
è la nostra speranza
questo cielo che accoglie le tue pene,
la tua volontà, la tua domanda di pace?
……
Tu ascolti, madre mia,
il pianto sconsolato delle Ombre
che non trovano requie
sotto le pietre battute
dal tonfo di fradici frutti.

Questa poesia è in realtà molto più lunga, ma già da questi pochi versi è possibile notare in questo grande poeta meridionale la sua veemenza espressiva, ricca di sentimento e tecnicamente quasi perfetta. E’ questo giusto equilibrio, direi quasi fusione, tra il “contenuto” e il “contenente”, che rende una poesia una “vera” poesia!
Arrivederci al prossimo numero, dunque, e, mi raccomando, scrivete, scrivete, scrivete! Ma, soprattutto (per chi vuol frequentare la dura strada della Poesia), leggete e studiate!

Giuseppe Vetromile

Spazio Poesia nr. 1 - Leonardo Sinisgalli

Dunque, la poesia non è un “hobby”, ma un particolare impegno della nostra mente creativa, che sia però costante, appassionato e approfondito.
Ospitiamo in questo spazio del giornale, a partire da questo numero, una poesia che possa offrire ai lettori uno spunto di godibilità poetica e, nello stesso tempo, che possa incoraggiare eventuali “poeti in erba”, esordienti e non, a presentare i loro versi da pubblicare in questo spazio, con un opportuno nostro commento.
Iniziamo oggi con una poesia di Leonardo Sinisgalli, un poeta “tecnico”, in quanto ingegnere elettronico e matematico, nato a Montemurro, in provincia di Potenza, nel 1908, e morto a Roma nel 1981. Una delle maggiori voci poetiche del nostro meridione, tra i più rappresentativi del periodo ermetico.

Autobiografia IV (da “La vigna vecchia”)

Era un fantasma saturnino
azzurro e verde mio padre
quando tornava dalle vigne
al tempo dell’insolfatura.
Aveva aperto le viti
a una a una
scostando i tralci e le ruvide foglie.
Un giorno portò un bruco
caduto da un melo,
grosso come un suo dito.
<<>>
disse una sera a sua moglie
la regina Taitù
prendendola per le due mani,
sola carezza davanti alla tribù.

Una poesia tenacemente avvinghiata al senso della terra, all’origine del Nostro uomo–poeta, che racconta con espressioni ermeticamente “dense”, non prive di pacata ironia, la propria vicenda familiare, allargata ad una umanità meridionale in perenne abbandono.

Giuseppe Vetromile

Il Castagno Poesia non si farà più

Abbiamo proprio oggi avuto comunicazione da parte dell’Organizzatore, dott. Glauco Giusti, che il Premio Nazionale “Castagno Poesia” è stato sospeso. Ce ne dispiace tantissimo, e ci dispiace constatare che tanti altri bei concorsi letterari nazionali, come ad esempio lo “Spallicci”, di Castrocaro Terme, non vengono più riproposti, dopo tantissime edizioni puntualmente realizzate ogni anno. Il “Castagno Poesia” era giunto alla 27a. edizione, l’anno scorso, grazie all’appassionato impegno del suo organizzatore e degli altri collaboratori. La Giuria era qualificatissima e i premi messi a disposizione erano cospicui; inoltre, l’ospitalità è sempre stata eccezionale. Ricordiamo tra l’altro, nelle prime edizioni, la presenza di Vivaldo Matteoni, grande artista, poeta e fine dicitore, nonché Presidente di un altro famoso premio letterario, il “Città di Quarrata”. A lungo, presidente di giuria del “Castagno” è stato Dino Carlesi, poeta e critico d’arte.E’ vero, non tutto può durare in eterno su questa terra; ma è anche vero che queste lodevoli iniziative letterarie, come il “Castagno Poesia” e tanti altri concorsi di poesia, andrebbero incoraggiati, supportati ed “ereditati” con maggiore impegno da parte delle istituzioni e delle associazioni, quando Chi li organizza e li realizza non ha più, purtroppo, la possibilità e la forza di proseguire da solo.Desideriamo ringraziare l’amico Glauco Giusti che per tanti anni si è prodigato con impegno, passione e competenza, per la riuscita di un evento letterario di rilievo nazionale, e per la diffusione della buona poesia nella nostra realtà così precaria in tutti i campi.

