Presentazione libri poesia, narrativa, saggistica ed altri generi. Incontri, dibattiti su vari argomenti di carattere letterario, storico, scientifico. Organizzazione di eventi culturali.
20 ottobre 2008
La XXVII Edizione del Concorso Internazionale di poesia "Città di Quarrata"
Fondato nel 1982 da Vivaldo Matteoni, attore e persona di grande cultura, che con impegno e passione si è sempre prodigato in questa encomiabile iniziativa letteraria, il concorso è andato crescendo puntualmente di anno in anno, grazie anche alla competenza e dedizione degli “eredi” (dal momento che il caro amico Vivaldo Matteoni non può più seguire da vicino l’evento, per motivi di salute e di età!), e cioè il rag. Biagio Falcini e il sig. Leo Terziani, presidente della Pro Loco di Quarrata.
Il concorso è internazionale in quanto prevede anche una sezione per poeti residenti all’estero. A parte l’ospitalità davvero eccezionale riservata ai poeti convenuti a Quarrata in occasione della cerimonia di premiazione, che si svolge nella magnifica villa medicea “La Magia”, i premi in palio, dal primo al quinto classificato, e per la sezione “estero”, sono cospicui, in denaro e oggetti di valore, tra cui la medaglia del Presidente della Repubblica; anche i dieci segnalati ricevono dei premi molto interessanti, oltre al soggiorno e ad un piccolo contributo spese di viaggio per coloro che provengono da fuori regione.
Insomma, un Concorso di poesia di tutto rispetto, che ha anche il pregio di avvalersi di una Giuria molto qualificata, seria, competente ed appassionata, che premia meritatamente autori validi e di indubbio spessore poetico: basta per questo dare uno sguardo all’”Albo d’oro”, che, a partire dal lontano 1982, ha visto avvicendarsi poeti di rilievo come Dante Strona, Walter Melani, Luigi Cattaneo (2 volte), Adriana Scarpa, Cesj Bianchi Petitti, Giusy Verbaro, Salvatore Cangiani (due volte), Francesco Paciscopi (due volte), Carla Binaghi (due volte), Maria Cristina Dozzin, Benito Galilea, Pasquale Balestriere, M. P. Bianchi Cecchini, Mario Fiorillo, Gino Rago, Armando Giorgi, Adolfo Silveto, Giuseppe Vetromile, Eugenia Tumelero, Fabrizio Bianchi e Caterina Bigazzi.
Questa Ventisettesima edizione, la cui cerimonia di premiazione si è svolta nella suggestiva Villa La Magia domenica scorsa 19 ottobre, ha assegnato il primo premio a Caterina Bigazzi, di Lastra a Signa (Fi); il 2° a Pasquale Balestriere, di Barano d’Ischia (Na); il 3° a Giovanni Caso, di Siano (Sa); il 4° ad Umberto Vicaretti, di Luco dei Marsi (Aq), e il 5° a Loriana Capecchi, di Quarrata. Segnalati a pari merito i poeti: Giancarlo Angelini, Salvatore Cangiani, Dante Clementi, Carmelo Consoli, Carmen De Mola, Marcello De Santis, Gennaro Grieco, Anna Natale, Daniela Raimondi e Giuseppe Vetromile.
La cerimonia è stata allietata dagli interventi musicali e canori eseguiti dalla Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Quarrata, diretta dal Maestro Alessandro Francini, e con le voci di Benedetta Gaggioli, Lucia Coppini e Stefano Arnetoli.
Per ulteriori informazioni, e per chi volesse partecipare alla prossima edizione di questo importante concorso letterario, si riporta qui di seguito il sito della Pro Loco di Quarrata: www.prolocoquarrata.it
Giuseppe Vetromile
20/10/08
13 ottobre 2008
Sui sentieri della luna di Minori

Merito del Comune di Minori che ha ospitato i poeti, ma merito soprattutto dell’instancabile e sempre validissimo Mario Apuzzo, artista e poeta d’eccezione, che insieme alla sua consorte signora Colomba Iovino, da anni con l’Associazione “Centro Studi Xeniart – Minori/Terzigno” da loro fondata, porta avanti un programma denso di incontri ed eventi culturali e letterari davvero di alto profilo qualitativo.
Questa terza edizione de “Sui sentieri della luna” ha visto la partecipazione di noti poeti campani, ben conosciuti e stimati a livello nazionale. Si sono alternati nella lettura delle loro poesie, prima nella Sala Consiliare del Comune e poi nelle stradine e nelle caratteristiche piazzette di questa incantevole cittadina della costiera amalfitana, a volte affidando i loro versi all’ottimo attore e declamatore Giuseppe Nutini, i poeti: Ilara Caputi, Cinzia Caputo, Prisco De Vivo, Carlo Di Legge, Mimmo Grasso, Giuseppe Mascolo, Annibale Rainone, Raffaele Urraro, Carla Varano Vidiri, Nino Velotti, Giuseppe Vetromile, Salvatore Violante, Rosaria Zizzo e lo stesso Mario Apuzzo. L’attore Giuseppe Nutini ha anche letto i versi di Franco Innella e Ciro Vitiello, assenti purtroppo per motivi personali, come pure non hanno potuto partecipare i poeti Domenico Cipriano, Fabio Dainotti, Ulisse Di Palma e Romina Russo.
Un “Convivio sul BenEssere” che ha il merito di scoprire e di porgere all’affascinante mondo di Minori, e non solo, un evento davvero eccezionale, in cui la poesia, la vera poesia, è solo un primo importante gradino per innalzare questa martoriata e a volte, purtroppo, degradata quotidianità verso la luna e il regno dei fondamentali valori umani, culturali e sociali, riferimenti imprescindibili del buon vivere su questo pianeta.
Arrivederci dunque alla quarta edizione, a Minori, con l’augurio che la luna possa sempre riverberare e illuminare dall’alto i nostri impervi cammini.
Giuseppe Vetromile
13/10/08
8 ottobre 2008
Spazio Poesia nr. 14 - Ma quale poesia?
Non è naturalmente mia intenzione condannare l’invadente materialità e animalità che domina a tutto campo, o biblicamente dividere i buoni dai cattivi: ogni epoca è un mondo a sé, con i propri guai e le proprie illuminazioni, con i propri santi e i propri diavoli. Ma davvero oggi si è raggiunto il culmine, e la cosiddetta globalizzazione che ha tutto, ma proprio tutto, appiattito e omologato, ci vede insensibili e gelidi, rassegnati e utenti immediati di “beni” e di prodotti (a volte futili) “usa–e–getta”.
