Chi pensa che la poesia non sia una cosa seria, ma soltanto un mero esercizio scritturale, quasi un passatempo, anche alla luce (davvero grigia!) di questi tempi così disperati, si sbaglia. La Poesia è e rimane un prezioso strumento letterario, insostituibile e necessario per l'arricchimento non solo della lingua ma anche dell'intera società. Una guida e un riferimento indispensabile, dunque. E quando si parla di poesia autentica, non si può non parlare di Ugo Piscopo, napoletano ma di origine irpina, poeta, scrittore, critico, studioso di letterature comparate e di arte contemporanea.
Il suo testo più recente, uscito qualche mese fa, s'intitola "FAMILIARI", Oèdipus Edizioni, ed è il quarto volume della Collana "La rotta di Ulisse" diretta da Ciro Vitiello (gli altri tre volumi sono, rispettivamente: "La devastazione di Montecalvo", di Roberto Roversi; "I sambuchi di San Sebastiano", di Giorgio Barberi Squarotti; e "In margine - congedi ed altro", di Elio Pecora).
Per dare solo una piccola idea della complessa ed affascinante struttura poetica di Ugo Piscopo, riportiamo qui di seguito qualche parola di Ciro Vitiello:
"La scrittura poetica dei Familiari di Ugo Piscopo si avvale di un sapiente uso del linguaggio che coopta ecosegni letterari per mimesi od assonanza come accrescimento modulato della feconda immaginazione sensibile: è un'operazione, questa, che Piscopo scientemente, e con vivida e lucida maestria, connota come incipit problematico e tematico, fin dal titolo di questo testo: "il lemma, ovviamente, si costituisce nel segno della fedeltà, biografica (per le consuetudini dialogiche con gli amici) e intellettuale (per il riferimento a precisi modelli: gli umanisti, gli epistolografi, ma soprattutto Petrarca)". Ma lo spirito del poeta, che sommuove lo spirito stesso del linguaggio al fine di conseguire una energia della parola - al massimo grado di intensità funzionale e ideale - evolve a rappresentare la sintesi del sentire razionale con l'additività del valore culturale, talché la parola diventa polisenso. Per questo, la scrittura prende la funzione di un monito di sapiente agglutinazione con l'apporto di frammenti linguistici e semantici memorabili."
Concludiamo con un testo poetico tratto da "Familiari":
Ore 19,34
stra straluna nostra luna
cche luna sta terra nostra
Azzurra stramba di randa
sul lago d'un giorno di festa
ad occasum aurei solis vergens
lì dove un granello di sabbia impazzito
in coitus interruptos strozza il congegno
ed è deceptio
rovesciato calzino la voluptas
lì dove ibi ubi
graffia grigna gri
il grido dell'attimo trema
con artiglio di lampo
graffia sul palinsesto
a saldo di conto
un griffato di sterra
straterra che fa di sé strame
nec non et nec non et
horrendos mugitus nunc adhuc edit
ex Daedaleo labyrintho Cretae
atque adhuc horret
in horreis defossis in apricis hordeis
e ride del cyber del moderno del post
se è terra sopra sotto la terra
ride sottosopra la terra
sulla terra a terra
terram terit ubi ibi et teret
ibi terret ubi tremuit
teste Seniore
in area tritici sui ipsius
ex terra quantum mutata ab illa
ex milibus milium seminibus
stratis in somnio contubernali
un quantum horae
uno scaglietto di tempo
ilare inebriato di sé
della sua eternità allo stremo
va e fa
come mamma comanda
la vendetta del passato che torna
indicando con l'ombra del dito
l'ubiquità dello scempio infinito
Ugo Piscopo, "Familiari", Oèdipus, 2011. Collana "La rotta di Ulisse", poesia contemporanea a cura di Ciro Vitiello. Postfazione di Ciro Vitiello.
Presentazione libri poesia, narrativa, saggistica ed altri generi. Incontri, dibattiti su vari argomenti di carattere letterario, storico, scientifico. Organizzazione di eventi culturali.
