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IL CIRCOLO LETTERARIO ANASTASIANO CONTINUA SU:

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TACCUINO ANASTASIANO
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30 settembre 2011

Tre recenti testi poetici di Alessandro Canzian

Abbiamo già avuto il piacere e l'onore di ospitare su "Transiti Poetici" la poesia di Alessandro Canzian, autore ed Editore (Samuele Editore) molto valido. In questi testi che seguono possiamo leggervi in sottofondo la complessità del rapporto umano, nel silenzio e nella solitudine tipici di questa nostra apparente modernità; e, d'altra parte, l'esigenza, quasi la necessità di costruire un dialogo immediato, che apra le porte al cuore, all'amore. I versi sono rapidi e diretti, e tuttavia intensi.
Lasciamo agli amici lettori che ci seguono altre gradite osservazioni e commenti.



Vorrei farti salire

su un mercantile per la Cina,
riservare la nave
per noi due...
(vecchia canzone)
Murakami Haruki, L'elefante scomparso

***
Ci sentiamo al telefono per un

attimo, tu hai fretta di chiudere,
il racconto si svolge presto
tra curve e linee continue.

Riconosco la tua voce dal tono
che si inflette su alcune parole,
lessici solo tuoi, quasi un intimo
toccarsi nell'amore

-ti avevo stretta le braccia per
padroneggiare nel tuo corpo-.

Tutto si risolve velocemente.

La telefonata finisce quando
una tenerezza passa claudicando
sulle strisce pedonali.

***
Devo tornare alla vita di sempre,

riconoscerne i dettagli.

Perchè siamo attratti da stelle
che non ci vogliono.

Ti era piaciuto Masters avevi detto
e io t'avrei baciata a fondo
sul gesto dei tuoi occhi.

Invece ho preferito le tue gambe
brevi e belle, ho preferito
il mare a pezzi da lontano
che dicevi visibile di giorno
qualche volta, come nell'amore.

***
Camminiamo litigando da molto

perché non sappiamo fare altro.

Qualche briciola di vita, un
incontro occasionale di persone
che non conosci –qui
fingo da tempo l’anonimato-
e scivoliamo nella quiete di chi
ha solo voglia d’abbracciarsi.

O almeno io, e il vento che
scuoteva le zanzare, e la bambina
capricciosa, e la mendicante
che non ha visto in noi un’elemosina.

23 dicembre 2010

La cassettina di chinino, di Carmen De Mola

Pubblichiamo volentieri, in occasione del Natale, questa bella poesia della poetessa Carmen De Mola, di Polignano a Mare, provincia di Bari. Carmen De Mola è docente di materie letterarie, ma soprattutto poetessa validissima, attenta alle problematiche sociali, vincitrice di numerosi ed importanti concorsi letterari. Questa sua intensa lirica sul Natale, "La cassettina di chinino" dimostra ancora una volta come la poesia di Carmen De Mola, ben strutturata, con un linguaggio colto e nello stesso tempo armonioso, riesca ad evidenziare il conflitto tra gli stereotipi, i pregiudizi, lo squallore, le miserie, ed un mondo più umano e più giusto, che si possa indicare ad esempio soprattutto ai nostri ragazzi: "Mio figlio non ha più parole. Prende il piccolo Gesù, / gli fa una culla fra le mani e piano se lo porta al petto".

La cassettina di chinino

Lo scopro nella cassetta di metallo del chinino
di mio nonno, malato di malaria, in Albania.
Le mani smozzicate dai tarli e la testina bruna,
galleggiano su uno straccetto di velluto rosso.
E’ il Bambinello che la mamma - da bambina -
portava in processione nella casa cantando
“Tu scendi dalle stelle”.
Quattro sorelle e tanta fame per un Natale di guerra
da festeggiare a persiane chiuse e un orecchio teso
alla sirena per scendere nell’inferno dei senza tetto e senza festa.
Le galline sul terrazzo, un pugno di zucchero e farina
della borsa nera: una torta rabberciata sul braciere.
Maria che sogna un cappotto rosso, che non sia di stoffa rivoltata;
Nenetta delle calze, Gina una maglia che non pruda troppo,
Memena un po’ di carne al sugo - visto che è Natale -.

