Pagine

IL CIRCOLO LETTERARIO ANASTASIANO CONTINUA SU:

IL CIRCOLO LETTERARIO ANASTASIANO CONTINUA SU:
TACCUINO ANASTASIANO

20 ottobre 2008

La XXVII Edizione del Concorso Internazionale di poesia "Città di Quarrata"

Senza alcun dubbio la Toscana è una delle Regioni d’Italia che ospita il maggior numero di concorsi letterari e di poesia. Lo posso affermare tranquillamente avendo da anni “girato” un po’ dappertutto, dal Trentino alla Sicilia – come del resto hanno fatto anche i miei esimii compagni di viaggio, nonché poeti di prestigio – per simili eventi culturali, ed avendo quindi potuto“costruire”, mi si passi il termine, una specie di mappa poetica nazionale in questo senso. Ma in questa mappa sono compresi concorsi di poesia buoni e meno buoni, seri e meno seri, grandi e piccoli (per notorietà e forze profuse). In Toscana, invece, la maggior parte dei concorsi sono da considerarsi senz’altro di prestigio; e tra questi, il Premio Internazionale di Poesia “Città di Quarrata”, giunto quest’anno alla ventisettesima edizione, è certamente da considerarsi uno dei più importanti.
Fondato nel 1982 da Vivaldo Matteoni, attore e persona di grande cultura, che con impegno e passione si è sempre prodigato in questa encomiabile iniziativa letteraria, il concorso è andato crescendo puntualmente di anno in anno, grazie anche alla competenza e dedizione degli “eredi” (dal momento che il caro amico Vivaldo Matteoni non può più seguire da vicino l’evento, per motivi di salute e di età!), e cioè il rag. Biagio Falcini e il sig. Leo Terziani, presidente della Pro Loco di Quarrata.
Il concorso è internazionale in quanto prevede anche una sezione per poeti residenti all’estero. A parte l’ospitalità davvero eccezionale riservata ai poeti convenuti a Quarrata in occasione della cerimonia di premiazione, che si svolge nella magnifica villa medicea “La Magia”, i premi in palio, dal primo al quinto classificato, e per la sezione “estero”, sono cospicui, in denaro e oggetti di valore, tra cui la medaglia del Presidente della Repubblica; anche i dieci segnalati ricevono dei premi molto interessanti, oltre al soggiorno e ad un piccolo contributo spese di viaggio per coloro che provengono da fuori regione.
Insomma, un Concorso di poesia di tutto rispetto, che ha anche il pregio di avvalersi di una Giuria molto qualificata, seria, competente ed appassionata, che premia meritatamente autori validi e di indubbio spessore poetico: basta per questo dare uno sguardo all’”Albo d’oro”, che, a partire dal lontano 1982, ha visto avvicendarsi poeti di rilievo come Dante Strona, Walter Melani, Luigi Cattaneo (2 volte), Adriana Scarpa, Cesj Bianchi Petitti, Giusy Verbaro, Salvatore Cangiani (due volte), Francesco Paciscopi (due volte), Carla Binaghi (due volte), Maria Cristina Dozzin, Benito Galilea, Pasquale Balestriere, M. P. Bianchi Cecchini, Mario Fiorillo, Gino Rago, Armando Giorgi, Adolfo Silveto, Giuseppe Vetromile, Eugenia Tumelero, Fabrizio Bianchi e Caterina Bigazzi.
Questa Ventisettesima edizione, la cui cerimonia di premiazione si è svolta nella suggestiva Villa La Magia domenica scorsa 19 ottobre, ha assegnato il primo premio a Caterina Bigazzi, di Lastra a Signa (Fi); il 2° a Pasquale Balestriere, di Barano d’Ischia (Na); il 3° a Giovanni Caso, di Siano (Sa); il 4° ad Umberto Vicaretti, di Luco dei Marsi (Aq), e il 5° a Loriana Capecchi, di Quarrata. Segnalati a pari merito i poeti: Giancarlo Angelini, Salvatore Cangiani, Dante Clementi, Carmelo Consoli, Carmen De Mola, Marcello De Santis, Gennaro Grieco, Anna Natale, Daniela Raimondi e Giuseppe Vetromile.
La cerimonia è stata allietata dagli interventi musicali e canori eseguiti dalla Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Quarrata, diretta dal Maestro Alessandro Francini, e con le voci di Benedetta Gaggioli, Lucia Coppini e Stefano Arnetoli.
Per ulteriori informazioni, e per chi volesse partecipare alla prossima edizione di questo importante concorso letterario, si riporta qui di seguito il sito della Pro Loco di Quarrata: www.prolocoquarrata.it