25 dicembre 2011
7 dicembre 2011
Dopo la riuscitissima cerimonia di premiazione della nona edizione del Concorso Nazionale di Poesia "Città di Sant'Anastasia", tenutasi nella Sala Consiliare del Comune lo scorso 28 ottobre, il Circolo Letterario Anastasiano ha organizzato un altro interessante evento letterario, a conclusione di un anno ricco di incontri e di appuntamenti con la poesia.
Si tratta di un convegno sulla poesia, e in particolare sulla presenza e attività poetica della nostra zona vesuviana, con qualche riferimento anche alle realtà extra regionali.
Il titolo che Giuseppe Vetromile ha dato a questo primo appuntamento (si spera di organizzarne altri) è: "Verso quale P.O.E.S.I.A.", dove l'acronimo che forma la parola stessa "poesia", sta per: "Proposte, Opinioni, Esempi, Stato, Intenti, Astrazioni".
Lo scopo dell'incontro è dunque quello di fare una specie di punto della situazione, anche se ovviamente alquanto limitato, per motivi numerici e geografici, della poesia attuale, in un mondo purtroppo distratto e frammentato, in cui imperano interessi più marcatamente materiali ed economici, probabilmente accentuati anche dall'attuale crisi che tutti stiamo attraversando.
Serve dunque ancora la poesia? In che modo può, se può, corroborare e stemperare gli animi? Può ancora giocare un ruolo importante nella nostra società dei consumi, ed educare gli uomini ad affinare il loro senso estetico, al rispetto della natura e del prossimo?
A questi ed altri interrogativi sono chiamati a rispondere i Poeti partecipanti al convegno, ad esprimere le loro opinioni al riguardo, in base ai loro studi, alla loro frequentazione del mondo letterario e poetico, alla loro esperienza e attività in questo campo. Essi sono:
Comasia Aquaro, da Martina Franca; Lucianna Argentino, da Roma; Floriana Coppola, da Napoli; Vera D'Atri, da Napoli; Carmine De Falco, da Pomigliano d'Arco; Francesco Iannone, da Salerno; Costanzo Ioni, da Napoli; Maria Rosaria Luongo, da San Giorgio a Cremano; Ketti Martino, da Napoli; Regina Célia Pereira da Silva, da Napoli; Ugo Piscopo, da Napoli; Agostina Spagnuolo, da Avellino; Antonio Spagnuolo, da Napoli; Ferdinando Tricarico, da Napoli, e Raffaele Urraro, da San Giuseppe Vesuviano. Giuseppe Vetromile introdurrà il convegno spiegandone i motivi.
Ciascun poeta si esprimerà in merito all'argomento "poesia" e leggerà alla fine un proprio testo poetico. Il coordinamento è affidato alla brva Silvia Aurino, collaboratrice de "Ilmediano.it".
L'appuntamento, al quale tutta la cittadinanza è invitata, è previsto per giovedì 15 dicembre, a partire dalle ore 16.30, nella sala conferenze della Biblioteca "G. Siani" di Via Arco in Sant'Anastasia (Na), divenuta ormai sede fissa degli incontri programmati dal Circolo Letterario Anastasiano.
Si tratta di un convegno sulla poesia, e in particolare sulla presenza e attività poetica della nostra zona vesuviana, con qualche riferimento anche alle realtà extra regionali.
Il titolo che Giuseppe Vetromile ha dato a questo primo appuntamento (si spera di organizzarne altri) è: "Verso quale P.O.E.S.I.A.", dove l'acronimo che forma la parola stessa "poesia", sta per: "Proposte, Opinioni, Esempi, Stato, Intenti, Astrazioni".
Lo scopo dell'incontro è dunque quello di fare una specie di punto della situazione, anche se ovviamente alquanto limitato, per motivi numerici e geografici, della poesia attuale, in un mondo purtroppo distratto e frammentato, in cui imperano interessi più marcatamente materiali ed economici, probabilmente accentuati anche dall'attuale crisi che tutti stiamo attraversando.
Serve dunque ancora la poesia? In che modo può, se può, corroborare e stemperare gli animi? Può ancora giocare un ruolo importante nella nostra società dei consumi, ed educare gli uomini ad affinare il loro senso estetico, al rispetto della natura e del prossimo?