In tutto questo bailamme, c’è ancora spazio per la creatività, per l’arte, e in particolare per la poesia? Sembrerebbe a prima vista di no, che’ l’urgenza della quotidianità (che in molti casi e in molte famiglie ancora si traduce nella necessità di sopravvivere con un magro stipendio o pensione, oppure nella disperata ricerca da parte di giovani armati di tanta santa pazienza, del fatidico posto fisso o se non altro di un barlume o straccio di lavoro che dia loro la possibilità di avere un minimo di “respiro” vitale…), o gli input troppo tecnologici di un mondo massificato (che ci induce ad acquisire ed usare solo materia e prodotti pseudo–utili!) rende la cosiddetta creatività individuale una manifestazione dell’intelletto e della propria sensibilità, secondaria rispetto alla “ricerca del pane quotidiano” per vivere! E se è vero che “non di solo pane vive l’uomo”, è pur vero che solo le sue “briciole” costituiscono ciò che noi tutti diciamo “arte” (intesa come pura creazione dello spirito).
Ma siccome lo spirito dell’uomo comunque ha una tensione verso l’infinito, verso l’esteticamente bello e gratificante, verso la quasi perfezione, rimane questa impellenza in noi, più o meno manifesta: non per niente l’Ulisse di Dante dice ai suoi compagni di viaggio: “Fatti non foste a viver come bruti / ma per seguir virtude e canoscenza” (Inferno canto XXVI, 116-120), il che è emblematico: si cerca sempre la realizzazione dei propri sogni d’avventura, più o meno inconsciamente, e nel lavoro (se si ha la fortuna di trovarne uno che coniughi fatica e piacere!), e nel tempo libero (ah, fortunati artisti della domenica!).
Ma il tempo libero si è ridotto ad un’unghia, ed anche quello viene per lo più programmato dai mass–media e dalle mode (parlo sempre di chi – per fortuna! – un certo lavoro ce l’ha e non ha tanti problemi di “sbarchi di lunari”…), così che sono veramente pochi – eletti! – quelli che hanno fatto della propria creatività una vera professione. Per tutti gli altri è hobby, passatempo della domenica, divertissement innocente e inoffensivo. Ma quanti professori giornalisti docenti dottori ingegneri persino politici e chi più ne ha più ne metta giurano di essere letterati poeti pittori scrittori musicisti “a tempo pieno”? E, parlando più specificatamente di poesia, quanti illustri personaggi possono autorevolmente affermare di fare il poeta di professione, cioè come attività principale della loro vita? Si sa, “carmina non dant panem”, per cui quella del poeta, dello scrittore, del letterato, rimarrà sempre un’attività “a latere”, checché se ne dica. E’ finita l’epoca dei Leopardi, dei Foscolo, dei Carducci e persino dei Montale: tempi in cui non esistevano le comunicazioni in tempo reale, si usava la penna e la carta e pochi, anzi pochissimi, sapevano scrivere, per non parlare poi degli endecasillabi! Perciò i geni poetici eccellevano. Si distinguevano dalla massa! Erano pochi, erano grandi ed erano dei Capiscuola! Oggi per fortuna tutti sanno scrivere (in teoria!…), l’analfabetismo si è quasi azzerato, le comunicazioni sono velocissime, tutti usano i mezzi tecnologici, il computer, e tutti sanno archiviare, comporre, inviare messaggi, bloggare, linkare, organizzare, architettare… (ma leggere, no, quello è ancora difficile!…). Di conseguenza tutti sono poeti e scrittori, a tempo perso sempre, cioè per hobby, cioè per diletto.
Ma quale poesia? Oggi c’è un mare enorme di carta stampata, e parlando di poesia, un numero sempre in crescita di pubblicazioni di libri da parte di autori sedicenti poeti e/o scrittori. Libri che nessuno, o davvero pochissimi “estimatori” leggeranno (perché in Italia, ormai è noto, tanto si scrive ma pochissimo si legge!). Per carità, lungi da me dal condannare o criticare chi scrive e pubblica. Con i “moderni mezzi” oggi a disposizione, pubblicare, o sarebbe meglio dire stampare, un libro, è alquanto semplice, specialmente in poesia: basta spendere all’incirca duemila euro e tutto si risolve. Si entra subito nelle “benevolenze” della piccola Casa Editrice “Ics” (sorgono ormai come funghi!), un contrattino e il gioco è fatto: tanto, il rischio è solo a carico dell’autore, dal momento che è lui ad anticipare l’intero importo relativo alla stampa. Poi la distribuzione nelle librerie è minima o del tutto inesistente, e il povero autore, se vuole recuperare almeno una parte di quello che ha speso, dovrà “bussare” alle porte di amici e parenti per piazzare qualche copia. Ah, “come sa di sale lo pane altrui e com’è duro calle lo scendere e il salir per l’altrui scale…”, diceva il buon Dante! Ma il problema dell’”inflazione” della poesia, se così vogliamo definirla, non è tanto la buona disponibilità dei mezzi tecnici ormai largamente diffusi, che ci permette di realizzare un libro magari anche a casa nostra con il computer o anche di pubblicarlo in rete internet. Grazie a Dio, questo è solo un comodo ed utile strumento per agevolare la nostra creatività (la stessa cosa avviene, ad esempio, nell’arte pittorica: la fotografia e l’uso sapiente di questa tecnologia, ha reso praticamente inutile il vecchio “ritratto” con il pennello che si usava fare tanto tempo fa…). Il fatto è, piuttosto, che non ci sono riscontri. Il libro pubblicato praticamente “si perde”, fatte le dovute eccezioni (pochissime). Molti pensano di aver realizzato un capolavoro, ma questo capolavoro non avrà mai un buon riscontro da parte della cosiddetta critica ufficiale (fatte sempre le dovute eccezioni!), ed esaurite le poche copie (con la vendita “forzata” o addirittura regalandole, oppure “perdendole” in qualche concorso o ancora sulla scrivania di qualche buon critico), la storia del libro finisce lì. Sarà molto difficile che “Qualcuno” (leggi: critico letterario affermato) dica al nostro povero Poeta: “Guardi, il tentativo è buono, ma manca ancora qualcosa… insista, legga e sperimenta ancora, poi si vedrà…”; oppure: “Le sue poesie sono veramente ottime, sotto tutti i punti di vista; il libro merita di essere diffuso e conosciuto…”. Il punto è questo: la critica letteraria è vaga, non ci sono ad oggi riferimenti precisi, e così tutto va avanti senza i dovuti “filtri” o “selezioni”. Chi può a questo punto negare al nostro poeta di esser davvero tale? Oppure, quale critico, editore, o altro competente in materia potrà convincere il nostro autore, magari con buoni modi, che è meglio per lui “darsi all’ippica”, o perlomeno di aspettare un poco, di studiare ancora, di maturare?…
La poesia, come del resto la buona arte, non si insegna, e d’altro canto nessuno nasce veramente poeta. C’è una inclinazione iniziale, senza dubbio, ma questa va saggiata e sperimentata lungo il percorso di una vita. Ogni buon poeta lo sa. Ogni vero poeta lo sa. E’ un affanno continuo, uno studio pertinace, un confrontarsi con gli altri, una ricerca infinita, per acquisire alla fine (ma non si è mai soddisfatti!) una propria originale forma espressiva, una propria personale “impronta poetica”. E ci sono, certo!, dei requisiti minimi da osservare. Non parlo dell’osservanza della metrica, ormai desueta. Ma contenuto, tonalità, musicalità, uso delle figure retoriche più importanti, queste cose almeno in parte devono riscontrarsi in un buon testo poetico. Naturalmente il discorso è assai lungo, e non è mia intenzione qui, né sarei in grado, di far lezione di poesia. Desidero soltanto esporre il mio punto di vista sull’argomento, e concludo, affermando che – attenzione! – non sempre è oro ciò che luccica, e non sempre possono considerarsi poesia i “versi” che si scrivono!…
Giuseppe Vetromile
4/6/08
Spazio Poesia nr. 13 - Aristide La Rocca
Giusto un anno fa, un triste 18 ottobre 2006, moriva improvvisamente a Nola Aristide La Rocca, dottore emerito (fu direttore sanitario presso l’Ospedale Cardarelli di Napoli) e poeta di grande talento. Egli è stato, tra l’altro, il fondatore e il direttore della rivista culturale “Hyria” (dal nome di un’antica città sorta nei pressi di Nola, poi scomparsa), che da ben 35 anni si è sempre occupata di letteratura, saggistica, cultura varia, poesia, con una notevole diffusione in ambito nazionale.