Giuseppe Vetromile
20/10/08

13 ottobre 2008

Sui sentieri della luna di Minori


Chi l’ha detto che la poesia è soltanto un sotterraneo dialogo con sé stessi, nel chiuso della propria anima e dei propri pensieri? Il solipsismo non è stato certamente l’argomento di spicco, ieri sera, domenica 12 ottobre, a Minori: anzi, l’amalgama e l’integrazione tra i poeti convenuti a questa terza edizione de “Sui sentieri della luna” sono stati indiscutibilmente forti e pregni di un’affettuosa e ricca intesa tra gli artisti e poeti, tanto da poter tranquillamente affermare che, pur nella diversità di stili e contenuti, la poesia che in questa bellissima serata è stata innalzata alla luna, eterna e romantica ispiratrice di ogni cuore buono e colto, ha avuto una voce unitaria e possente.

Merito del Comune di Minori che ha ospitato i poeti, ma merito soprattutto dell’instancabile e sempre validissimo Mario Apuzzo, artista e poeta d’eccezione, che insieme alla sua consorte signora Colomba Iovino, da anni con l’Associazione “Centro Studi Xeniart – Minori/Terzigno” da loro fondata, porta avanti un programma denso di incontri ed eventi culturali e letterari davvero di alto profilo qualitativo.
Questa terza edizione de “Sui sentieri della luna” ha visto la partecipazione di noti poeti campani, ben conosciuti e stimati a livello nazionale. Si sono alternati nella lettura delle loro poesie, prima nella Sala Consiliare del Comune e poi nelle stradine e nelle caratteristiche piazzette di questa incantevole cittadina della costiera amalfitana, a volte affidando i loro versi all’ottimo attore e declamatore Giuseppe Nutini, i poeti: Ilara Caputi, Cinzia Caputo, Prisco De Vivo, Carlo Di Legge, Mimmo Grasso, Giuseppe Mascolo, Annibale Rainone, Raffaele Urraro, Carla Varano Vidiri, Nino Velotti, Giuseppe Vetromile, Salvatore Violante, Rosaria Zizzo e lo stesso Mario Apuzzo. L’attore Giuseppe Nutini ha anche letto i versi di Franco Innella e Ciro Vitiello, assenti purtroppo per motivi personali, come pure non hanno potuto partecipare i poeti Domenico Cipriano, Fabio Dainotti, Ulisse Di Palma e Romina Russo.
Un “Convivio sul BenEssere” che ha il merito di scoprire e di porgere all’affascinante mondo di Minori, e non solo, un evento davvero eccezionale, in cui la poesia, la vera poesia, è solo un primo importante gradino per innalzare questa martoriata e a volte, purtroppo, degradata quotidianità verso la luna e il regno dei fondamentali valori umani, culturali e sociali, riferimenti imprescindibili del buon vivere su questo pianeta.
Arrivederci dunque alla quarta edizione, a Minori, con l’augurio che la luna possa sempre riverberare e illuminare dall’alto i nostri impervi cammini.

Giuseppe Vetromile
13/10/08

8 ottobre 2008

Spazio Poesia nr. 14 - Ma quale poesia?