La scomparsa di Alfredo Di Marco

Chi scrive poesie in modo serio e impegnato ha certamente affrontato, almeno qualche volta, il tema della morte, questo mistero che ci sovrasta e che cerchiamo di penetrare interrogando noi stessi e il cielo. A volte usiamo eufemismi poetici, larghi giri di parole, metafore, allegorie, per rendere meno doloroso e più naturale questo evento, che sta ai confini della nostra storia terrena, ma che sempre adombra il nostro pensiero e il nostro cuore. Alfredo Di Marco, come tanti altri poeti scomparsi da poco (e desidero qui ricordare Adriana Scarpa, Selim Tietto, Francesco Paciscopi, Aristide La Rocca, Franco Capasso), ha anche lui intrapreso “l’ultimo viaggio”, agli inizi dello scorso mese di maggio, dopo un malore che si è ripetuto due volte di seguito e che ineluttabilmente lo ha accompagnato sull’”altra riva”.Ce ne dispiace immensamente, anche per aver appreso la triste notizia in modo improvviso, quando lo pensavamo ancora indaffarato ed impegnato ad organizzare, insieme con la presidenza della Pro Loco di Giungano, la seconda edizione del Concorso di Poesia “Città di Giungano”, concorso che nonostante la Sua, appunto, improvvisa dipartita, sarà comunque portato avanti grazie soprattutto alla figlia signora Maria Assunta e al Presidente della Pro Loco di Giungano, Enrico Pesce. Il concorso, per onorare la memoria del Nostro, è stato ribattezzato “Concorso Internazionale di Poesia Alfredo Di Marco – Città di Giungano”. Certo, è venuto a mancare un pilastro, un riferimento eccezionale, nella comunità culturale locale e direi anche nazionale, dal momento che l’avvocato Alfredo Di Marco, stimato professionista, era anche e soprattutto un valido letterato e poeta, conosciuto in ambito nazionale per la sua proficua attività culturale e per i molti premi ben meritati nei vari importanti concorsi letterari ai quali lui partecipava molto volentieri. Lo abbiamo infatti incontrato diverse volte in queste occasioni letterarie, e il suo carattere riservato, tranquillo e sereno, mascherava in realtà un animo poetico nobile e incline all’ascolto e alle voci del mondo e della natura. Elegiache infatti sono le sue liriche, un canto melodioso che risalta il mondo genuino degli antenati, della quotidianità agreste e dei grandi valori della vita. Un Poeta dal forte sentimento spirituale e religioso, un profondo conoscitore dell’animo umano: un grande Poeta, insomma, la cui dipartita segna una grave e triste mancanza nel nostro cuore e nella cultura poetica meridionale e nazionale.

Risultati della 27a ediz. Premio Città di Quarrata

Comunichiamo qui di seguito i risultati della 27a Edizione di questo importante concorso:1° premio: Caterina Bigazzi, di Lastra a Signa (Fi). 2° premio: Pasquale Balestriere, di Barano d’Ischia (Na). 3° premio: Giovanni Caso, di Siano (Na). 4° premio: Umberto Vicaretti, di Luco dei Marsi (Aq). 5° premio: Loriana Capecchi, di Quarrata.Seguono al 6° posto pari merito, in ordine alfabetico: Giancarlo Angelini di Genova, Salvatore Cangiani di Sorrento, Dante Clementi di Concamarise (Vr), Carmelo Consoli di Firenze, Carmen De Mola di Polignano a mare (Ba), Marcello De Santis di Tivoli, Gennaro Grieco di Trana (To), Anna Natale di Quarrata, Daniela Raimondi da Londra, e Giuseppe Vetromile.Per la sezione estero: Graziano Sia, dalla Svizzera.Tutti Poeti di valore, noti nel circuito dei premi letterari italiani più importanti. Auguri a tutti per la loro ottima affermazione, e auguri anche a tutti gli altri partecipanti, certamente non meno bravi, perché possano ottenere meritati riconoscimenti nei concorsi a cui partecipano.La cerimonia di premiazione è prevista per domenica 19 ottobre 2008 a Quarrata presso la villa medicea “La Magia”