A questi ed altri interrogativi sono chiamati a rispondere i Poeti partecipanti al convegno, ad esprimere le loro opinioni al riguardo, in base ai loro studi, alla loro frequentazione del mondo letterario e poetico, alla loro esperienza e attività in questo campo. Essi sono:
Comasia Aquaro, da Martina Franca; Lucianna Argentino, da Roma; Floriana Coppola, da Napoli; Vera D'Atri, da Napoli; Carmine De Falco, da Pomigliano d'Arco; Francesco Iannone, da Salerno; Costanzo Ioni, da Napoli; Maria Rosaria Luongo, da San Giorgio a Cremano; Ketti Martino, da Napoli; Regina Célia Pereira da Silva, da Napoli; Ugo Piscopo, da Napoli; Agostina Spagnuolo, da Avellino; Antonio Spagnuolo, da Napoli; Ferdinando Tricarico, da Napoli, e Raffaele Urraro, da San Giuseppe Vesuviano. Giuseppe Vetromile introdurrà il convegno spiegandone i motivi.
Ciascun poeta si esprimerà in merito all'argomento "poesia" e leggerà alla fine un proprio testo poetico. Il coordinamento è affidato alla brva Silvia Aurino, collaboratrice de "Ilmediano.it".
L'appuntamento, al quale tutta la cittadinanza è invitata, è previsto per giovedì 15 dicembre, a partire dalle ore 16.30, nella sala conferenze della Biblioteca "G. Siani" di Via Arco in Sant'Anastasia (Na), divenuta ormai sede fissa degli incontri programmati dal Circolo Letterario Anastasiano.
26 novembre 2011
Un "Omaggio a Marziale" di Mario Fresa
Una interessante e piacevole novità dalla mente (e dal cuore) poetica dell'instancabile Mario Fresa, che oltre a interessarsi proficuamente di editoria e di promozione letteraria, è prima di tutto un poeta di ottimo livello, e chi segue (e non solo sui vari siti internet e blog dedicati alla poesia) le novità, gli incontri, le discussioni e i commenti inerenti a questo mondo così particolare e delicato, ma pur sempre affascinante, non può non aver letto o almeno consultato uno spazio poetico del nostro amico Mario Fresa (si veda ad esempio http://edizionilarcafelice.blogspot.com/; http://farapoesia.blogspot.com/; http://poetrydream.splinder.com/, e tanti altri).
La novità di cui parlavamo prima è dunque un libretto interamente dedicato a Marziale, dal titolo, appunto, "Omaggio a Marziale", Edizioni L'Arca Felice. Si tratta di una raccolta di ventiquattro epigrammi, scelti e tradotti dallo stesso Mario Fresa, come cita il sottotitolo. E' un gioiellino letterario, intanto perchè Mario Fresa ci ricorda, con un tuffo nella classicità latina (ed è un bene che noi tutti si riprenda, di tanto in tanto, una salutare lettura, o ri-lettura, dei Grandi che ci hanno preceduto, specialmente greci e latini), un poeta un po' trascurato: leggiamo infatti nelle note che lo stesso Fresa ha riportato alla fine del libretto, che Marco Valerio Marziale era uomo d'ingegno, acuto, pungente, che aveva nello scrivere moltissimo sale e fiele e sincerità, ma non saranno eterne le cose che scrisse (Plinio il Giovane). C'è poi da considerare l'acume letterario e poetico di Mario Fresa, che ha scelto ad hoc i 24 epigrammi traducendoli in base ad una "interpretatio ludica" dei testi, come egli stesso precisa nella nota finale. La scelta della rima, continua Fresa nella nota, nasce dall'idea di una costruzione burlesco-sintetica della parola tradotta, nell'ipotesi di un travestimento di trasversale giocosità straniante. Non c'è modernizzazione ma, al contrario, una specie di regressione gioiosamente infantile, in cui lo strumento edonistico del suono tende alla demolizione della presenza, e soprattutto dell'autorialità, dello stesso traduttore-giocatore.
Il libretto, in elegante veste tipografica, è arricchito da due pregevoli "interventi visivi" di Carlo Villa.