Conosciutissimo e stimato nell’ambiente più colto e importante della nuova poesia napoletana e campana, Aristide La Rocca ha prodotto tantissimo, sia nel campo della letteratura medica, che in quello letterario, poetico e teatrale. Molto noti sono i suoi “Frammenti” poetici, di cui riportiamo in calce un brano ancora inedito, tratto da Frammento CV.
Attraverso la sua instancabile e puntuale opera di diffusione scientifica e letteraria, della quale la Rivista Hyria era e rimane un pregevole riferimento, Aristide La Rocca ha sempre riscosso il plauso e il riconoscimento da parte di tutti, letterati, giornalisti, personalità del mondo della Cultura, fino a meritare il conferimento della Cittadinanza Benemerita (Nola, 27 aprile 2006).
Aristide La Rocca ha anche il merito di aver sempre particolarmente curato e approfondito la poesia mediterranea e i grandi poeti del nostro Sud, come ad esempio Rocco Scotellaro, del quale era grande studioso (si ricordano i suoi numerosi interventi e conferenze, come quella tenuta a Nusco nel settembre 2005 in occasione del “Festival della poesia del Sud e per il Sud”).
Grande merito, quindi, ai figli prof.ssa Amelia La Rocca, Presidente della Fondazione Amelia e Concetta Grassi istituita dallo stesso Aristide La Rocca, e al dott. Francesco La Rocca che hanno voluto continuare l’Opera dell’illustre papà, in modo particolare la pubblicazione della Rivista, nel cui ultimo numero, dedicato interamente al ricordo del Nostro, figurano gli interventi e le testimonianze di numerose personalità del mondo editoriale, giornalistico, letterario e poetico.
Da: Frammento CV, di Aristide La Rocca
Questa è l’era della spensieratezza
recondita allegria del disperato
che varca il nostro mare in una barca
l’opera morta affondata di vivi
naufragio seppellimento a vista
nelle onde quei delfini ritentano
svegliare quei morti girano girano
attendono carezze se ne vanno
incontro a un’altra barca l’appostata
attenti circospetti due annoiati
fiocine senza gomene il massacro.
Questa è l’era della spensieratezza
alla guida zelante il vacanzaro
della prima giornata caricata
d’opere morte nude le bretelle
scalze assetate gli occhiali da sole
confondono i colori del paesaggio
sono intatti per terra arrotigliati
dalle gomme dei mezzi di soccorso
sulla corsia d’emergenza sfilano
le bare il sacerdote aspetta in chiesa.
In chiusura, vorrei qui di nuovo ricordarLo con il mio testo poetico a Lui dedicato e pubblicato sul numero commemorativo della Rivista Hyria:
Che entri un frammento di luce
(Ad Aristide La Rocca)
“Esclamate guardandomi e ammirate
d’immenso nulla più e di me maestoso”
A. La Rocca
La luce la luce un frammento ancora un poco in quest’angolo
che improvviso scompare nel cielo inatteso come un brivido
il commento del mondo che sempre farfuglia di morte al di là
e noi qui a raccogliere un continuo boato di silenzio fra le mani
eppure sentire tutto il dolore al balcone mentre abbraccio
la gente io vado via vado via e non torno non cercatemi
nell’incavo dell’ombra alla sera io sto con i gigli di nola
sottobraccio porto le ali delle poesie e un canto antico
di pastori lucani sembra precedermi ora che il sole bruca
a perpendicolo sulle case d’erba disciolte nei ricordi
io vedo ancora un’ombra che scrive una materia eterna
qui che la penna ha tratti d’inchiostro rosso di sangue
e il cuore il cuore! non resse a tanto cammino ma
ora vado oltre sto con le nuvole e spando in tutto
il creato il mio profumo di poeta
Teodora mi disse un giorno di aprirle
una scena e qui recito una parte non dovuta ma voi sentite
sentite il mio canto ancora si prolunga oltre il sole e da Bisanzio
raccoglie tutte le donne amate in un tripudio di atti applauditi
Silenzio gira ora attorno alla casa
e la pace è poesia nostra mediterranea genitrice
che vive sempre nei dintorni e dappertutto la morte
non è che un balzo improvviso fuori le mura
ho lasciato uno spiraglio
che entri ancora un piccolo frammento di luce addio
Giuseppe Vetromile
11 nov. ’07
Spazio Poesia nr. 12 - L'unione fa... la poesia
E’ da poco uscita, per i tipi dell’Editore Kairòs di Napoli, una nuova antologia poetica, dal titolo “Da Napoli, Verso”. Si tratta di un volume molto interessante, frutto dell’impegno e del lavoro di due bravi poeti napoletani, Antonio Spagnuolo e Stelvio Di Spigno, nonché dello stesso editore, che vede raccolti in 276 pagine i nomi più rappresentativi dell’attuale panorama poetico napoletano e campano (e anche nazionale), con ampio spazio dedicato ai giovani talenti, più o meno emergenti, alcuni già affermati.
