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IL CIRCOLO LETTERARIO ANASTASIANO CONTINUA SU:

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TACCUINO ANASTASIANO

12 gennaio 2010

Una serata dedicata alla Luna

Una interessante e piacevolissima serata dedicata alla luna, sia dal punto di vista scientifico che letterario, anzi poetico, si è svolta lunedì 11 gennaio 2010 presso Villa De Ruggiero a Nocera Superiore (Sa), una antica struttura recentemente restaurata. La serata è stata organizzata dall’Associazione socio – culturale “Nova Sociale” di Nocera Superiore per commemorare l’insigne astronomo nocerese Alfonso Fresa. A parlare della luna e della lunga storia delle osservazioni e dello studio del nostro satellite, a partire da Galileo fino alla discesa del primo uomo sul suolo lunare nel luglio del 69, è stato, in apertura, l’ing. Alberto Fienga, presidente del Centro Astronomico “Neil Armstrong” di Salerno. Il relatore, che ha illustrato con dovizia di particolari e molte proiezioni i vari aspetti legati alla conquista dello spazio con i lanci dei vari satelliti artificiali, prima, e successivamente della luna con le varie missioni “Apollo”, si è alternato nella sua esposizione scientifica con Susanna Puopolo che ha letto, con grazia e competenza, alcuni brani poetici attinenti alla luna, di: Leopardi, Alda Merini, Domenico Cambria e Giuseppe Vetromile.
La parte letteraria della serata è stata appunto organizzata da Giovanna Scuderi, dell’omonima Casa Editrice avellinese, sempre molto attiva nella promozione e nella diffusione della letteratura in genere, e della poesia in particolare, sui nostri territori.
Giuseppe Vetromile