Giuseppe Vetromile
26/11/11
La novità di cui parlavamo prima è dunque un libretto interamente dedicato a Marziale, dal titolo, appunto, "Omaggio a Marziale", Edizioni L'Arca Felice. Si tratta di una raccolta di ventiquattro epigrammi, scelti e tradotti dallo stesso Mario Fresa, come cita il sottotitolo. E' un gioiellino letterario, intanto perchè Mario Fresa ci ricorda, con un tuffo nella classicità latina (ed è un bene che noi tutti si riprenda, di tanto in tanto, una salutare lettura, o ri-lettura, dei Grandi che ci hanno preceduto, specialmente greci e latini), un poeta un po' trascurato: leggiamo infatti nelle note che lo stesso Fresa ha riportato alla fine del libretto, che Marco Valerio Marziale era uomo d'ingegno, acuto, pungente, che aveva nello scrivere moltissimo sale e fiele e sincerità, ma non saranno eterne le cose che scrisse (Plinio il Giovane). C'è poi da considerare l'acume letterario e poetico di Mario Fresa, che ha scelto ad hoc i 24 epigrammi traducendoli in base ad una "interpretatio ludica" dei testi, come egli stesso precisa nella nota finale. La scelta della rima, continua Fresa nella nota, nasce dall'idea di una costruzione burlesco-sintetica della parola tradotta, nell'ipotesi di un travestimento di trasversale giocosità straniante. Non c'è modernizzazione ma, al contrario, una specie di regressione gioiosamente infantile, in cui lo strumento edonistico del suono tende alla demolizione della presenza, e soprattutto dell'autorialità, dello stesso traduttore-giocatore.
Il libretto, in elegante veste tipografica, è arricchito da due pregevoli "interventi visivi" di Carlo Villa.
Giuseppe Vetromile
26/11/11
17 novembre 2011
"Il miliardesimo maratoneta" di Giuseppe Samperi
Titolo alquanto singolare per una raccolta di poesia, "Il miliardesimo maratoneta", del siciliano Giuseppe Samperi, il quale oltre ad essere un impegnato e competente editore, si rivela qui anche un raffinato poeta, da seguire senz'altro con attenzione. E tornando dunque al titolo, che sembra in apparenza più indicato per un saggio o un racconto sullo sport, c'è da dire che le strade della poesia per "veicolare" argomenti e sentimenti, sono davvero infinite. E una di queste strade, e mi si perdoni l'innocente accostamento con il termine "maratoneta", è quella di trattare l'affanno continuo dell'uomo nella ricerca di nuove possibili mete. Perchè l'uomo è naturalmente in perenne cammino, e spesso questo cammino diventa una corsa, un precipitarsi verso luoghi di luce e di ragguardevoli mete di realizzazione della propria esistenza. Si parla allora di isole, di porti, di approdi di speranza. E' un viaggio che non ha ritorni, perchè l'uomo è destinato a non fermarsi mai, a procedere sempre in avanti, e perchè, parafrasando l'Ulisse di Dante, "fatto non fu a essere bruto ma per seguir virtute e canoscenza".
Ricalca quindi questo tema, Giuseppe Samperi, ne "Il miliardesimo maratoneta", volendo a mio modesto giudizio indicare con un titolo significativo, simbolico e davvero identificativo di tutta la raccolta, l'inanità dell'uomo che corre e che si affanna nel tentativo di raggiungere uno stato più alto della sua esistenza terrena, un correre a perdifiato verso un dove di speranza: "E' ora che ti accompagni / al giro di boa: / dove si fa grano / e di timoroso rispetto / esilio / l'irriverente inchiostro. / E che tu mi accompagni / oltre la soglia delle sere, / brunite le isole-chimere / echi di terraferma / dove uomini hanno grandi le mani / e segni di zolle bianche / fra le dita". E' di sapore vagamente ironico il dettato poetico di Giuseppe Samperi, come se volesse affermare e confermare in questi suoi versi l'inutilità della corsa e l'inutilità soprattutto di giungere metaforicamente primi al traguardo, in una maratona sfrenata che tutti coinvolge e spinge verso "le isole che hanno forma mutevole, labirinti che a percorrerli si fanno d'altra specie". Nella dettagliata prefazione, Antonio Di Silvestro puntualizza molto bene questa importante tematica che traspare in tutta la raccolta del Samperi: il poeta, e chiaramente anche il Samperi-poeta, riesce a percepire con la sua sensibilità lo stato di profonda "inappartenenza", che appunto lo spinge a migrare verso l'altrove, per ritrovare finalmente il suo "battito vitale", cioè la pace e la verità assoluta, mete naturalmente avvicinabili ma irraggiungibili.