A prima vista si potrebbe pensare che sia uno dei soliti “esperimenti” editoriali, in questo campo, con il mero intento di raccogliere alla bell’e meglio una serie di nominativi, poeti più o meno validi che hanno però una gran voglia di “comparire” a tutti i costi (nel vero senso della parola!). E non si ritengano contrariate quelle persone che cercano – a torto o a ragione, più o meno inconsapevolmente – il modo migliore (secondo loro) di assurgere alla celeste categoria di poeta per il solo fatto di aver scritto dei versi (più o meno belli, più o meno “ariosi”). Gli Editori spesso hanno un gran daffare in altri campi e già con la crisi della carta stampata, non vanno certo a ficcarsi in vicoli ciechi stampando libri (di poesie) che molto difficilmente si venderanno: specialmente in Italia poi, la poesia, si sa, è un oggetto misterioso, e il grande pubblico è assai scettico su questo argomento, preferendogli magari l’ultimo thriller o il romanzetto da “GrandHotel”. Ma questa è un’altra storia. Venendo a noi, dunque, è certo che l’Editore pubblicherà la raccolta di poesie di Tizio: tanto, paga lui tutto! E la distribuzione nelle librerie? Un sogno, perché già si sa che nessuno andrà a comprare il bel libro di Tizio, che ha una bella copertina e un bel titolo accattivante… Così il Tizio si vede consegnare dall’Editore le sue brave 500 copie, pagate con i sacrifici di uno stipendiato o di un pensionato, e, nelle migliori delle ipotesi, riuscirà a venderne qualcuna, magari “bussando” alla porta di qualche amico o di qualche familiare impietosito. Ecco come sta la poesia, oggi, in Italia, facendo naturalmente un discorso molto generalizzato (è chiaro che ci sono delle eccezioni, e meno male!…).
Consiglierei quindi a Tizio poeta (ma si badi bene, il mio è soltanto un modesto parere) di andare con i classici “piedi di piombo” e di aspettare, prima di rivolgersi ad un editore per realizzare la sua prima pubblicazione. Aspettare significa innanzitutto guardarsi dentro e fuori, maturare, rendersi conto di essere diventato davvero un “poeta” impegnato, e non un verseggiatore della domenica che scrive solo per divertimento… Ma lasciamo queste considerazioni ad un eventuale altro appuntamento con la poesia. Quello che ci interessa ora è il discorso delle antologie.
Un’altra possibilità di Tizio poeta è l’inserimento dei suoi testi in una Antologia, in una buona e seria Antologia. Le iniziative in questo senso sono state (e – ci auguriamo – saranno) tante, in tutta Italia: da quelle ad alto livello, realizzate dai Critici letterari più competenti e ufficialmente riconosciuti (per citare solo qualche esempio: “Poesia italiana contemporanea”, di G. Raboni, Sansoni 1981; “Dizionario della poesia italiana”, di M. Cucchi, Mondadori 1983; “Storia della letteratura italiana del Novecento”, di G. Spagnoletti, Newton Compton 1994; “La poesia italiana del Novecento”, di N. Lorenzini, Il Mulino 2000; i numerosi volumi de “L’altro Novecento”, di Vittoriano Esposito, Edizioni Bastogi); a quelle dedicate a periodi particolari della nostra storia ed evoluzione letteraria, o a Voci poetiche di determinata provenienza. A questo proposito, molto si è lavorato, specialmente in questi ultimi anni, per dare il giusto e meritato risalto ai poeti del nostro Sud, Autori importantissimi che molto spesso sono stati ignorati o poco considerati dalla cosiddetta “Critica ufficiale”, per lo più operante attorno alle grosse Case Editrici del Nord Italia. Così, poeti e scrittori come Alfonso Gatto, Rocco Scotellaro, Leonardo Sinisgalli, Vittorio Bodini, Lorenzo Calogero e tanti altri, sono stati “ripresi” e degnamente antologizzati (per esempio: “Oltre Eboli: la poesia”, voll. I° e II°, Lacaita Editore, 1979). E sempre in questa direzione, importante e impegnativo il lavoro svolto dal nuovo Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud, sorto a Nusco, in provincia di Avellino, grazie all’opera appassionata del poeta Giuseppe Iuliano e del critico Paolo Saggese (il quale ha pure realizzato l’Antologia “Poeti del Sud”, Elio Sellino Editore, 2003).
E a Napoli e in Campania? Quali poeti e quali antologie da citare e da proporre? Anche qui da noi le iniziative sono state molte e tutte hanno avuto un ottimo successo, come ben meritavano. Abbiamo già citato all’inizio di questa lunga carrellata sulle antologie, l’ultimo libro della Kairòs Edizioni: “Da Napoli / Verso” (citiamo alcuni dei poeti inclusi: Antonio Spagnuolo, Stelvio Di Spigno, Ciro Vitiello, Felice Piemontese, Raffaele Urraro, Wanda Marasco, Enrico Fagnano, Alberto Mario Moriconi, Stelio Maria Martini, Enzo Rega, Ugo Piscopo, Anna Santoro, Carlangelo Mauro, Domenico Cipriano, Prisco De Vivo, Giuseppe Vetromile). Dobbiamo poi menzionare la bella antologia di Ciro Vitiello (“Antologia della poesia italiana contemporanea”, Tullio Pironti Editore, 2003), nella quale figurano importantissimi poeti, come Alda Merini, Maria Luisa Spaziani, Luciano Erba, Andrea Zanzotto, Giovanni Giudici, Edoardo Sanguineti, Giovanni Raboni, Ciro Vitiello, Elio Pecora ed altri.
Ma tornando alla produzione meridionale, meritevole di grande attenzione è l’opera recente di Mario M. Gabriele, poeta e saggista di Campobasso, fondatore nel 1980 della rivista letteraria “Nuova Letteratura”. Egli, infatti, ne “La parola negata, rapporto sulla poesia a Napoli”, Edizioni Nuova Letteratura, 2005, compie uno studio approfondito e dettagliato sulla realtà contemporanea della poesia meridionale, in particolare quella napoletana, presentando schede critiche rilevanti su autori molto impegnati in questo campo. A seguire, ricordiamo un altro lavoro ben riuscito, del poeta, scrittore e critico napoletano (nativo però di Montesarchio) Gian Battista Nazzaro: “Poeti in Campania”, Marcus Edizioni, Napoli, 2006. Anche in questo libro possiamo trovare, suddivisi in capitoli “storici” (Dal Dopoguerra agli anni Novanta), i Nomi più affermati dell’attuale panorama poetico meridionale e napoletano: dal già citato Alfonso Gatto, ad Anna Maria Ortese, da Antonio Spagnuolo ad Alberto Mario Moriconi, da Carlo Felice Colucci a Franco Cavallo, da Ferdinando Grossetti a Gerardo Pedicini a Cirio Vitiello a Franco Capasso, da Giuseppe Bilotta ad Alfonso Malinconico ad Aristide La Rocca a Giuseppina Luongo Bartolini a Giuseppe Vetromile, da Giuseppe Iuliano a Pasquale Martiniello a Raffaele Urraro, da Domenico Cipriano a Wanda Marasco ad Alessandro Carandente (Marcus Edizioni): e chiediamo qui scusa per non aver potuto citare, per motivi di spazio, tutti gli altri amici poeti (e ce ne sono tanti!) che lavorano con impegno e serietà, cercando di apportare sempre elementi nuovi, sia come struttura che come contenuto e modalità espressiva, alla poesia italiana moderna.