L’eternità e l’indiscutibilità di certi valori, etici, morali, storici, civili, sembrano oggi essersi affievoliti se non addirittura annichiliti dallo sconvolgente – nel vero senso della parola! – modus vivendi contemporaneo, dalla quotidianità pratica tendente al mordi e fuggi, per la precarietà della vita attuale, per la mancanza di punti di riferimento e per l’illusorio benessere raggiunto, che in molti casi è soltanto inteso dal punto di vista economico, trascurando del tutto, quasi sempre, il vero “bene–essere”, che è tutt’altra cosa, fondamentalmente di ordine psichico–spirituale.
Non è naturalmente mia intenzione condannare l’invadente materialità e animalità che domina a tutto campo, o biblicamente dividere i buoni dai cattivi: ogni epoca è un mondo a sé, con i propri guai e le proprie illuminazioni, con i propri santi e i propri diavoli. Ma davvero oggi si è raggiunto il culmine, e la cosiddetta globalizzazione che ha tutto, ma proprio tutto, appiattito e omologato, ci vede insensibili e gelidi, rassegnati e utenti immediati di “beni” e di prodotti (a volte futili) “usa–e–getta”.
In tutto questo bailamme, c’è ancora spazio per la creatività, per l’arte, e in particolare per la poesia? Sembrerebbe a prima vista di no, che’ l’urgenza della quotidianità (che in molti casi e in molte famiglie ancora si traduce nella necessità di sopravvivere con un magro stipendio o pensione, oppure nella disperata ricerca da parte di giovani armati di tanta santa pazienza, del fatidico posto fisso o se non altro di un barlume o straccio di lavoro che dia loro la possibilità di avere un minimo di “respiro” vitale…), o gli input troppo tecnologici di un mondo massificato (che ci induce ad acquisire ed usare solo materia e prodotti pseudo–utili!) rende la cosiddetta creatività individuale una manifestazione dell’intelletto e della propria sensibilità, secondaria rispetto alla “ricerca del pane quotidiano” per vivere! E se è vero che “non di solo pane vive l’uomo”, è pur vero che solo le sue “briciole” costituiscono ciò che noi tutti diciamo “arte” (intesa come pura creazione dello spirito).
Ma siccome lo spirito dell’uomo comunque ha una tensione verso l’infinito, verso l’esteticamente bello e gratificante, verso la quasi perfezione, rimane questa impellenza in noi, più o meno manifesta: non per niente l’Ulisse di Dante dice ai suoi compagni di viaggio: “Fatti non foste a viver come bruti / ma per seguir virtude e canoscenza” (Inferno canto XXVI, 116-120), il che è emblematico: si cerca sempre la realizzazione dei propri sogni d’avventura, più o meno inconsciamente, e nel lavoro (se si ha la fortuna di trovarne uno che coniughi fatica e piacere!), e nel tempo libero (ah, fortunati artisti della domenica!).
Ma il tempo libero si è ridotto ad un’unghia, ed anche quello viene per lo più programmato dai mass–media e dalle mode (parlo sempre di chi – per fortuna! – un certo lavoro ce l’ha e non ha tanti problemi di “sbarchi di lunari”…), così che sono veramente pochi – eletti! – quelli che hanno fatto della propria creatività una vera professione. Per tutti gli altri è hobby, passatempo della domenica, divertissement innocente e inoffensivo. Ma quanti professori giornalisti docenti dottori ingegneri persino politici e chi più ne ha più ne metta giurano di essere letterati poeti pittori scrittori musicisti “a tempo pieno”? E, parlando più specificatamente di poesia, quanti illustri personaggi possono autorevolmente affermare di fare il poeta di professione, cioè come attività principale della loro vita? Si sa, “carmina non dant panem”, per cui quella del poeta, dello scrittore, del letterato, rimarrà sempre un’attività “a latere”, checché se ne dica. E’ finita l’epoca dei Leopardi, dei Foscolo, dei Carducci e persino dei Montale: tempi in cui non esistevano le comunicazioni in tempo reale, si usava la penna e la carta e pochi, anzi pochissimi, sapevano scrivere, per non parlare poi degli endecasillabi! Perciò i geni poetici eccellevano. Si distinguevano dalla massa! Erano pochi, erano grandi ed erano dei Capiscuola! Oggi per fortuna tutti sanno scrivere (in teoria!…), l’analfabetismo si è quasi azzerato, le comunicazioni sono velocissime, tutti usano i mezzi tecnologici, il computer, e tutti sanno archiviare, comporre, inviare messaggi, bloggare, linkare, organizzare, architettare… (ma leggere, no, quello è ancora difficile!…). Di conseguenza tutti sono poeti e scrittori, a tempo perso sempre, cioè per hobby, cioè per diletto.