3 gennaio 2010

Un libro dedicato a Carmine Manzi e alle sue opere

Conobbi Carmine Manzi molti anni fa, verso la fine degli anni ’70, quando cominciavo a muovere i miei primi timidi passi nel mondo della poesia; ed anzi, non finirò mai di ringraziare l’esimio professore di Mercato San Severino, per avermi incoraggiato, consigliato e spronato nell’affrontare e risolvere le difficoltà che sempre si presentano lungo un percorso di formazione poetica che abbia l’obiettivo di perseguire un minimo di maturazione stilistica e contenutistica. Carmine Manzi e Luigi Pumpo: questi i due Grandi, ai quali debbo molto, e senza alcuna riserva. Purtroppo, Luigi Pumpo non è più tra noi, ma la sua guida e i suoi suggerimenti mi sono ancora di grande aiuto. Con Carmine Manzi, con il quale mi incontravo e mi incontro più di rado, ma solo per un motivo di distanza, ho avuto il grande piacere di ricevere il mio primo “primo premio”: la medaglia d’oro dell’Accademia di Paestum. Era il lontano 1979!
Da allora posso dire di aver fatto una buona strada, raccogliendo consensi e premi; ma se non avessi incontrato persone come Carmine Manzi e Luigi Pumpo, forse oggi molte mie velleità poetiche sarebbero ancora nel classico “cassetto”.
Carmine Manzi è una persona squisita, elegante e nobile; elegante nel portamento e nel suo porsi in rapporto con gli altri e con la natura; nobile nell’anima e nell’intelletto, affabile e sincero. Una persona colta e gentile, e mi fermo qui perché i suoi attributi sono certamente tantissimi, e tutti certamente positivi. Non lo dico qui per compiacere il Maestro esagerando magari negli elogi, perché questi elogi vengono anche da altre parti, e giustamente.
Mancava forse un qualcosa di tangibile che concretizzasse tutte queste sue grandi qualità, dal momento che egli stesso è stato ed è un grande mecenate della cultura e della letteratura, prodigandosi tantissimo per gli altri nel corso della sua lunga carriera di uomo di lettere e di operatore sociale (ricordiamo che è stato anche Sindaco di Mercato San Severino). Attendevamo quindi tutti un degno tributo al suo operato, anche se in verità, proprio in virtù dei suoi grandi meriti, i consensi e gli elogi (ricordiamo, tra l’altro, l’onoreficenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, ricevuta nel 1998 dal Presidente Scalfaro) sono stati giustamente tantissimi.
Ma un libro su di lui, come è stato impostato e realizzato da Anna Aita, forse non lo ha mai scritto nessuno; forse nessuno, come Anna Aita, è riuscito ad entrare fin nell’anima del nostro grande personaggio, non girovagando di qua e di là, ma proprio scendendo nel suo cuore di poeta e di letterato.
Il libro di Anna Aita, “Sintesi e commento di alcune opere di Carmine Manzi”, si presenta subito molto interessante e per niente vago o, al contrario, eccessivamente diaristico: in molti casi in cui si affronta e si descrive la vita e l’attività di un personaggio, si corre il rischio di realizzare un lungo e a volte noioso itinerario lineare che, per quanto esaustivo nelle notizie, si limita al mero racconto o riporto delle varie vicende e ad una barbosa cronologia delle attività. Qui invece ciò assolutamente non accade. Anna Aita, con la professionalità e l’amore di una attenta indagatrice dell’animo umano, e in particolare di Carmine Manzi scrittore, poeta e uomo di cultura, ha qui intelligentemente realizzato un libro che ha tutte le caratteristiche di un saggio ben confezionato, ma con in più i tratti di un racconto piacevole e fluido.
Nel libro di Anna Aita vi sono naturalmente riportate le notizie, gli avvenimenti, le attività e le iniziative più importanti e significative di Carmine Manzi, che dall’”Eremo Italico” (stupenda villa risalente al 1773, nei pressi di Mercato San Severino), ha sempre accolto artisti, poeti e scrittori da ogni parte d’Italia, dando vita a importanti eventi come il Premio Paestum e fondando la nota rivista “Fiorisce un cenacolo”. Anna Aita ha inoltre arricchito il suo libro riportando numerosi cenni di critica di autorevoli personalità del mondo letterario e giornalistico, come Luigi Pumpo, Domenico Defelice, Nunziata Orza Corrado. Ma, ripetiamo, Anna Aita non fa una semplice operazione di “collage” o di catalogazione, limitandosi a mettere insieme le varie notizie e avvenimenti: la nostra brava autrice di questo appassionato e approfondito viaggio all’interno del pianeta “Manzi”, in realtà amalgama e integra i fatti e i pensieri relativi al Manzi, apportando le proprie considerazioni, i propri punti di vista e riflessioni, e lo fa con la grazia e competenza di una scrittrice abile e preparata, rendendo il libro un autentico e pregevole saggio letterario non solo da consultare, ma da leggere come un vero romanzo.

Anna Aita, “Sintesi e commento di alcune opere di Carmine Manzi”, RCE Multimedia, Napoli, luglio 2009

Giuseppe Vetromile
2/1/10

28 dicembre 2009

Le "RIMAnenze" poetiche a fine 2009

Qualche gioco di parola, qualche verso scherzoso, assonanze, rime e “rimanenze”, tentativi di poesie scritte in epoche precedenti e lasciate nel classico cassetto: tutto questo è stato in un certo senso “ripescato”, rievocato e rielaborato nella serata di chiusura delle attività 2009 del Circolo Letterario Anastasiano.
RIMAnenze” era infatti il titolo che Giuseppe Vetromile, presidente del Circolo, ha voluto dare a quest’ultimo incontro del 2009. Una serata dunque all’insegna dell’ironia e dei toni allegri e scherzosi, ma anche della poesia “seriosa” e impegnata, grazie agli interventi dei poeti Enzo Rega, Raffaele Urraro, Costanzo Ioni, Lello Agretti, Miriam Bianco, Rosaria Cerino e dello stesso Giuseppe Vetromile. Al termine è seguito un brindisi augurale con panettone e spumante.
Il Circolo Letterario Anastasiano, ha poi concluso Giuseppe Vetromile, augurando a tutti i presenti un sereno e prospero anno nuovo, ha in programma per il 2010 un ricco calendario di incontri e di eventi, grazie anche alla collaborazione e all’adesione di molti amici letterati e poeti della nostra zona, di Napoli e delle altre province campane, che verranno qui a Sant’Anastasia presso la sede del Circolo a presentare i loro lavori e le loro attività.
Appuntamento dunque all’anno prossimo, e grazie a tutti per la cortese attenzione.