E allora non resta che scriverlo, questo viaggio, decantarlo e sognarlo sulla carta, con inchiostro prezioso: "Regalo questo inchiostro, / scolatura che rimane / dagli accurati strappi." Samperi compie il viaggio del "miliardesimo maratoneta" con un bagaglio di sensazioni e di sentimenti, di vedute e di riflessioni, di interrogativi, di descrizioni di stati d'animo pulsanti. Non dà certezze sulla meta, ma solo evidenze del momento: "Lasciare a malincuore / i ciottoli color cartone / lasciare il giocotondo il vizio / malattia e salute / a girotondo d'acqua. / Lasciarla è doveroso: / questo delirio / in me s'è dilatato / ben oltre la risacca / del fondopagina".
Una raccolta organica, suddivisa in cinque capitoli ma soltanto per dare respiro, pausa, al "miliardesimo maratoneta", che è poeta che ha urgenza di dire, di osservare, senza preamboli e senza giri di parole: infatti è così la poesia di Giuseppe Samperi, senza titolazioni che possano in qualche modo fermare e distrarre il lettore sui concetti del testo, e quindi una poesia diretta, a tu per tu con il lettore, concisa ed estremamente densa. Un "maratoneta" non può fermarsi, non può spiegare i suoi motivi e le sue ragioni d'essere e di vedere le cose del mondo; ma deve nel contempo, e necessariamente, offrire un quadro significativo delle proprie emozioni: e questo, con la poesia, con la buona poesia, come lo è quella espressa da Giuseppe Samperi, è senza alcun dubbio possibile.
Giuseppe Samperi, "Il miliardesimo maratoneta", Edizioni del Calatino, Castel di Iudica, 2011.
Giuseppe Vetromile
17/11/11
Ricalca quindi questo tema, Giuseppe Samperi, ne "Il miliardesimo maratoneta", volendo a mio modesto giudizio indicare con un titolo significativo, simbolico e davvero identificativo di tutta la raccolta, l'inanità dell'uomo che corre e che si affanna nel tentativo di raggiungere uno stato più alto della sua esistenza terrena, un correre a perdifiato verso un dove di speranza: "E' ora che ti accompagni / al giro di boa: / dove si fa grano / e di timoroso rispetto / esilio / l'irriverente inchiostro. / E che tu mi accompagni / oltre la soglia delle sere, / brunite le isole-chimere / echi di terraferma / dove uomini hanno grandi le mani / e segni di zolle bianche / fra le dita". E' di sapore vagamente ironico il dettato poetico di Giuseppe Samperi, come se volesse affermare e confermare in questi suoi versi l'inutilità della corsa e l'inutilità soprattutto di giungere metaforicamente primi al traguardo, in una maratona sfrenata che tutti coinvolge e spinge verso "le isole che hanno forma mutevole, labirinti che a percorrerli si fanno d'altra specie". Nella dettagliata prefazione, Antonio Di Silvestro puntualizza molto bene questa importante tematica che traspare in tutta la raccolta del Samperi: il poeta, e chiaramente anche il Samperi-poeta, riesce a percepire con la sua sensibilità lo stato di profonda "inappartenenza", che appunto lo spinge a migrare verso l'altrove, per ritrovare finalmente il suo "battito vitale", cioè la pace e la verità assoluta, mete naturalmente avvicinabili ma irraggiungibili.
E allora non resta che scriverlo, questo viaggio, decantarlo e sognarlo sulla carta, con inchiostro prezioso: "Regalo questo inchiostro, / scolatura che rimane / dagli accurati strappi." Samperi compie il viaggio del "miliardesimo maratoneta" con un bagaglio di sensazioni e di sentimenti, di vedute e di riflessioni, di interrogativi, di descrizioni di stati d'animo pulsanti. Non dà certezze sulla meta, ma solo evidenze del momento: "Lasciare a malincuore / i ciottoli color cartone / lasciare il giocotondo il vizio / malattia e salute / a girotondo d'acqua. / Lasciarla è doveroso: / questo delirio / in me s'è dilatato / ben oltre la risacca / del fondopagina".