Ma quale poesia? Oggi c’è un mare enorme di carta stampata, e parlando di poesia, un numero sempre in crescita di pubblicazioni di libri da parte di autori sedicenti poeti e/o scrittori. Libri che nessuno, o davvero pochissimi “estimatori” leggeranno (perché in Italia, ormai è noto, tanto si scrive ma pochissimo si legge!). Per carità, lungi da me dal condannare o criticare chi scrive e pubblica. Con i “moderni mezzi” oggi a disposizione, pubblicare, o sarebbe meglio dire stampare, un libro, è alquanto semplice, specialmente in poesia: basta spendere all’incirca duemila euro e tutto si risolve. Si entra subito nelle “benevolenze” della piccola Casa Editrice “Ics” (sorgono ormai come funghi!), un contrattino e il gioco è fatto: tanto, il rischio è solo a carico dell’autore, dal momento che è lui ad anticipare l’intero importo relativo alla stampa. Poi la distribuzione nelle librerie è minima o del tutto inesistente, e il povero autore, se vuole recuperare almeno una parte di quello che ha speso, dovrà “bussare” alle porte di amici e parenti per piazzare qualche copia. Ah, “come sa di sale lo pane altrui e com’è duro calle lo scendere e il salir per l’altrui scale…”, diceva il buon Dante! Ma il problema dell’”inflazione” della poesia, se così vogliamo definirla, non è tanto la buona disponibilità dei mezzi tecnici ormai largamente diffusi, che ci permette di realizzare un libro magari anche a casa nostra con il computer o anche di pubblicarlo in rete internet. Grazie a Dio, questo è solo un comodo ed utile strumento per agevolare la nostra creatività (la stessa cosa avviene, ad esempio, nell’arte pittorica: la fotografia e l’uso sapiente di questa tecnologia, ha reso praticamente inutile il vecchio “ritratto” con il pennello che si usava fare tanto tempo fa…). Il fatto è, piuttosto, che non ci sono riscontri. Il libro pubblicato praticamente “si perde”, fatte le dovute eccezioni (pochissime). Molti pensano di aver realizzato un capolavoro, ma questo capolavoro non avrà mai un buon riscontro da parte della cosiddetta critica ufficiale (fatte sempre le dovute eccezioni!), ed esaurite le poche copie (con la vendita “forzata” o addirittura regalandole, oppure “perdendole” in qualche concorso o ancora sulla scrivania di qualche buon critico), la storia del libro finisce lì. Sarà molto difficile che “Qualcuno” (leggi: critico letterario affermato) dica al nostro povero Poeta: “Guardi, il tentativo è buono, ma manca ancora qualcosa… insista, legga e sperimenta ancora, poi si vedrà…”; oppure: “Le sue poesie sono veramente ottime, sotto tutti i punti di vista; il libro merita di essere diffuso e conosciuto…”. Il punto è questo: la critica letteraria è vaga, non ci sono ad oggi riferimenti precisi, e così tutto va avanti senza i dovuti “filtri” o “selezioni”. Chi può a questo punto negare al nostro poeta di esser davvero tale? Oppure, quale critico, editore, o altro competente in materia potrà convincere il nostro autore, magari con buoni modi, che è meglio per lui “darsi all’ippica”, o perlomeno di aspettare un poco, di studiare ancora, di maturare?…
La poesia, come del resto la buona arte, non si insegna, e d’altro canto nessuno nasce veramente poeta. C’è una inclinazione iniziale, senza dubbio, ma questa va saggiata e sperimentata lungo il percorso di una vita. Ogni buon poeta lo sa. Ogni vero poeta lo sa. E’ un affanno continuo, uno studio pertinace, un confrontarsi con gli altri, una ricerca infinita, per acquisire alla fine (ma non si è mai soddisfatti!) una propria originale forma espressiva, una propria personale “impronta poetica”. E ci sono, certo!, dei requisiti minimi da osservare. Non parlo dell’osservanza della metrica, ormai desueta. Ma contenuto, tonalità, musicalità, uso delle figure retoriche più importanti, queste cose almeno in parte devono riscontrarsi in un buon testo poetico. Naturalmente il discorso è assai lungo, e non è mia intenzione qui, né sarei in grado, di far lezione di poesia. Desidero soltanto esporre il mio punto di vista sull’argomento, e concludo, affermando che – attenzione! – non sempre è oro ciò che luccica, e non sempre possono considerarsi poesia i “versi” che si scrivono!…

