
Si sta bene, raccolti in cerchio nell’intimità di una calda libreria, calda di cultura e di umanità, a leggere e ad ascoltare poesie, brevi racconti, riflessioni, versi e proposizioni che ti rimandano ad altre meditazioni, ad altre emozioni e pensieri… Poi anche quest’atmosfera si interrompe: l’orario è negletto, la sera incombe, il giorno poetico termina ed incomincia, anzi ri-comincia, lo stato pratico delle cose di tutti i giorni. Così,
Giuseppe Napolitano mi saluta, è tardi, ha giustamente fretta di tornare a casa, a Formia, lontana più di un’ora di autobus e di treno, ma così vicina nell’amicizia dei nostri cuori poeti. Prima di lasciarmi, mi porge delicatamente, nel buio (si stava recitando a lume di candela per “
M’illumino di meno, m’illumino d’immenso”, nel rispetto della giornata dedicata al risparmio energetico, alla
Libreria Treves di Piazza del Plebiscito a Napoli), dei piccoli foglietti di carta ripiegati. Tornata la luce, li riprendo e mi accorgo che si tratta di un quadernetto realizzato a mano, molto semplicemente. Sono foglietti ripiegati e spillati. A casa finalmente ho la possibilità di esaminare meglio, con calma, attenzione e curiosità, questo elaborato artigianale dell’amico
Giuseppe Napolitano.
Il titolo è “
Quadernetto”, sottotitolo “
per gli amici di Giuseppe”. Niente di più semplice e di più sincero, di più chiaro, di più prezioso. Sono veramente commosso e profondamente emozionato, come se avessi tra le mani una rarità, un gioiello delicato, un fiore dall’intenso profumo del bello e del genuino, un prodotto della terra dal valore insostituibile. E questo non tanto per il contenuto, per quello che c’è scritto, di qualità senza alcun dubbio, quanto per l’opera in sé, per l’amore e l’intelligenza impiegate per realizzarlo. Per l’idea, insomma.
Ho tra le mani il “
Quadernetto”, ne approfondisco la lettura. Ma prima me lo rigiro tra le mani, lo soppeso, lo tasto, ne provo la consistenza, quasi ho timore reverenziale a sfogliarlo. E’ un’ostrica che protegge una perla, varie perle. E queste perle sono le parole del poeta, le parole di
Giuseppe Napolitano: “
Essere / poeta non basta: / fare bisogna / il poeta – costruire / quotidiana / una missione”. E’ un’affermazione/riflessione che in qualche modo sconvolge, ma poi incoraggia, stimola: portare fuori la parola che nasce dentro di sé, vestirne le cose e muoverne il mondo. E’ vero: si deve fare poesia testimoniandola in ogni buona (o cattiva) occasione, per completare finalmente il circuito di vita che dall’interno di noi si propaga a tutto il creato, e dal creato si ricrea in noi. E ancora, aprendo a caso: “P
oetare è scandagliare / nel tempo a venire parole / da farne collane e monili… poesia futura nasce appena e dice / a chi le intenderà parole / da remote stanze custodite”. Nulla di più vero! D’altra parte, è il poeta vero, autentico, come
Giuseppe Napolitano, che “esplora” in un certo senso l’orlo futuro del nostro stare qui, ne “scandaglia” il senso e ne traduce in poesia l’afflato, il timore, l’angoscia, le pene, la speranza, il “sentito”.
Bravo e illuminato amico
Giuseppe, nell’ideare questo semplice registro, frutto delle sue mani operose e della sua forza poetica; e noi grati a lui per averci ancora una volta offerto il suo mondo poetico ricco di riflessioni e di ricami di vita.
Giuseppe Vetromile14/2/2010