Una raccolta organica, suddivisa in cinque capitoli ma soltanto per dare respiro, pausa, al "miliardesimo maratoneta", che è poeta che ha urgenza di dire, di osservare, senza preamboli e senza giri di parole: infatti è così la poesia di Giuseppe Samperi, senza titolazioni che possano in qualche modo fermare e distrarre il lettore sui concetti del testo, e quindi una poesia diretta, a tu per tu con il lettore, concisa ed estremamente densa. Un "maratoneta" non può fermarsi, non può spiegare i suoi motivi e le sue ragioni d'essere e di vedere le cose del mondo; ma deve nel contempo, e necessariamente, offrire un quadro significativo delle proprie emozioni: e questo, con la poesia, con la buona poesia, come lo è quella espressa da Giuseppe Samperi, è senza alcun dubbio possibile.
Giuseppe Samperi, "Il miliardesimo maratoneta", Edizioni del Calatino, Castel di Iudica, 2011.
Giuseppe Vetromile
17/11/11
14 novembre 2011
Enzo Rega e il suo nuovo libro su Vincenzio Russo, giacobino napoletano
GIORNATA RUSSIANA - Presentazione del libro di Enzo Rega "La coscienza dell'utopia. Vincenzio Russo, giacobino napoletano", Edizioni L'Arca e l'Arco, Nola 2011.
Relazione del Prof. Aniello Montano (Università di Salerno).
Interverranno:
Anna Rainone (sindaco di Carbonara di Nola), Aniello Giugliano (sindaco di San Gennaro Vesuviano), Vincenzo Carbone (sindaco di Palma Campania).
Coordinamento di Pasquale Gerardo Santella.
Sabato 19 novembre 2011 ore 17,30 - Sala Teatrale - via Municipio - Palma Campania (Napoli)
****
La coscienza dell’utopia. Vincenzio Russo, giacobino napoletano
Un libro composito, che nasce da una lunga fedeltà a Vincenzio Russo, e che raccoglie, riorganizzandoli, testi scritti a partire dalla fine degli anni Settanta fino a oggi, con l’ambizione di indagare in modo storico-teoretico le questioni agitate da Russo, ma anche di sottolineare i suoi richiami alla realtà concreta, al di là dello stereotipo dell’utopista astratto. Il giacobino Russo, infatti, nato a Palma Campania (Napoli) nel 1770, e giustiziato in piazza Mercato a Napoli nel 1799, fu tra gli artefici della sfortunata Repubblica napoletana, nata da quella che Vincenzo Cuoco, suo fraterno amico, doveva considerare frutto di una “rivoluzione passiva”, calata dall’alto ad opera di sognatori che non avevano rapporti con il popolo (tesi questa ripresa più volte da diversi studiosi, seppure contestata da altri). Russo, pur in un progetto irrealizzabile nei termini da lui proposti, ma ricco di spunti significativi, aveva ben chiara l’esigenza di operare in modo da conquistare alla repubblica l’appoggio delle masse popolari, nel cui interesse, per lui, andava fatta la stessa rivoluzione. Al di là delle opinioni contrarie di pur autorevoli interpreti del suo pensiero, come i liberali Benedetto Croce e Guido De Ruggiero, Russo sembra pensare al popolo identificandolo con le masse diseredate, come faranno poi pensatori radicali e rivoluzionari quali Mazzini e Pisacane, (in questo anticipando le questioni sociali che poi si intrecceranno a quelle risorgimentali e unitarie).