Giuseppe Vetromile
4/6/08

Spazio Poesia nr. 13 - Aristide La Rocca

Aristide La Rocca e i suoi “Frammenti”

Giusto un anno fa, un triste 18 ottobre 2006, moriva improvvisamente a Nola Aristide La Rocca, dottore emerito (fu direttore sanitario presso l’Ospedale Cardarelli di Napoli) e poeta di grande talento. Egli è stato, tra l’altro, il fondatore e il direttore della rivista culturale “Hyria” (dal nome di un’antica città sorta nei pressi di Nola, poi scomparsa), che da ben 35 anni si è sempre occupata di letteratura, saggistica, cultura varia, poesia, con una notevole diffusione in ambito nazionale.
Conosciutissimo e stimato nell’ambiente più colto e importante della nuova poesia napoletana e campana, Aristide La Rocca ha prodotto tantissimo, sia nel campo della letteratura medica, che in quello letterario, poetico e teatrale. Molto noti sono i suoi “Frammenti” poetici, di cui riportiamo in calce un brano ancora inedito, tratto da Frammento CV.
Attraverso la sua instancabile e puntuale opera di diffusione scientifica e letteraria, della quale la Rivista Hyria era e rimane un pregevole riferimento, Aristide La Rocca ha sempre riscosso il plauso e il riconoscimento da parte di tutti, letterati, giornalisti, personalità del mondo della Cultura, fino a meritare il conferimento della Cittadinanza Benemerita (Nola, 27 aprile 2006).
Aristide La Rocca ha anche il merito di aver sempre particolarmente curato e approfondito la poesia mediterranea e i grandi poeti del nostro Sud, come ad esempio Rocco Scotellaro, del quale era grande studioso (si ricordano i suoi numerosi interventi e conferenze, come quella tenuta a Nusco nel settembre 2005 in occasione del “Festival della poesia del Sud e per il Sud”).
Grande merito, quindi, ai figli prof.ssa Amelia La Rocca, Presidente della Fondazione Amelia e Concetta Grassi istituita dallo stesso Aristide La Rocca, e al dott. Francesco La Rocca che hanno voluto continuare l’Opera dell’illustre papà, in modo particolare la pubblicazione della Rivista, nel cui ultimo numero, dedicato interamente al ricordo del Nostro, figurano gli interventi e le testimonianze di numerose personalità del mondo editoriale, giornalistico, letterario e poetico.


Da: Frammento CV, di Aristide La Rocca

Questa è l’era della spensieratezza
recondita allegria del disperato
che varca il nostro mare in una barca
l’opera morta affondata di vivi
naufragio seppellimento a vista
nelle onde quei delfini ritentano
svegliare quei morti girano girano
attendono carezze se ne vanno
incontro a un’altra barca l’appostata
attenti circospetti due annoiati
fiocine senza gomene il massacro.

Questa è l’era della spensieratezza
alla guida zelante il vacanzaro
della prima giornata caricata
d’opere morte nude le bretelle
scalze assetate gli occhiali da sole
confondono i colori del paesaggio
sono intatti per terra arrotigliati
dalle gomme dei mezzi di soccorso
sulla corsia d’emergenza sfilano
le bare il sacerdote aspetta in chiesa.