Il Premio Letterario "Giuseppe Malattia della Vallata"





Barcis è un ridente paesino in provincia di Pordenone, di poche centinaia di abitanti, situato a circa 400 metri d’altezza, sulle rive di uno splendido lago che porta lo stesso nome.Questa località è famosa non soltanto per l’amenità e la bellezza dei luoghi, davvero pittoreschi, ma soprattutto perché da molti anni è sede di un importante Premio Letterario, intitolato ad un famoso poeta locale: Giuseppe Malattia della Vallata.Il Premio, giunto infatti quest’anno alla 21a. edizione, si distingue da tanti altri per la serietà e l’impegno degli Organizzatori e della Giuria, ma anche perché mira alla rivalutazione e alla conservazione delle parlate locali; una sezione del premio è infatti dedicata ad esse.La cerimonia di premiazione si svolge generalmente verso la metà di luglio, e l’accoglienza dei vincitori è eccezionale: tutto un fine–settimana dedicato a loro, con sistemazione in albergo e possibilità di passeggiare lungo le rive del lago. La domenica, prima della cerimonia, viene celebrata la Santa Messa in onore dei premiati. Dopo la consegna dei premi, che consistono in cospicue somme di denaro, targhe e interessanti pubblicazioni, viene eseguito un concerto di musica classica.


Quest’anno 2008 i vincitori sono stati: Anna Maria Farabbi di Perugia (1° premio), Paolo Longo (2°) ed Ivano Mugnaini (3°). Per la sezione dedicata alle minoranze etnolinguistiche italiane e delle parlate locali, il primo premio è stato vinto da Fabio Franzin di Motta di Livenza, ex–aequo con Antonio Rossi di Berchidda–Olbia; a seguire Alfredo Panetta di Milano e Giancarla Pinaffo di Torino.

Per la sezione principale in lingua italiana, le precedenti edizioni sono state vinte da Patrizia Altomare Rovito (2002), Sergio Penco (2003), Alessandro Bertolino (2004), Massimo Scrignoli (2005), Giuseppe Vetromile (2006).Per ulteriori dettagli consultare il sito del Premio: http://www.premiogiuseppemalattia.it/

La II Edizione del concorso "Don Luigi Di Liegro"