Mio figlio osserva il Bambinello, gli parlo del bisnonno.
Ripenso a nonna Antonia, alla sua casa restaurata,
ai tufi ripuliti, alle chianche che oggi costano una cifra.
Rabbrividisco al vento che spira fra questi punti cardinali:
potere e poi ricchezza, bellezza e
salute ad ogni costo, per giorni tronfi di certezze
che negano a Dio cittadinanza.
Eppure in questa casa rifulge la fede di mia nonna;
o forse è un miracolo di lei tornata viva,
l’improvvisa apparizione del piccolo Gesù,
sopravvissuto ai tanti naufragi di famiglia .

E mi sembra per un attimo s’incarni la Speranza
fra le mani paffute di mio figlio.
Ma lui - senza giri di parole -mi dice
che “è ormai vecchio il Bambinello, anzi da sostituire”-
Gli rispondo che mi piace invece tanto,
con gli occhi a mandorla di vernice nera:
somiglia a Luca, due volte partorito da sua madre
che non lo volle abortire, anche se – le dissero - sarebbe stato down.
E - a guardarlo attentamente - questo Bambinello
ricorda lo zingaro che lava i parabrezza:
e indossa persino panni sporchi e stinti,
come i mille disperati sui gommoni a Lampedusa.

Mio figlio non ha più parole. Prende il piccolo Gesù,
gli fa una culla fra le mani e piano se lo porta al petto.

Carmen De Mola

19 luglio 2010

Ho ritrovato il quadernetto di poesie di Franco Santovito

Un anno e mezzo fa moriva un carissimo amico, fulminato dal cancro in poche settimane. E’ doloroso e angosciante vedere una persona che sta bene, sana, vigorosa e felice di vivere, spegnersi a poco a poco fino a diventare un’ombra, quasi, di se stessa, consumata dentro e fuori, trasformata da quel maligno che rode fin nelle più intime cellule. E poi finire con un ultimo ansito, qualche momento prima di un’alba fredda di metà febbraio.
Chi muore lascia delle tracce, grandi o piccole che siano, certamente. E in queste tracce, in queste impronte, in questi angoli di spazi o anche di materia: sedie, tavoli, letto, carte sulla scrivania, ritratti, oggetti vari sistemati nelle credenze o sopra i comò, in questi particolari, dunque, chi gli è stato vicino per una vita intera, non tanto in quantità di anni ma piuttosto per qualità di vita d’unione, s’accorge, spesso “vede”, la sua continuità in questa dimensione, in un certo senso la sua “presenza”.
A volte, un oggetto emerso all’improvviso da chissà dove, improvvisamente riporta a lui.
Così è capitato a me. Riassettando la libreria, qualcosa di inaspettato è “saltato” fuori. Qualcosa di Franco. Una sua propaggine su questa terra; lui che ormai gode della leggerezza del cielo. Un suo quaderno di poesie, che io avevo quasi dimenticato.
La leggerezza che spesso noi commettiamo è quella di sottovalutare certe opere, quando queste opere sono scritte da persone in vita. Ma chissà perché, quando la persona cara non c’è più, queste stesse opere acquistano una magica valenza, un significato più profondo. Come se ora fossero più illuminate, più coerenti, più giuste, più “aureolate”; intrise di una più profonda verità.
Si tratta del quadernetto di poesie del mio caro amico Franco Santovito, intitolato semplicemente “Orizzonti”. Franco Santovito non era un poeta. O forse lo era. Sì, a modo suo era un poeta. Certamente non frequentava il mondo colto della poesia, il mondo letterario, non frequentava cenacoli accademici, non partecipava a concorsi, non era un attivo frequentatore dei salotti letterari e degli incontri di poesia nelle librerie. Insomma, era uno come i tanti, e come tanti aveva certamente altre egregie virtù e qualità, ma certamente non si poetva dire che fosse un poeta laureato. E allora, perché questa nota, questa riflessione sulla sua poesia?
Ma proprio perché lui ora non c’è più. E come dicevo prima, la sua opera si è manifestata ora e tutta pregna e densa della sua anima, come se ci fosse proprio lui, qui davanti a me. Il suo quadernetto “Orizzonti”, pur essendo riempito con versi molto semplici, lineari, ha acquisito un valore maggiore. E’ la sua anima che parla, in questi versi, e in un certo qual modo sembrerebbe anticipare la sua dipartita. Quegli “orizzonti indefiniti che si perdono lontani, e che lo sguardo non raggiunge mai… Spazi immensi, aridi deserti, assolate pianure. Miliardi di esseri umani che cercano l’orizzonte della vita”, costituiscono, ora lo so, la consapevolezza quasi inconscia di Franco che il limite è vicino, è prossimo… Versi semplici, i suoi, sì, ma limpidissimi, pregni di una sincerità e di un amore grandissimi. E se, come diceva Pascoli, ognuno deve trovare il proprio “fanciullino” dentro di sé, Franco Santovito aveva aperto il suo cuore al mondo, non con l’ingenuità ma con l’innocenza e il candore di un fanciullo.
Franco Santovito non era un poeta “ufficiale”, come i tanti che conosciamo. Bravi, famosi, originali, studiosi, letterati. Ma aveva certamente l’anima e il cuore, la sensibilità di un vero poeta.