In chiusura, vorrei qui di nuovo ricordarLo con il mio testo poetico a Lui dedicato e pubblicato sul numero commemorativo della Rivista Hyria:

Che entri un frammento di luce
(Ad Aristide La Rocca)


“Esclamate guardandomi e ammirate
d’immenso nulla più e di me maestoso”
A. La Rocca

La luce la luce un frammento ancora un poco in quest’angolo
che improvviso scompare nel cielo inatteso come un brivido
il commento del mondo che sempre farfuglia di morte al di là
e noi qui a raccogliere un continuo boato di silenzio fra le mani
eppure sentire tutto il dolore al balcone mentre abbraccio
la gente io vado via vado via e non torno non cercatemi
nell’incavo dell’ombra alla sera io sto con i gigli di nola
sottobraccio porto le ali delle poesie e un canto antico
di pastori lucani sembra precedermi ora che il sole bruca
a perpendicolo sulle case d’erba disciolte nei ricordi
io vedo ancora un’ombra che scrive una materia eterna
qui che la penna ha tratti d’inchiostro rosso di sangue
e il cuore il cuore! non resse a tanto cammino ma
ora vado oltre sto con le nuvole e spando in tutto
il creato il mio profumo di poeta

Teodora mi disse un giorno di aprirle
una scena e qui recito una parte non dovuta ma voi sentite
sentite il mio canto ancora si prolunga oltre il sole e da Bisanzio
raccoglie tutte le donne amate in un tripudio di atti applauditi

Silenzio gira ora attorno alla casa
e la pace è poesia nostra mediterranea genitrice
che vive sempre nei dintorni e dappertutto la morte
non è che un balzo improvviso fuori le mura
ho lasciato uno spiraglio

che entri ancora un piccolo frammento di luce addio


Giuseppe Vetromile
11 nov. ’07

Spazio Poesia nr. 12 - L'unione fa... la poesia

L’unione fa… la poesia (una riflessione sulle antologie)