Si è svolta sabato 21 giugno 2008, presso l’Hotel Farnese a Roma, la cerimonia di premiazione della seconda edizione del Concorso Letterario Internazionale “Don Luigi Di Liegro”.
I premiati: per la sezione poesia inedita in lingua italiana a tema libero, il 1° premio è stato assegnato ad Alberto Averini, di Roma; il 2° a Giuseppe Vetromile e il 3° ad Armando Giorgi di Genova. Premio Speciale con medaglia del Senato della Repubblica a Marcello De Santis di Tivoli. Menzioni d’onore ai poeti Norina Berritto Serpente, Monia Casadei, Lorenzo Cerciello, Maria Rita Giannini, Mario Passerini, Gino Rago, Giovanna Ranzato e Federica Sciandivasci.
La sezione Poesia Giovani è stata vinta da Giorgia Nicolò di Portogruaro, 2° premio a Giusy Palma Bicchieri di S.Giorgio Ionico, 3° premio alla classe 3a. A della S.M.S. “Luigi Di Liegro” di Roma. Menzioni d’onore ad Alessandro Iasilli, Paolo Laurenti e Eduardo Musto.Per la sezione Libro Edito di poesia, il 1° premio è stato assegnato a Giovanni Caso di Siano, il 2° a Carla Baroni di Ferrara e il 3° a Gianni Rescigno di Santa Maria di Castellabate. Premio Speciale del Presidente del Consiglio dei Ministri a Rosa Spera di Barletta. Menzione d’onore a Sandro Angelucci di Rieti e a Benito Galilea di Roma.
La sezione Poesia Religiosa è stata vinta da Ida Cecchi di Barberino del Mugello, 2° premio Salvatore Cangiani di Sorrento, 3° Giuseppe Mancinelli di Napoli. Premio Speciale del Presidente della Camera dei Deputati a Domenico Gilio di Ariccia. Menzioni d’onore ai poeti Manfredo Capaccioli , Alessandro Bertolino, Cesare Lorefice, Giuseppe Maria Lotano e Mauro Marchesotti.Per la Narrativa, il 1° premio premio è andato alla scrittrice Elena Piccinini di Brescello, il 2° a Giuseppe Romano di Malcesine, il 3° ad Agatino Spampinato di Catania. Menzioni d’onore a Katia Brentani, Maricla Di Dio, Lorenzo Favilli, Ivano Giacomelli, Maria Rizzi, Silvana Aurilia, Mario Sodano.Per la sezione poesia in vernacolo: 1° premio ad Emilia Fragomeni di Genova, 2° premio a Mario Sodano di Napoli, 3° a Maria Rita Capasso di Monfalcone. Premio Speciale del Presidente della Repubblica ad Antonio Giordano di Palermo. Menzione d’onore a Giovannino Borrelli, Augusto Borsari, Nicola Cavaliere, Vincenzo Cerasuolo, Loredana Simonetti e Paolo Vanni.Per la sezione Teatro la giuria non ha ritenuto di assegnare premi.
La qualificatissima Giuria era composta da: Antonietta Tafuri, Presidente; Giannicola Ceccarossi, poeta; Sandra Cervone, giornalista; Pardo De Francesco, dirigente scolastico e segretario del concorso; Enzo Dipietrangelo, operatore culturale; Ninny Di Stefano Busà, poetessa e critico letterario; Franco Greco, giornalista; Nicla Morletti, scrittrice; Don Domenico Romeo, vice parroco e docente; Michele Ferruccio Tuozzo, poeta e scrittore; Federico Vigorito, regista; Antonio Zona, professore ordinario.Organizzazione: Associazione Culturale “Artelier” e Fondazione Internazionale Don Luigi Di Liegro, con il contributo del Municipio di Roma Centro Storico e Municipio Roma V.I premi consistevano, oltre alle preziose medaglie e targhe, in somme di denaro per i primi due classificati (500 euro e 300 euro) per le sezioni di poesia inedita, poesia religiosa e narrativa; euro 500 al 1° sezione Libro e 1° sezione Vernacolo.Per ulteriori informazioni e per richiedere il bando per la prossima edizione del concorso: tel. 06.4385925

La VI Edizione del Premio "A. Mattis" di Quadrelle

Si è svolta ieri, sabato 30 agosto 2008, la cerimonia conclusiva della Sesta Edizione del Concorso Nazionale di Poesia “Andrea Mattis”, che il Comune di Quadrelle (Av) e l’Associazione Culturale “ArtéNot” organizzano ogni anno, nell’ambito di una più vasta manifestazione artistica, per onorare la nobile figura di Andrea Mattis, l’illustre uomo di cultura di Quadrelle che impegnò la sua vita nella causa dell’Unità d’Italia.
Come le altre edizioni del premio, anche questa si è svolta nella suggestiva cornice del cortile di Palazzo Pagani, alla presenza di un folto e interessato pubblico.
L’organizzazione tecnica del premio è tutta dell’Associazione “ArtéNot” e della sua presidente dottoressa Miriam Barbati. Presente anche l’Amministrazione Comunale di Quadrelle nella persona del Sindaco, dottoressa Lucia Napolitano.
La giuria era così composta: poeta Giuseppe Vetromile, presidente; poeti Luciano Somma e Vincenzo Cerasuolo, professori Carmine Montella, Pierfrancesco Savona e Stefania Cantelmo, segretaria Carmen Masucci.
I premiati: per la sezione ragazzi, Nunzia Sforzo, di Baiano (Av), primo premio, con la poesia “La natura se ne va in ferie”. Per la sezione racconti: Paola Miele, di Sperone (Av), primo premio, con il racconto “Favole in soffitta”, e Monica Schiaffini di Genova, premio speciale della giuria, con il racconto “La prigione dei ricordi”.
Per la sezione poesia in vernacolo: Rita Amelia, di Marigliano (Na), primo premio con la poesia “Alzheimer”. Ed infine, per la sezione poesia in italiano: Salvatore Cangiani, di Sorrento, primo premio con la poesia “I colori del pane”; Giannicola Ceccarossi, di Roma, secondo premio con la poesia “Il giorno delle lunghe spighe”; Fabiola Bellini, terzo premio con la poesia “Oltre il silenzio”.
Ospite d’onore: la giornalista Francesca Di Nola.