Nel cielo terso faceva capolino un raggio di sole. / Dalla grondaia scivolavano le ultime gocce di pioggia, / che andavano ad infrangersi / ora sul lastrico, ora sul selciato, e aprendosi / formavano una miriade di goccioline. / Affacciato al davanzale della finestra, / assorto nei miei pensieri, quasi assente, le osservavo. / D’un tratto, svegliandomi da questo torpore, / mi accorsi che non erano gocce di pioggia, / ma erano Lacrime!”

Giuseppe Vetromile

12 maggio 2010

La poesia di Federica Giordano

Federica Giordano, giovane poetessa di Nola, riesce già con i suoi versi a costruire un mondo poetico parallelo di grande valenza, filtrando attraverso gli occhi, il cuore e la mente, un paesaggio intimo e genuino che vorrebbe materializzare anche esternamente, attraverso quei “palmi” che modellano l’anima altrui; od anche dalla “cantina dei pensieri”, e dal silenzio intimo e rigenerante, vedere emergere finalmente una vera umanità.
Sono versi intrisi di forte emotività, ma anche ben imbrigliati in un discorso dolce e pacato, in cui squilla la sua parola poetica, messaggio di sicura ed immediata resa comunicativa.
Ecco qui di seguito qualche esempio del suo talento poetico.


Dietro queste facciate

Dietro queste facciate
piene di sole
si forma qualche mente nuova;
la prossima idea del mondo,
la nuova credenza degli uomini
un nuovo passato
ed un futuro
a cui nessuno aveva pensato mai.
Qualcuno sogna
pezzi di altri cieli,
steso sulla panchina
sotto un tetto di foglie...
e pensa ai nomi
e alle opere,
altri aspettano
che qualcuno afferri
le redini della modernità
e faccia la storia.


Dalla cantina dei pensieri

Mi atterrisce
perderti nella folla,
vederti correre
per altre mani
mentre i miei palmi
son fermi ancora
a modellare l’anima tua
in un viso qualunque.
Mi atterrisce
un qualche inganno
senza che nulla possa capire
seppure abbia compreso io stessa
che ogni giorno è passato
come doveva.

Ma esco come da una sbornia
e ci sei tu sempre,
ad asciugarmi la fronte;
gocce di delirio
dalla cantina dei pensieri.


Per non soffocare la memoria.

La lacrima precipitando
nei midolli tremò
nella superficie chiara
come un primo gesto
nello specchio.

Increspature concentriche
nelle anime tendono
il momento rappreso
nelle fibre immobili,
il dito del lungo salice nel lago.
La lacrima ingoiata
negli spiriti rilascia
l’aria come il sospiro
di una creatura con due vite,
una chiusura stretta.