Come si è visto, le occasioni non mancano e non mancheranno. Tizio poeta potrà essere tranquillo: un inserimento in una di queste prestigiose antologie potrà garantirgli, in linea di massima, non dico la notorietà, ma almeno la giusta considerazione del suo lavoro poetico, dal momento che la selezione operata dagli Autori e promotori di queste iniziative, editori compresi, è senz’altro seria e competente.
Giuseppe Vetromile
7/07/07
Spazio Poesia nr. 11 - Luigi Fontanella
Un ritorno che attendevamo da qualche tempo e che ci gratifica per lo spessore e il pregio delle sue tematiche poetiche, e per la notorietà indiscussa del personaggio: Luigi Fontanella, poeta che vive e lavora negli Stati Uniti, nel Long Island, per la precisione, ma che non dimentica mai le sue origini salernitane e l’intenso periodo della sua preparazione letteraria e poetica trascorso qui in Italia, è dunque ancora una volta con noi. L’occasione è il suo ultimo libro, “L’azzurra memoria”, una raccolta antologica di poesie, dal 1970 fino al 2005, comprendendo anche, nell’ultima parte del libro, dei testi inediti dal 2002 al 2005. Il libro, edito da Moretti & Vitali Editori di Bergamo, è inserito nella collana “Fabula”, diretta da Paolo Lagazzi, Stefano Lecchini e Giancarlo Pontiggia, nomi illustri dell’attuale panorama letterario italiano. Anche la prefazione, nella forma di intervista, è di Giancarlo Pontiggia.
Luigi Fontanella, dunque, inizia il suo lungo itinerario poetico negli Stati Uniti, dove si trasferisce nel 1976, non senza però aver già sperimentato con successo, negli anni precedenti e ancora prima durante il liceo, la sua scrittura in versi. Una lunga carriera professionale che non possiamo purtroppo raccontare nei dettagli per motivi di spazio tipografico, lo vede ora professore ordinario di lingua e letteratura italiana presso l’Università Statale di New York. Poeta, narratore e saggista, nonché giornalista, è stato corrispondente culturale da New York per la RAI dal 1982 al 1987. Dal 1982 dirige la prestigiosa rivista internazionale di letteratura “Gradiva”, che ospita esponenti di spicco della poesia contemporanea, ed è fondatore e presidente dell’Associazione Culturale IPA (Italian Poetry in America).
La poesia di Luigi Fontanella è profonda e completa: i temi fondamentali dell’esistenza, la metafora del viaggio, la vita, la morte, il tempo, gli amici, vi sono trattati in modo incisivo, con l’utilizzo, come afferma Giancarlo Pontiggia nella presentazione, di strutture poetiche ad ampio raggio, da quella classica fino alla prosa poetica.
Riportiamo qui di seguito una sua poesia, tratta da “L’azzurra memoria”
RESISTERE AL PRESENTE
(via Michel Deguy)
Poesia è nella figura che
batte alla porta e muore sulla soglia
ascoltando il vedere
la manifestazione
che mostra il suo niente.
Niente è evidente per sé
se non ciò che appare.
Non è sola ma danza con
la ronda delle sue accompagnatrici
apre la circostanza di un di là
come estensione alle
possibilità infinite del mondo
many comings all together.
Le cose non sono più oggetti né concetti
sono casi-unità
pure virtualità.
Giuseppe Vetromile
23 apr 2007
Spazio Poesia nr. 10 - I Poeti di Sant'Anastasia
I poeti di Sant’Anastasia? Solo 8 hanno partecipato al concorso di poesia, ed è già tanto, e parlo di Massimo De Mellis, che è risultato il migliore, ma parlo del già conosciutissimo ed eccezionale Andrea De Cristofaro, parlo della giovane e già brava Francesca Di Giacomo. Sono convinto, però, che i poeti di Sant’Anastasia non sono soltanto gli 8 che hanno partecipato, bensì 80, o anche 800, e perché no? 8000…
Una città di poeti è anche una città più sana e più sincera.
Giuseppe Vetromile
25/3/07
Spazio Poesia nr. 9 - Rocco Scotellaro
Rocco Scotellaro morì nel 1953. Poeta a volte troppo trascurato dalla critica ufficiale, è ora ripreso e riconsiderato nella sua giusta e meritoria valenza letteraria, insieme a tanti altri poeti del nostro meridione (come lo stesso Sinisgalli o Alfonso Gatto), grazie all’appassionato e impegnativo lavoro di ricerca e di documentazione svolto e portato avanti da critici letterari, studiosi e sodalizi particolarmente attenti al fenomeno della poesia meridionale, come il Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud sorto a Nusco, in provincia di Avellino.
Le viole sono dei fanciulli scalzi
(Da: “E’ fatto giorno”, 1948)
Sono fresche le foglie dei mandorli
i muri piovono acqua sorgiva
si scelgono la comoda riva
gli asini che trottano leggeri.
Le ragazze dagli occhi più neri
montano altere sul carro che stride,
Marzo è un bambino in fasce che già ride.
E puoi dimenticarti dell’inverno:
che curvo sotto le salme di legna
recitavi il tuo rosario
lungo freddi chilometri
per cuocerti il volto al focolare.
Ora ritorna la zecca ai cavalli
ventila la mosca nelle stalle
e i fanciulli sono scalzi
assaltano i ciuffi delle viole.
Continueremo il discorso sulla poesia meridionale con altre voci rappresentative di questa realtà, nei prossimi numeri del giornale.