E’ da poco uscita, per i tipi dell’Editore Kairòs di Napoli, una nuova antologia poetica, dal titolo “Da Napoli, Verso”. Si tratta di un volume molto interessante, frutto dell’impegno e del lavoro di due bravi poeti napoletani, Antonio Spagnuolo e Stelvio Di Spigno, nonché dello stesso editore, che vede raccolti in 276 pagine i nomi più rappresentativi dell’attuale panorama poetico napoletano e campano (e anche nazionale), con ampio spazio dedicato ai giovani talenti, più o meno emergenti, alcuni già affermati.
A prima vista si potrebbe pensare che sia uno dei soliti “esperimenti” editoriali, in questo campo, con il mero intento di raccogliere alla bell’e meglio una serie di nominativi, poeti più o meno validi che hanno però una gran voglia di “comparire” a tutti i costi (nel vero senso della parola!). E non si ritengano contrariate quelle persone che cercano – a torto o a ragione, più o meno inconsapevolmente – il modo migliore (secondo loro) di assurgere alla celeste categoria di poeta per il solo fatto di aver scritto dei versi (più o meno belli, più o meno “ariosi”). Gli Editori spesso hanno un gran daffare in altri campi e già con la crisi della carta stampata, non vanno certo a ficcarsi in vicoli ciechi stampando libri (di poesie) che molto difficilmente si venderanno: specialmente in Italia poi, la poesia, si sa, è un oggetto misterioso, e il grande pubblico è assai scettico su questo argomento, preferendogli magari l’ultimo thriller o il romanzetto da “GrandHotel”. Ma questa è un’altra storia. Venendo a noi, dunque, è certo che l’Editore pubblicherà la raccolta di poesie di Tizio: tanto, paga lui tutto! E la distribuzione nelle librerie? Un sogno, perché già si sa che nessuno andrà a comprare il bel libro di Tizio, che ha una bella copertina e un bel titolo accattivante… Così il Tizio si vede consegnare dall’Editore le sue brave 500 copie, pagate con i sacrifici di uno stipendiato o di un pensionato, e, nelle migliori delle ipotesi, riuscirà a venderne qualcuna, magari “bussando” alla porta di qualche amico o di qualche familiare impietosito. Ecco come sta la poesia, oggi, in Italia, facendo naturalmente un discorso molto generalizzato (è chiaro che ci sono delle eccezioni, e meno male!…).
Consiglierei quindi a Tizio poeta (ma si badi bene, il mio è soltanto un modesto parere) di andare con i classici “piedi di piombo” e di aspettare, prima di rivolgersi ad un editore per realizzare la sua prima pubblicazione. Aspettare significa innanzitutto guardarsi dentro e fuori, maturare, rendersi conto di essere diventato davvero un “poeta” impegnato, e non un verseggiatore della domenica che scrive solo per divertimento… Ma lasciamo queste considerazioni ad un eventuale altro appuntamento con la poesia. Quello che ci interessa ora è il discorso delle antologie.
Un’altra possibilità di Tizio poeta è l’inserimento dei suoi testi in una Antologia, in una buona e seria Antologia. Le iniziative in questo senso sono state (e – ci auguriamo – saranno) tante, in tutta Italia: da quelle ad alto livello, realizzate dai Critici letterari più competenti e ufficialmente riconosciuti (per citare solo qualche esempio: “Poesia italiana contemporanea”, di G. Raboni, Sansoni 1981; “Dizionario della poesia italiana”, di M. Cucchi, Mondadori 1983; “Storia della letteratura italiana del Novecento”, di G. Spagnoletti, Newton Compton 1994; “La poesia italiana del Novecento”, di N. Lorenzini, Il Mulino 2000; i numerosi volumi de “L’altro Novecento”, di Vittoriano Esposito, Edizioni Bastogi); a quelle dedicate a periodi particolari della nostra storia ed evoluzione letteraria, o a Voci poetiche di determinata provenienza. A questo proposito, molto si è lavorato, specialmente in questi ultimi anni, per dare il giusto e meritato risalto ai poeti del nostro Sud, Autori importantissimi che molto spesso sono stati ignorati o poco considerati dalla cosiddetta “Critica ufficiale”, per lo più operante attorno alle grosse Case Editrici del Nord Italia. Così, poeti e scrittori come Alfonso Gatto, Rocco Scotellaro, Leonardo Sinisgalli, Vittorio Bodini, Lorenzo Calogero e tanti altri, sono stati “ripresi” e degnamente antologizzati (per esempio: “Oltre Eboli: la poesia”, voll. I° e II°, Lacaita Editore, 1979). E sempre in questa direzione, importante e impegnativo il lavoro svolto dal nuovo Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud, sorto a Nusco, in provincia di Avellino, grazie all’opera appassionata del poeta Giuseppe Iuliano e del critico Paolo Saggese (il quale ha pure realizzato l’Antologia “Poeti del Sud”, Elio Sellino Editore, 2003).
E a Napoli e in Campania? Quali poeti e quali antologie da citare e da proporre? Anche qui da noi le iniziative sono state molte e tutte hanno avuto un ottimo successo, come ben meritavano. Abbiamo già citato all’inizio di questa lunga carrellata sulle antologie, l’ultimo libro della Kairòs Edizioni: “Da Napoli / Verso” (citiamo alcuni dei poeti inclusi: Antonio Spagnuolo, Stelvio Di Spigno, Ciro Vitiello, Felice Piemontese, Raffaele Urraro, Wanda Marasco, Enrico Fagnano, Alberto Mario Moriconi, Stelio Maria Martini, Enzo Rega, Ugo Piscopo, Anna Santoro, Carlangelo Mauro, Domenico Cipriano, Prisco De Vivo, Giuseppe Vetromile). Dobbiamo poi menzionare la bella antologia di Ciro Vitiello (“Antologia della poesia italiana contemporanea”, Tullio Pironti Editore, 2003), nella quale figurano importantissimi poeti, come Alda Merini, Maria Luisa Spaziani, Luciano Erba, Andrea Zanzotto, Giovanni Giudici, Edoardo Sanguineti, Giovanni Raboni, Ciro Vitiello, Elio Pecora ed altri.
Ma tornando alla produzione meridionale, meritevole di grande attenzione è l’opera recente di Mario M. Gabriele, poeta e saggista di Campobasso, fondatore nel 1980 della rivista letteraria “Nuova Letteratura”. Egli, infatti, ne “La parola negata, rapporto sulla poesia a Napoli”, Edizioni Nuova Letteratura, 2005, compie uno studio approfondito e dettagliato sulla realtà contemporanea della poesia meridionale, in particolare quella napoletana, presentando schede critiche rilevanti su autori molto impegnati in questo campo. A seguire, ricordiamo un altro lavoro ben riuscito, del poeta, scrittore e critico napoletano (nativo però di Montesarchio) Gian Battista Nazzaro: “Poeti in Campania”, Marcus Edizioni, Napoli, 2006. Anche in questo libro possiamo trovare, suddivisi in capitoli “storici” (Dal Dopoguerra agli anni Novanta), i Nomi più affermati dell’attuale panorama poetico meridionale e napoletano: dal già citato Alfonso Gatto, ad Anna Maria Ortese, da Antonio Spagnuolo ad Alberto Mario Moriconi, da Carlo Felice Colucci a Franco Cavallo, da Ferdinando Grossetti a Gerardo Pedicini a Cirio Vitiello a Franco Capasso, da Giuseppe Bilotta ad Alfonso Malinconico ad Aristide La Rocca a Giuseppina Luongo Bartolini a Giuseppe Vetromile, da Giuseppe Iuliano a Pasquale Martiniello a Raffaele Urraro, da Domenico Cipriano a Wanda Marasco ad Alessandro Carandente (Marcus Edizioni): e chiediamo qui scusa per non aver potuto citare, per motivi di spazio, tutti gli altri amici poeti (e ce ne sono tanti!) che lavorano con impegno e serietà, cercando di apportare sempre elementi nuovi, sia come struttura che come contenuto e modalità espressiva, alla poesia italiana moderna.
Come si è visto, le occasioni non mancano e non mancheranno. Tizio poeta potrà essere tranquillo: un inserimento in una di queste prestigiose antologie potrà garantirgli, in linea di massima, non dico la notorietà, ma almeno la giusta considerazione del suo lavoro poetico, dal momento che la selezione operata dagli Autori e promotori di queste iniziative, editori compresi, è senz’altro seria e competente.