Giuseppe Vetromile
27/12/09

18 dicembre 2009

Riprendono gli incontri di "Poesia in Napoli"

Poesia in Napoli”, da un’idea di Ciro Vitiello, riprende il suo corso di incontri e di appuntamenti.
Stasera, venerdì 18 dicembre, si è infatti svolta un’altra interessante riunione con i poeti napoletani della “prima generazione” presso la Biblioteca Benedetto Croce in Via De Mura al Vomero, Napoli, ospitati dalla presidenza della Quinta Municipalità Vomero – Arenella.
Dopo i saluti del presidente della Municipalità, il quale ha confermato la piena disponibilità a proseguire gli incontri di “Poesia in Napoli”, Antonio Filippetti ha introdotto e presentato i poeti, mentre Carlo Di Lieto si è soffermato su alcuni aspetti della loro poesia e l’attore Aldo Spina ha recitato dei brani di Ciro Vitiello, Stelio Maria Martini, Alberto Mario Moriconi, Antonio Spagnuolo e dello stesso Filippetti.
Si sono poi avvicendati nella lettura di propri testi i poeti Giuseppe Bilotta, Gerardo Pedicini e Ugo Piscopo. Al termine, il maestro Rosario Ruggiero ha allietato il pubblico presente in sala eseguendo alcuni brani musicali al pianoforte.
Leggere, ascoltare, interpretare insieme”: il titolo di questo incontro vuole essere anche un augurio e un impegno da parte nostra a contribuire e sostenere questa forte idea di Ciro Vitiello nei prossimi appuntamenti con la Poesia in Napoli.