Vincenzio Russo è stato dunque uno dei protagonisti dei fermenti rivoluzionari, tesi a trasformare la società in senso egualitario, che sconvolsero l’Italia centro-meridionale alla fine del Settecento. Eroe che pensa e insieme eroe che agisce, all'azione concreta ha affiancato una precoce riflessione giuridica, filosofica e politica che ha trovato la sua più alta espressione nell’unico libro che riuscì a scrivere nella sua breve: i Pensieri politici, uscito a Roma nel 1798. Non sappiamo come Russo avrebbe potuto sviluppare le idee contenute nei suoi scritti, e se la nuova edizione del libro da lui progettata sarebbe stata davvero più “moderata”, come qualcuno dice. Per quanto possiamo leggere, servendoci anche dei suoi scritti apparsi in giornali dell’epoca, Russo propugnava una repubblica popolare di eguali, di cittadini aventi stessi diritti e stesse opportunità, a ciascuno dei quali sarebbe spettato, in usufrutto vitalizio, ma senza possibilità di trasmetterlo in eredità, un appezzamento di terra sufficiente a una vita agevole, ma senza lussi e sprechi. Lo Stato, ristretto alla dimensione della piccola città, avrebbe visto la partecipazione politica di tutti, in una sorta di autogestione anticipatrice di visioni socialiste o anarchiche. La proprietà privata, che rendeva gli uomini disuguali, andava abolita, secondo Russo, attraverso un atto radicale, rivoluzionario, che non ammettesse compromessi col passato. Per questo, nella Repubblica napoletana, Russo, in amichevole contrapposizione a Mario Pagano, rappresentò l'ala estremista, di sinistra, forse utopica, ma anche consapevole del fatto che senza l'appoggio delle masse popolari, guadagnabile attraverso una riforma agraria eversiva dei rapporti feudali, la Repubblica non sarebbe sopravvissuta a lungo.
Russo, strenuo difensore della democrazia, rivolse ai governanti e governati della sua Repubblica, affinché sapessero sempre difenderla, un appello che appare oggi ancora più attuale e le sue illuminanti considerazioni permettono di leggere, e criticare, il presente.
Enzo Rega, nato a Genova nel 1958, vive a Palma Campania (Napoli) dove insegna Scienze Umane nel locale liceo e collabora con l’Università di Salerno. Si occupa di filosofia, letteratura e critica della cultura. Scrive su molte riviste, tra cui “L’indice dei libri del mese ”, e ha pubblicato diversi volumi.
Relazione del Prof. Aniello Montano (Università di Salerno).
Interverranno:
Anna Rainone (sindaco di Carbonara di Nola), Aniello Giugliano (sindaco di San Gennaro Vesuviano), Vincenzo Carbone (sindaco di Palma Campania).
Coordinamento di Pasquale Gerardo Santella.
Sabato 19 novembre 2011 ore 17,30 - Sala Teatrale - via Municipio - Palma Campania (Napoli)
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La coscienza dell’utopia. Vincenzio Russo, giacobino napoletano
Un libro composito, che nasce da una lunga fedeltà a Vincenzio Russo, e che raccoglie, riorganizzandoli, testi scritti a partire dalla fine degli anni Settanta fino a oggi, con l’ambizione di indagare in modo storico-teoretico le questioni agitate da Russo, ma anche di sottolineare i suoi richiami alla realtà concreta, al di là dello stereotipo dell’utopista astratto. Il giacobino Russo, infatti, nato a Palma Campania (Napoli) nel 1770, e giustiziato in piazza Mercato a Napoli nel 1799, fu tra gli artefici della sfortunata Repubblica napoletana, nata da quella che Vincenzo Cuoco, suo fraterno amico, doveva considerare frutto di una “rivoluzione passiva”, calata dall’alto ad opera di sognatori che non avevano rapporti con il popolo (tesi questa ripresa più volte da diversi studiosi, seppure contestata da altri). Russo, pur in un progetto irrealizzabile nei termini da lui proposti, ma ricco di spunti significativi, aveva ben chiara l’esigenza di operare in modo da conquistare alla repubblica l’appoggio delle masse popolari, nel cui interesse, per lui, andava fatta la stessa rivoluzione. Al di là delle opinioni contrarie di pur autorevoli interpreti del suo pensiero, come i liberali Benedetto Croce e Guido De Ruggiero, Russo sembra pensare al popolo identificandolo con le masse diseredate, come faranno poi pensatori radicali e rivoluzionari quali Mazzini e Pisacane, (in questo anticipando le questioni sociali che poi si intrecceranno a quelle risorgimentali e unitarie).