L’apnea si colmò
continuando a respirare
per non soffocare la memoria.


Dietro queste facciate

Dietro queste facciate
piene di sole
si forma qualche mente nuova;
la prossima idea del mondo,
la nuova credenza degli uomini
un nuovo passato
ed un futuro
a cui nessuno aveva pensato mai.
Qualcuno sogna
pezzi di altri cieli,
steso sulla panchina
sotto un tetto di foglie...
e pensa ai nomi
e alle opere,
altri aspettano
che qualcuno afferri
le redini della modernità
e faccia la storia.

13 dicembre 2009

Una poesia di Eamonn Lynskey

HOTEL ROOM, EASTER
(after Edward Hopper)


I never sleep through mornings. I awaken
early to the daily possibility
of a new beginning. It could happen here
in this hotel room: solitary picture
(reproduction: New Orleans Plums,
by Hooker, 1819), and a wardrobe
with my single change of clothes. Unlike
the sprawling soldiery at the tomb I never
sleep through mornings, and especially
this morning it is written there will be
a new beginning more than usual
with mornings. It is said: a resurrection.


Camera d'albergo, a Pasqua

Non dormo mai le mattine. Mi sveglio
presto, per una quotidiana possibilità
di un nuovo inizio. Potrebbe accadere qui
in questa camera d'albergo: un quadro solitario
(una riproduzione di Hooker, 1819:

prugni di New Orleans), e un guardaroba
con il mio unico cambio di vestiti. A differenza
dei soldati stravaccati sulla tomba io
non dormo mai le mattine, e specialmente
questa mattina è scritto che sarà
un nuovo inizio più che normale
Ovvero: una resurrezione.

22 novembre 2009

La poesia di Fàtima Rocio Peralta Garcia

Iniziamo qui una nuova rubrica, intitolata "Bacheca di poesia", pubblicando i versi di una giovane poetessa peruviana: Fàtima Rocio Peralta Garcia.

Soavità e solarità pervadono le poesie di Fatima Rocio Peralta Garcia, una studentessa peruviana dell’Istituto Italiano di Cultura di Lima; come ella stessa afferma, non ha resistito, durante le lezioni, al fascino e all’eco della poesia classica italiana, in modo particolare del Petrarca, ispirandole così i versi che seguono. La poetessa canta l’amore e la natura, e lo fa avvalendosi di un lessico semplice ma nello stesso tempo icastico, rievocando immagini, storie e figure caratteristiche della propria terra. Ne consegue un verso snello e dotato di una notevole musicalità.
.
“Cuando estamos en silencio
el amor suena en la distancia
no hay muro alguno
que pueda callarlo.
Un jardín de recuerdos surge
dentro de un corazón,
un corazón de mujer
que lleva el silencio,
las lágrimas y la alegría
que atraviesa el cielo.”
.
Quando siamo in silenzio
l’amore suona nella distanza
non c’è muro alcuno
che possa tacerlo.
Un giardino di ricordi sorge
dentro un cuore,
un cuore di donna
che porta il silenzio,
le lacrime e la gioia
che attraversa il cielo.”
---
El suave silencio de tu nombre

Como una noche serena
tu nombre viene a mi
con el susurro del silencio
de esta noche.

Rompe la tranquilidad
como las olas del mar,
bañada como una gaviota
que busca la luz del sol.

Horas, horas volando mis pensamientos,
esperando que la brisa me lleve
la ternura de un dulce beso.

Barca tímida que esconde
los secretos de la soledad,
voz profunda y silenciosa
que se deja sentir
como una canción de amor
que canta la melodía
de un corazón enamorado.

Canto ligero que explora
la intimidad de los sentimientos
la melancolía, la esperanza
y la serenidad del alma
que no deja de soñar.

Sereno amor
desaparece sin ti,
tempestad cae dentro de mi
como rocío sobre las hojas.