Il quesito escatologico di Adolfo Silveto

Adolfo Silveto non si distanzia affatto dai veri grandi poeti, e perciò anche lui segue molto consapevolmente questa traccia, diciamo escatologica, o della ricerca sempre più affinata e sempre più distante dal “qui e ora”, del sottile e confondibile orizzonte umano. La poesia, anche per lui, è così un mezzo pericoloso ma indispensabile per viaggiare e coprire l’enorme distanza, per dare e darsi una ragione e per rispondere, strada facendo, ai quesiti del Dio ignoto. Un mezzo pericoloso, perché espone a severi rischi esistenziali, in quanto mette a nudo – la poesia – l’anima e il groviglio misterioso di sentimenti, passioni e orgasmi che l’attanagliano: una bomba, o meglio un reattore nucleare da controllare attentamente con le barre dell’intelligenza e della ragionevolezza, se non si vuole che “esploda” emanando veleno e vituperi a destra e a manca. Un mezzo necessario, perché altrimenti, oltre la pura filosofia (ma la poesia non è anche filosofia?), neanche la ragione e la scienza potrebbero spiegare il perché e il divenire dell’uomo.
Ma, come dicevamo, Adolfo Silveto conosce profondamente la materia in ebollizione che cova sotto la cenere della ragione, e non aspetta altro che il mezzo, il tramite poetico per gorgogliare, esplodere e precipitare come lava ardente lungo i versanti di un vulcano ribelle e protestante, mai pago delle mezze risposte o delle scarne verità che il “Dio ignoto” pone all’uomo, e in particolare all’uomo-poeta Silveto. Insomma, cosa deve fare quest’uomo, si domanda Silveto, a cosa deve tendere per non essere soltanto “qualche cosa di più di un muscolo”? E’ un interrogativo lacerante, sconvolgente, che induce il poeta ad intraprendere un lungo viaggio attraverso tutte le caratteristiche umane, sociali e storiche, per spiegarsi in qualche modo il creato, voluto da un “Dio perfetto e irraggiungibile”.
Come ogni valido e impegnato poeta, anche Adolfo Silveto, prima di mettere nero su bianco, come si suol dire, e di pubblicare i suoi testi, cerca di ordinare le idee e di dare una certa organicità al suo percorso poetico, un certo “filo logico” o anche un leit-motive che possa in qualche modo accompagnare il lettore lungo l’escursione del libro e per meglio attraversarne il contenuto: non si tratta infatti di un racconto o di un romanzo in cui le prime e le ultime pagine coincidono con l’inizio e la fine della storia; nel libro di poesia, questo itinerario logico non esiste, per cui il senso di “avanzamento”, dall’inizio verso la fine, deve essere dato da altre dimensioni: per esempio, l’idea della “risalita”, della crescita, dell’”andare verso”; al limite, della catarsi. Ed è proprio questo filo conduttore che lega i testi poetici del Silveto nel suo libro. Se notiamo con attenzione, l’autore parte dall’oscurità, dalla profondità nerastra de “La rabbia e la morte”, così è denominato il primo gruppo di poesie, in cui egli prende coscienza dello stato di inanità e di profonda amarezza che immobilizza l’uomo: “Non è che io mi sia perduto qui, / nel mare della tranquillità / … E’ che mi manca la forza di librarmi, / mi manca proprio l’ala o la stampella di legno…” Prosegue poi con “Il dolore” in un crescendo di consapevolezza del perdurare delle negatività dell’uomo: “Mentre l’orologio in cucina strangola la mezzanotte / con due ore rimbalzate male / dal sogno armato di un mattino senza perdono”. Comincia ad elevarsi nel gruppo di poesie intitolato “Il sogno”: “Ma i poeti non dormono mai di notte, / hanno lunghi grovigli dentro gli occhi…”. Raggiunge una certa soavità, finalmente, ne “L’amore”: “Ora l’amore è un gioco di lunghe attese. / Ed io non gioco bene!”. E coclude infine il suo ciclo con “La terra”, intesa qui non come precipizio dal cielo, ma come compimento del viaggio che dal buio lo ha condotto alla conoscenza e all’accettazione serena del cosmo: “Passata la malanottata col vitigno / secco che s’accartoccia al paletto di cemento…”
Ma non finisce qui, come dicevamo, il senso della ricerca di Adolfo Silveto: si è trattato solo di una pausa, di una sosta, per appuntare sul taccuino del poeta le sensazioni del momento. Il quesito del Dio ignoto attanaglia ancora l’animo del poeta, e costituirà il nocciolo per future riflessioni; perché la poesia è infinita e non dà risposta, ma solo indica una probabile strada.
Adolfo Silveto, con la sua poesia forte, incisiva, pregna di riferimenti sociali, umani e storici, con un linguaggio a volte ricco di simboli, segna con questo libro una tappa importante lungo il difficile cammino dell’uomo verso la sua realizzazione.

(Dalla Prefazione di Giuseppe Vetromile)

Adolfo Silveto, "Il quesito del Dio ignoto", Casa Editrice Menna, Avellino, 2009

Le Foto de "La Rocciapoesia 3"

Le foto dell'incontro de "La Rocciapoesia 2", a Pratella, il 27 ottobre 2012

Le foto dell'evento "Una poesia fuori dal comune". Sant'Anastasia, 23 settembre 2012

Una poesia fuori dal comune, Sant0Anastasia, 23 settembre 2012

PUNTO, Almanacco della Poesia italiana

PUNTO SCHEDA

ARCARTE - IL VIAGGIO DELLA CREATIVITA'

Si è svolto il 30 novembre scorso, alle ore 17, presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Palazzo Serra di Cassano in Via Monte di Dio 14, Napoli, il Convegno di studi e reading di poesia "ARCARTE - IL VIAGGIO DELLA CREATIVITA'".
All'interessante incontro, promosso e organizzato dall'Istituto Culturale del Mezzogiorno e dall'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, hanno preso parte:
- Natale Antonio Rossi, Presidente Unione Nazionale Scrittori Artisti;
- Ernesto Paolozzi, Università di Napoli Suor Orsola Bnincasa;
-Antonio Scamardella, Università di Napoli Parthenope;
- Antonio Filippetti, Presidente Istituto Culturale del Mezzogiorno.
Nell'ambito del convegno si è svolta la rassegna "Liberi in Poesia", con la partecipazione di autori di diverse generazioni. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito ad "ARCARTE" quale suo premio una medaglia di rappresentanza.

Le foto del convegno

Presentazione "Sulla soglia di piccole porte"

Enza Silvestrini, 11 ottobre 2012