Vincenzio Russo è stato dunque uno dei protagonisti dei fermenti rivoluzionari, tesi a trasformare la società in senso egualitario, che sconvolsero l’Italia centro-meridionale alla fine del Settecento. Eroe che pensa e insieme eroe che agisce, all'azione concreta ha affiancato una precoce riflessione giuridica, filosofica e politica che ha trovato la sua più alta espressione nell’unico libro che riuscì a scrivere nella sua breve: i Pensieri politici, uscito a Roma nel 1798. Non sappiamo come Russo avrebbe potuto sviluppare le idee contenute nei suoi scritti, e se la nuova edizione del libro da lui progettata sarebbe stata davvero più “moderata”, come qualcuno dice. Per quanto possiamo leggere, servendoci anche dei suoi scritti apparsi in giornali dell’epoca, Russo propugnava una repubblica popolare di eguali, di cittadini aventi stessi diritti e stesse opportunità, a ciascuno dei quali sarebbe spettato, in usufrutto vitalizio, ma senza possibilità di trasmetterlo in eredità, un appezzamento di terra sufficiente a una vita agevole, ma senza lussi e sprechi. Lo Stato, ristretto alla dimensione della piccola città, avrebbe visto la partecipazione politica di tutti, in una sorta di autogestione anticipatrice di visioni socialiste o anarchiche. La proprietà privata, che rendeva gli uomini disuguali, andava abolita, secondo Russo, attraverso un atto radicale, rivoluzionario, che non ammettesse compromessi col passato. Per questo, nella Repubblica napoletana, Russo, in amichevole contrapposizione a Mario Pagano, rappresentò l'ala estremista, di sinistra, forse utopica, ma anche consapevole del fatto che senza l'appoggio delle masse popolari, guadagnabile attraverso una riforma agraria eversiva dei rapporti feudali, la Repubblica non sarebbe sopravvissuta a lungo.
Russo, strenuo difensore della democrazia, rivolse ai governanti e governati della sua Repubblica, affinché sapessero sempre difenderla, un appello che appare oggi ancora più attuale e le sue illuminanti considerazioni permettono di leggere, e criticare, il presente.
Enzo Rega, nato a Genova nel 1958, vive a Palma Campania (Napoli) dove insegna Scienze Umane nel locale liceo e collabora con l’Università di Salerno. Si occupa di filosofia, letteratura e critica della cultura. Scrive su molte riviste, tra cui “L’indice dei libri del mese ”, e ha pubblicato diversi volumi.
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Una poesia fuori dal comune, Sant0Anastasia, 23 settembre 2012
PUNTO, Almanacco della Poesia italiana
ARCARTE - IL VIAGGIO DELLA CREATIVITA'
Si è svolto il 30 novembre scorso, alle ore 17, presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Palazzo Serra di Cassano in Via Monte di Dio 14, Napoli, il Convegno di studi e reading di poesia "ARCARTE - IL VIAGGIO DELLA CREATIVITA'".
All'interessante incontro, promosso e organizzato dall'Istituto Culturale del Mezzogiorno e dall'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, hanno preso parte:
- Natale Antonio Rossi, Presidente Unione Nazionale Scrittori Artisti;
- Ernesto Paolozzi, Università di Napoli Suor Orsola Bnincasa;
-Antonio Scamardella, Università di Napoli Parthenope;
- Antonio Filippetti, Presidente Istituto Culturale del Mezzogiorno.
Nell'ambito del convegno si è svolta la rassegna "Liberi in Poesia", con la partecipazione di autori di diverse generazioni. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito ad "ARCARTE" quale suo premio una medaglia di rappresentanza.
All'interessante incontro, promosso e organizzato dall'Istituto Culturale del Mezzogiorno e dall'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, hanno preso parte:
- Natale Antonio Rossi, Presidente Unione Nazionale Scrittori Artisti;
- Ernesto Paolozzi, Università di Napoli Suor Orsola Bnincasa;
-Antonio Scamardella, Università di Napoli Parthenope;
- Antonio Filippetti, Presidente Istituto Culturale del Mezzogiorno.
Nell'ambito del convegno si è svolta la rassegna "Liberi in Poesia", con la partecipazione di autori di diverse generazioni. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito ad "ARCARTE" quale suo premio una medaglia di rappresentanza.