Giuseppe Vetromile
Spazio Poesia nr. 8 - Franco Capasso
Poeta singolare, dicevo, per il suo carattere schivo e taciturno; ma la sua poesia è stata ed è una grande poesia, incisiva, particolarissima, a volte trasgressiva e molto sofferta. Molto intensa è stata la sua attività letteraria, essendo stato redattore di molte riviste letterarie quali “Oltranza”, diretta da Ciro Vitiello, ed ultimamente “Secondo Tempo”, diretta da Alessandro Carandente. Ha pubblicato diverse raccolte poetiche e le sue poesie sono state inserite in numerose ed importanti antologie. E’ stato inoltre tradotto in francese, inglese e greco moderno. La sua intensa attività poetica lo ha visto spesso al centro di importanti avvenimenti ed incontri culturali, in compagnia di noti poeti, scrittori e critici letterari contemporanei, quali Mario Luzi, Luciano Luisi, Giuliano Manacorda, Alessandro Carandente, Luigi Fontanella.
L’Editore e poeta Alessandro Carandente gli ha dedicato un numero speciale di “Secondo Tempo”, il Libro Ventisettesimo, nel quale si potranno leggere molti interventi commemorativi su questo nostro interessante Poeta, e una approfondita nota critica dello stesso Editore.
Noi ci dobbiamo purtroppo limitare qui a riportare una sua bella poesia, tratta dal volume “Dei colori”, della Marcus Edizioni, 2004.
Da questa postazione nel buio
Da questa postazione nel buio
guardo il muto divenire
e sembra pura coazione
: si stempera nell’andare per mete
alterne
mai uguali
intorno all’asse della memoria
: un viluppo di luci che corre all’infinito
alternandosi in luce-ombra
come in una forma di febbre
bussando alla porta
della casa disabitata
l’organo eretto del vento
scrive una storia legata ad un filo
sottile come una febbre sottile
che uccide
Spazio Poesia nr. 7 - Vittorio Bodini
Eccoci di nuovo a parlare di poesia colta, e di un poeta non molto noto ai più, di un poeta del nostro sud che purtroppo non compare nella lista cosiddetta ufficiale dei “grandi”, pur essendo un poeta molto valido, dell’ultimo novecento. Sto parlando di Vittorio Bodini, nato a Bari nel 1914 e morto a Roma nel 1970. Un poeta pugliese, dunque, dimenticato più o meno volutamente dalla critica contemporanea per essere “uno dei tanti”. Ma l’impegno profuso nella poesia, da parte del Bodini, è stato davvero considerevole ed incisivo, tanto che dopo un periodo di circa un decennio vissuto in Spagna, ebbe al suo ritorno in Italia l’incarico di Letteratura Spagnola all’Università di Bari, dove pubblicò anche il saggio “L’Esperienza Poetica”. Bodini, oltre ad essere un eccellente poeta, è stato anche un ottimo traduttore della poesia spagnola: Lorca, Cervantes, Salinas, Alberti, Quevedo, Larrea, Aleixandre. Rilevanti i suoi contributi saggistici, tra cui si segnalano particolarmente: “I poeti surrealisti” (Torino, 1963), gli “Studi sul barocco di Gòngora” (Roma, 1964), e “Segni e simboli nella Vida es sueno” (Bari, 1968).
Tra le opere di poesia mi piace qui citare “La luna dei Borboni” (Milano, Edizioni della Meridiana, 1952), e “Dopo la luna” (Caltanissetta-Roma, Sciascia, 1956).
Ma leggiamo ora una delle sue poesie più belle, intrisa di nostalgia e fortemente evocativa:
Sulle pianure del Sud non passa un sogno
(da: “La luna dei Borboni”)
Sulle pianure del Sud non passa un sogno.
Sostantivi e le capre senza musica,
con un segno di croce sulla schiena,
o un cerchio,
quivi accampati aspettano un’altra vita.
Tutto è evidenza e quiete, e si vedrebbe
anche un pensiero, un verbo,
con il bigio sgomento d’una talpa
correre tra due pietre.
La pianura mirare a perdita d’occhi,
senza case, senz’alberi, senza una lettera:
livello di un’assenza a cui sole si sporgono
capre o spettri di capre morte da secoli,
che brucano le amare giade dell’insonnia,
l’acciaio senza luce d’antiche spade,
quando popoli amari si scontravano
e di sangue tingevano i cieli della preistoria.
Così, se qualche giorno dal sottosuolo
un riso magro scatenato nel vento
di scirocco si stira,
ciò che all’imperturbato cielo e ai corvi
scopre la vanga
sono le dentature di cavalli
uccisi che si rammentano
che dolce festa faceva
quand’era vivo il sangue sulla pianura.
Nel darvi appuntamento al prossimo Poeta, invito ancora i lettori ad inviare i loro elaborati poetici alla nostra Redazione, per una eventuale pubblicazione.
Giuseppe Vetromile
Spazio Poesia nr. 6 - Alfonso Gatto
E Alfonso Gatto è poeta e scrittore di indiscutibile valore. Come afferma Francesco D’Episcopo, uno dei maggiori specialisti del Gatto, docente di Filologia moderna presso l’Università degli Studi di Napoli, il quale da anni con appassionata e profonda dedizione segue e riscopre rinnovandolo il percorso e l’anima poetica di questo grande autore del nostro Sud: “La prosa poetica di Alfonso Gatto, come la sua poesia in prosa, attinge a varie linfe e sortisce senz’altro l’effetto di restituire Napoli e il Sud a quell’afflato europeo, che storicamente appartiene al loro sangue da sempre”.
Morto in un tragico incidente stradale ad Orbetello nel 1976, ci lascia numerose opere di poesia e di narrativa, tra le quali ci piace qui ricordare “Il vaporetto”, raccolta di poesie per bambini di ogni età; “Napoli N.N.”, una raccolta di racconti straordinaria, densi di rabbia e di amore verso una città e un Sud in cerca di un nome, di un’origine, di una radice (F. D’Episcopo).
Ed ora riportiamo qui di seguito una sua lirica, tratta dalla raccolta “Osteria flegrea”.
Paesaggio di sale
Così dal muro povero la croce
nel mezzogiorno parve già di sale.
Svegliava il mare verso la sua foce
un abbaglio d’oceano, le scale
perpetue d’una svolta. Passò il vento.
E nella bianca atlantide di calce
l’uomo pescato dal suo raggio, intento
ai prati della luce, con la falce
mieteva il verde ràpido, la gloria
del temporale, se n’apriva il volto.
Il mare asciuga gli occhi, il sale ha tolto
gli occhi all’asino cieco della noria.
Molto ancora andrebbe detto su questo grande poeta dal forte temperamento, i cui scritti sono tracce indelebili di un appassionato impegno sociale, pur se venati da un certo pessimismo, specialmente nelle sue ultime opere. Ma dobbiamo qui chiudere questa brevissima parentesi letteraria, con la promessa di riaprirla prossimamente con un altro grande personaggio della letteratura e della poesia meridionale.
