
Ma in questo libro dal titolo suggestivo, “Io vivo di tenerezze”, di Nelson Hoffmann, professore e scrittore brasiliano, la situazione è davvero differente. Come giustamente afferma Rocco Fodale nella sua prefazione, il libro di Hoffmann si legge con vivo interesse e piacere, non tanto per essere stato sapientemente e “poeticamente” tradotto in italiano da quell’instancabile e bravissimo scopritore e interprete di talenti stranieri che è il nostro Marco Scalabrino, quanto per l’apparato narrativo apparentemente molto semplice, ma in realtà diretto e, soprattutto, molto vero.
Si tratta dunque di un pamphlet di racconti, ma direi che sarebbe più appropriato definirlo un unico interessante e gradevolissimo racconto, suddiviso in brevi episodi, o meglio, “situazioni” e stati d’animo, imperniati sullo stretto, affettuosissimo, tenero rapporto tra il nonno, autore del libro, e il suo adorato nipotino. Tutti sanno che i nonni stravedono per i loro nipoti, concedendo loro ogni cosa, e loro stessi si immedesimano nel mondo di quei piccoli amatissimi pargoletti, ne divengono complici e compagni di gioco, confidenti e amici per la pelle.
Questo nipote è però “molto speciale”: tutti i nonni giurano che il loro nipote è “speciale”, ma al nostro autore piace sottolineare come “suo nipote” sia davvero “più speciale” di ogni altro. Si tratta di un rapporto molto delicato, intimo, tenero, affettuosissimo, che, libero dai pensieri e dalle responsabilità educative insite nei normali rapporti tra padre e figlio, qui si manifesta in tutta la sua pienezza e gioiosa libertà relazionale. Interessante è poi da notare, come ha ben evidenziato il prefatore, il rapporto immediato e diretto tra nonno e nipote, anche nella vita e negli episodi in cui compaiono (ma in modo molto “sfumato”) i genitori del piccolo: l’autore usa infatti espressioni come “il papà di mio nipote”, o “la nonna di mio nipote”, per dare a intendere che c’è proprio un filo, un legame cortissimo e diretto tra lui e il piccolo che non tocca gli “intermediari”: tutto un mondo in cui le cose importanti del nonno si mescolano e si integrano con le cose importanti del nipote, fino a costituirne un “impasto” unico di affetto e di complicità.
Il libro è scorrevole, fluido, divertente, arguto. Molti finali sono a sorpresa, e c’è una bella morale racchiusa in tutti gli episodi: le candide e innocenti affermazioni dei bambini, come ad esempio quando affermano che il sole si spegne perché ha finito le pile, rappresentano in effetti la genuinità e la semplicità delle cose del mondo, che noi adulti a volte ci ostiniamo a rendere più vanamente arzigogolate e cariche di inutili sovrastrutture.
Un plauso all’autore, Nelson Hoffmann, e al suo traduttore poeta Marco Scalabrino, per averci offerto quest’opera davvero gustosa e molto educativa.
Nelson Hoffmann, “Io vivo di tenerezze”, versione italiana di Marco Scalabrino, Trapani, 2002