Giuseppe Vetromile
1/9/08

La XLI Edizione del Premio Borgognoni

Si è svolta domenica 8 giugno 2008 a Pistoia la cerimonia di premiazione della 41°. edizione del Premio Nazionale di Poesia “Il Borgognoni”, nella bellissima Sala del Palazzo Comunale di città.
L’importante evento, che ha visto premiare poeti di notevole spessore fin dal lontano 1968, si colloca ormai a pieno titolo nel panorama dei più prestigiosi premi letterari nazionali.
La qualificata Giuria, presieduta dall’instancabile Giorgio Poli, e composta da Mario Agnoli, Martino Baldi, Tita Paternostro e Donata Scarpa Di Zanni, ha esaminato i 1052 elaborati poetici pervenuti, di 379 poeti partecipanti, assegnando il 1° premio ad Antonio Zavoli di Rimini, il 2° a Raimondo Iemma di Torino, il 3° a Giuseppe Vetromile di Madonna dell’Arco Napoli, il 4° a Bruno Piccinini di Varano Marchesi Parma e il 5° a Mirella Genovese di Messina.
Oltre al premio in denaro (800 euro al 1°, 500 al 2°, 400 al 3°, 300 al 4° e 200 al 5° classificato), i poeti finalisti hanno avuto in dono coppe, targhe, medaglie, pubblicazioni e pregevoli dipinti di artisti locali. I vincitori, inoltre, hanno potuto usufruire di un pernottamento in albergo offerto dall’impeccabile Organizzazione. Sono stati anche realizzati dei “quaderni” con le poesie premiate e segnalate, quaderni che sono stati distribuiti al pubblico presente alla cerimonia.

G. Vetromile9/6/2008

Le Foto de "La Rocciapoesia 3"

Le foto dell'incontro de "La Rocciapoesia 2", a Pratella, il 27 ottobre 2012

Le foto dell'evento "Una poesia fuori dal comune". Sant'Anastasia, 23 settembre 2012

Una poesia fuori dal comune, Sant0Anastasia, 23 settembre 2012

PUNTO, Almanacco della Poesia italiana

PUNTO SCHEDA

ARCARTE - IL VIAGGIO DELLA CREATIVITA'

Si è svolto il 30 novembre scorso, alle ore 17, presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Palazzo Serra di Cassano in Via Monte di Dio 14, Napoli, il Convegno di studi e reading di poesia "ARCARTE - IL VIAGGIO DELLA CREATIVITA'".
All'interessante incontro, promosso e organizzato dall'Istituto Culturale del Mezzogiorno e dall'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, hanno preso parte:
- Natale Antonio Rossi, Presidente Unione Nazionale Scrittori Artisti;
- Ernesto Paolozzi, Università di Napoli Suor Orsola Bnincasa;
-Antonio Scamardella, Università di Napoli Parthenope;
- Antonio Filippetti, Presidente Istituto Culturale del Mezzogiorno.
Nell'ambito del convegno si è svolta la rassegna "Liberi in Poesia", con la partecipazione di autori di diverse generazioni. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito ad "ARCARTE" quale suo premio una medaglia di rappresentanza.

Le foto del convegno

Presentazione "Sulla soglia di piccole porte"

Enza Silvestrini, 11 ottobre 2012