Giuseppe Vetromile
Spazio poesia nr. 5 - Adriana Scarpa
La poesia non muore, la poesia non è morta. Anche se la voce può cessare, anche se il canto sublime può interrompersi indefinitamente, l’anima della poesia resta. E resta fra noi la poesia di Adriana Scarpa, che malignità terrene hanno strappato a questo temporaneo viaggio di materia. Adriana Scarpa, infatti, non c’è più: è deceduta lo scorso 19 ottobre, lasciando tutti noi costernati e affranti. Adriana Scarpa è stata, è, una grande poetessa, e senza alcuna retorica ma riconfermando una realtà che è sempre stata sotto gli occhi di tutti noi che scriviamo poesie e ci sforziamo di dare un valido contributo all’attuale panorama poetico italiano, possiamo ben dire che la Nostra Poetessa è stata – e continua ad essere – un preciso riferimento, un punto fermo, un modello eccelso da seguire, da studiare, da amare.
Nata a Venezia nel 1941, sua abituale residenza è però stata la città di Treviso, dove appunto si è spenta. Ex funzionario della Banca d’Italia, Adriana fin da piccola aveva sempre dimostrato particolare predilezione per la poesia, tanto da affermarsi, nella sua maturità poetica, in importantissimi concorsi letterari nazionali, nelle cui commissioni giudicatrici figuravano nomi prestigiosi della letteratura contemporanea, quali Ungaretti, Caproni, Zanzotto, Bo, Galasso, Grisi e tanti altri. Numerosissimi i primi premi, intensa la sua attività letteraria e prolifica la sua opera, con più di trenta pubblicazioni, per la maggior parte avute in premio e sempre qualificandosi con molto merito ai primi posti nei vari concorsi. Ultimamente la sua città, Treviso, le aveva pubblicato un’antologia completa di intervista, dedicandole un’intera giornata di festeggiamenti.
Una poesia intensa, alta, quella di Adriana Scarpa, che lascerà certamente un’impronta per la sua peculiare e caratteristica espressività. Diamo qui, purtroppo brevemente, un esempio della sua lirica melodiosa.
Mi resta tutto il cielo da spartire
Sono la parola
fuggita dal muro di brezza
che fruga la quieta anima
delle ultime stelle. La mia ricerca
fluttua tra pareti
che non fanno storia, lampade
sospese ai davanzali, lo scialle
modellato alla figura.
S’accende sulla bocca
il cristallo delle rugiade
ma nessuno
può rubarmi il pensiero
che dorme nei tronchi
e c’è stagione nuova
anche per gli occhi
che hanno perduto l’innocenza.
Oggi
mi sento leggera come un ramo
che resta solo col suo peso
dopo un volo di passeri
e la luce
s’irraggia dai contorni delle cose.
L’azzurra matassa della vita
somiglia ad una lucciola vagabonda
e mi resta tutto il cielo
da spartire
con l’anima sempre nuova; la realtà
evade cantando
e il corpo
oltre i confini del tempo.
Il paesaggio si posa sopra la città:
dove comincio, dove finisco
è un incendio di vene
nello spazio che svolge
i chiari giorni del passato.
(Da: “Alchimie per una donna”, 2003)
Ed ecco qui una mia poesia a Lei dedicata:
L’Allodola felice
(ad Adriana)
Somma di vita che si racimola in un baratro di terra,
ma poi che altro chiedere al cielo ininterrotto?...
Una luce che dia senso alla nostra ombra,
o un calore che avviluppi la nostra desolazione
in questa casa: ma poi che altro bussare
alla porta del cielo?...
Hai bussato! Ed hai chiesto!... Tu, Adriana,
nell’ora del tramonto, hai chiesto un passaggio
eterno, che sublimi il tuo tutto che è stato qui,
che è stato una perla di dolore, una goccia di gioia.
Ogni tuo verso, ogni tuo canto è un geroglifico
d’amore, di speranza per noi rimanenti
nell’immane cataclisma di materia che è
questo creato: di credo d’esistenza oltre ogni
singola molecola. E tu ora potrai finalmente
dire, con parole di allodola felice:
Se apro porte e finestre ed esco da me,
se muovo le ali della mia libertà e la gioia
fa lievitare il peso del corpo, guardate là,
in alto, dove lo sguardo si perde nella luce,
quell’incredibile aquilone che conosce i venti.
Lassù è salita l’Allodola felice…
Giuseppe Vetromile
20/10/2005
Spazio Poesia nr. 4 - Ciro Carfora
Un poeta vicino? Sì, vicino a noi, perché risiede a pochi chilometri da Sant’Anastasia, per la precisione a Barra, ma vicino soprattutto dal punto di vista affettivo e collaborativo: Ciro Carfora, infatti, poeta sensibile ed affermato, da anni ci segue ed offre la sua grandissima esperienza nel difficile viaggio che cerca di dare alla poesia italiana una dignità considerevole nel complicato e variegato mondo quotidiano, sovente intriso di problematiche esistenziali e dedito a tutt’altri interessi. Ma naturalmente vi è di più, in Ciro Carfora, che, oltre ad essere personale e legatissimo amico, oltre al suo puntuale e prezioso impegno nella commissione esaminatrice del Premio di Poesia “Città di Sant’Anastasia”, giunto quest’anno alla quarta edizione, è come dicevo prima, squisito poeta molto attento ai problemi sociali che attanagliano la vita di tutti i giorni. La sua è una poesia dolce ma vibrante, appassionata, ricca di immagini e di spaccati di vera umanità: poesia dell’amore e della spiritualità, valori che indiscutibilmente sono tra i più salvifici per l’uomo, specialmente in quest’epoca così disorientata. Il suo impegno però non si limita soltanto nel produrre ottime composizioni poetiche (diversi sono infatti i suoi libri, pubblicati da ottime case editrici e meritevoli di giusti encomi da parte della critica letteraria), ma si profonde anche in attività collegate, come serate di letture poetiche, incontri, iniziative culturali, collaborazioni con giurie letterarie e molto altro.
Per concludere questa purtroppo breve carrellata sull’attività letteraria e poetica del nostro amico Ciro Carfora, riportiamo qui di seguito una sua poesia, che ci sembra tra le più rappresentative del suo dire poetico.
Sui sentieri del Figlio
Sui sentieri del Figlio
gli uomini divulgano
parabole di morte
e le donne
non posseggono più lacrime
per chiedere il riscatto
della vita.
Sui sentieri del Figlio
non s’arresta la corsa
della bomba e della pietra
se la pace è una carezza
dimenticata nei quaderni
di un bambino,
se le rondini non costruiscono
i nidi del futuro
e un violino spegne i tramonti
nelle chiese adornate
con garofani di tristezza.
Sui sentieri del Figlio
interrogo la fede
che mi accompagna,
ma la rabbia
che ho nel cuore
mi nega conforti
di risposte.