Giuseppe Vetromile
7/07/07

Le Foto de "La Rocciapoesia 3"

Le foto dell'incontro de "La Rocciapoesia 2", a Pratella, il 27 ottobre 2012

Le foto dell'evento "Una poesia fuori dal comune". Sant'Anastasia, 23 settembre 2012

Una poesia fuori dal comune, Sant0Anastasia, 23 settembre 2012

PUNTO, Almanacco della Poesia italiana

PUNTO SCHEDA

ARCARTE - IL VIAGGIO DELLA CREATIVITA'

Si è svolto il 30 novembre scorso, alle ore 17, presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Palazzo Serra di Cassano in Via Monte di Dio 14, Napoli, il Convegno di studi e reading di poesia "ARCARTE - IL VIAGGIO DELLA CREATIVITA'".
All'interessante incontro, promosso e organizzato dall'Istituto Culturale del Mezzogiorno e dall'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, hanno preso parte:
- Natale Antonio Rossi, Presidente Unione Nazionale Scrittori Artisti;
- Ernesto Paolozzi, Università di Napoli Suor Orsola Bnincasa;
-Antonio Scamardella, Università di Napoli Parthenope;
- Antonio Filippetti, Presidente Istituto Culturale del Mezzogiorno.
Nell'ambito del convegno si è svolta la rassegna "Liberi in Poesia", con la partecipazione di autori di diverse generazioni. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito ad "ARCARTE" quale suo premio una medaglia di rappresentanza.

Le foto del convegno

Presentazione "Sulla soglia di piccole porte"

Enza Silvestrini, 11 ottobre 2012