Mirada de amor,
perfume de varón,
que enciende la vida a la sombra de la tristeza,
el aire que lleva mis labios
el suave silencio de tu nombre.
.
Il soave silenzio del tuo nome

Come una notte serena
il tuo nome viene a me
col sussurro del silenzio
di questa sera.

Rompe la tranquillità
come le onde del mare,
bagnata come un gabbiano
che cerca la luce del sole.

Ore, ore volando i miei pensieri,
aspettando che la brezza mi porti
la tenerezza di un dolce bacio.

Barca timida che nasconde
i segreti della solitudine,
voce profonda e silenziosa
che si lascia sentire
come una canzone d’amore
che canta la melodia
di un cuore innamorato.
Canto leggero che esplora
l’intimità dei sentimenti,
la malinconia, la speranza
e la serenità dell’anima
che non smette di sognare.

Dolce linguaggio che mi invita
a un magico viaggio
quale mistero della luna.

Sguardo d’amore,
profumo d’uomo
che splende la vita all’ombra della tristezza,
l’aria che porta alle mie labbra
il soave silenzio del tuo nome.
---
Cada vez que atraviesa el cielo

El horizonte surge entre las colinas
que duermen bajo
el suspiro del alba.

Permanezco todavía aquí
sólo un poco
un amor real que canta
la alegría y la esperanza
de ser feliz.

Sereno va él
como un águila
surcando mares y abriendo caminos
agitando sus alas en el viento,
alas que tienen la fuerza
de su mirada.

Conoce el cansancio y la fatiga,
sabe de silencio y soledad.

Golpe que desafía
su reproche
la penumbra y el susto
de la oscuridad.

Agua de manantial,
brote que crece,
pluma que enseña a volar,
dulce encuentro que
me enamora delicadamente
cada vez que atraviesa el cielo.
.
Ogni volta che attraversa il cielo

Sorge l’orizzonte tra le colline
che dormono sotto il sospiro dell’alba.

Rimango ancora un po’
un amore reale che canta
la gioia e la speranza
di essere felice.

Sereno va lui come un’Aquila
solcando mari e aprendo cammini
dondolando le sue ali nel vento,
ali che hanno la forza del suo sguardo.

Conosce la stanchezza e la fatica,
sa di silenzio e solitudine,
colpo che sfida
il suo rimprovero
la tenebra e lo spavento dell’oscurità.

Acqua di sorgente,
germoglio che cresce,
piuma che insegna a volare,
dolce incontro che mi innamora delicatamente
ogni volta che attraversa il cielo.


Le Foto de "La Rocciapoesia 3"

Le foto dell'incontro de "La Rocciapoesia 2", a Pratella, il 27 ottobre 2012

Le foto dell'evento "Una poesia fuori dal comune". Sant'Anastasia, 23 settembre 2012

Una poesia fuori dal comune, Sant0Anastasia, 23 settembre 2012

PUNTO, Almanacco della Poesia italiana

PUNTO SCHEDA

ARCARTE - IL VIAGGIO DELLA CREATIVITA'

Si è svolto il 30 novembre scorso, alle ore 17, presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Palazzo Serra di Cassano in Via Monte di Dio 14, Napoli, il Convegno di studi e reading di poesia "ARCARTE - IL VIAGGIO DELLA CREATIVITA'".
All'interessante incontro, promosso e organizzato dall'Istituto Culturale del Mezzogiorno e dall'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, hanno preso parte:
- Natale Antonio Rossi, Presidente Unione Nazionale Scrittori Artisti;
- Ernesto Paolozzi, Università di Napoli Suor Orsola Bnincasa;
-Antonio Scamardella, Università di Napoli Parthenope;
- Antonio Filippetti, Presidente Istituto Culturale del Mezzogiorno.
Nell'ambito del convegno si è svolta la rassegna "Liberi in Poesia", con la partecipazione di autori di diverse generazioni. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito ad "ARCARTE" quale suo premio una medaglia di rappresentanza.

Le foto del convegno

Presentazione "Sulla soglia di piccole porte"

Enza Silvestrini, 11 ottobre 2012