(Da: “Sui sentieri del Figlio”, Ediz. Magna Graecia, Napoli, 2005)
Giuseppe Vetromile
Spazio Poesia nr. 3 - Omaggio al Poeta F. Cavallo
Il 15 maggio di quest’anno (2005) si è improvvisamente ed inaspettatamente spento, a 76 anni, nella sua casa di Cuma, Franco Cavallo, uno dei massimi esponenti dell’attuale poesia napoletana (e italiana!). Mi è sembrato doveroso ricordare, anche se purtroppo brevemente per lo spazio che ci è concesso, questo grande ed attivo poeta, che nonostante la non sempre esplicita e dovuta “pubblicità” da parte dei detentori della cultura ufficiale italiana, è stato poeta originale e fecondo, fondatore e direttore della rivista letteraria “Altri Termini”, nonché di quaderni poetici e altre importanti pubblicazioni. E’ stato inoltre il fondatore, nel 1966, del Premio Argentario, che ha visto premiare tra l’altro Andrea Zanzotto, Amelia Rosselli e Alberto Moravia. Troppo lungo sarebbe riportare qui la sua densa attività di poeta, letterato, saggista, giornalista, prosatore, e quindi stralciamo dal numero monografico “Omaggio a Franco Cavallo” della rivista letteraria “Secondo Tempo”, nr. 25, Marcus Edizioni, diretta dal poeta prof. Alessandro Carandente (chi volesse ulteriori informazioni può consultare il sito web www.marcusedizioni.it), questi righi: Sicuramente era uno dei pilastri della cultura italiana, almeno di quella alternativa, poco visibile ma operante e scavante gallerie sotterranee in silenzio nella sua praticabilità scritturale laterale e antagonista. Se gli dovessimo assegnare una collocazione provvisoria lo metteremmo accanto a Corrado Costa, fiancheggiatore del Gruppo 63, ma in effetti defilato e a sé stante…
Concludiamo riportando qui di seguito alcuni suoi versi:
*
quando avrò rotto un altro pensiero
quando avrò sezionato una porzione di tempo
una casa con un vicolo dissenziente
è il linguaggio che cade dietro la tenda
oppure l’aria che si fa putrida
e l’alba si sfascia in concerti fluviali
quello che voglio dire è che l’acqua non c’entra
c’entra invece un inverno di cieli freddi
rosicchia l’inguine incagliato tra le pietre
una poesia si scrive per essere disfatta
come la rosa che fiorisce nell’intarsio
ovvero, la finzione lievita tra usanze sparse
……….
(da “Ladro di versi”, 1983)
Giuseppe Vetromile
Spazio Poesia nr. 2 - Leonardo Sinisgalli
Avevamo parlato nel primo numero di questa rubrica del poeta Sinisgalli. Interessante il suo linguaggio fortemente espressivo, legato ai ricordi ed alla terra d’origine. Parole schiette e piene, dense di significati profondi: in ogni suo verso è il mondo essenziale che si ripresenta a noi, in colori, suoni ed immagini immediati e coinvolgenti.
Riportiamo qui di seguito alcuni versi tratti dalla poesia “Nessuno più mi consola”, del 29 settembre 1943.
Nessuno più mi consola, madre mia.
Il tuo grido non arriva fino a me
neppure in sogno. Non arriva una piuma
del tuo nido su questa riva.
…….
Un abisso ci separa, una fiumana
che scorre tra gli argini alti di fumo.
Sono queste le tue stelle,
è il vento della terra
è la nostra speranza
questo cielo che accoglie le tue pene,
la tua volontà, la tua domanda di pace?
……
Tu ascolti, madre mia,
il pianto sconsolato delle Ombre
che non trovano requie
sotto le pietre battute
dal tonfo di fradici frutti.
Questa poesia è in realtà molto più lunga, ma già da questi pochi versi è possibile notare in questo grande poeta meridionale la sua veemenza espressiva, ricca di sentimento e tecnicamente quasi perfetta. E’ questo giusto equilibrio, direi quasi fusione, tra il “contenuto” e il “contenente”, che rende una poesia una “vera” poesia!
Arrivederci al prossimo numero, dunque, e, mi raccomando, scrivete, scrivete, scrivete! Ma, soprattutto (per chi vuol frequentare la dura strada della Poesia), leggete e studiate!
Giuseppe Vetromile
Spazio Poesia nr. 1 - Leonardo Sinisgalli
Ospitiamo in questo spazio del giornale, a partire da questo numero, una poesia che possa offrire ai lettori uno spunto di godibilità poetica e, nello stesso tempo, che possa incoraggiare eventuali “poeti in erba”, esordienti e non, a presentare i loro versi da pubblicare in questo spazio, con un opportuno nostro commento.
Iniziamo oggi con una poesia di Leonardo Sinisgalli, un poeta “tecnico”, in quanto ingegnere elettronico e matematico, nato a Montemurro, in provincia di Potenza, nel 1908, e morto a Roma nel 1981. Una delle maggiori voci poetiche del nostro meridione, tra i più rappresentativi del periodo ermetico.
Autobiografia IV (da “La vigna vecchia”)
Era un fantasma saturnino
azzurro e verde mio padre
quando tornava dalle vigne
al tempo dell’insolfatura.
Aveva aperto le viti
a una a una
scostando i tralci e le ruvide foglie.
Un giorno portò un bruco
caduto da un melo,
grosso come un suo dito.
<<>>
disse una sera a sua moglie
la regina Taitù
prendendola per le due mani,
sola carezza davanti alla tribù.
Una poesia tenacemente avvinghiata al senso della terra, all’origine del Nostro uomo–poeta, che racconta con espressioni ermeticamente “dense”, non prive di pacata ironia, la propria vicenda familiare, allargata ad una umanità meridionale in perenne abbandono.
Giuseppe Vetromile
Il Castagno Poesia non si farà più
La scomparsa di Alfredo Di Marco
Risultati della 27a ediz. Premio Città di Quarrata
Il Premio Letterario "Giuseppe Malattia della Vallata"

La II Edizione del concorso "Don Luigi Di Liegro"


I premiati: per la sezione poesia inedita in lingua italiana a tema libero, il 1° premio è stato assegnato ad Alberto Averini, di Roma; il 2° a Giuseppe Vetromile e il 3° ad Armando Giorgi di Genova. Premio Speciale con medaglia del Senato della Repubblica a Marcello De Santis di Tivoli. Menzioni d’onore ai poeti Norina Berritto Serpente, Monia Casadei, Lorenzo Cerciello, Maria Rita Giannini, Mario Passerini, Gino Rago, Giovanna Ranzato e Federica Sciandivasci.
La sezione Poesia Giovani è stata vinta da Giorgia Nicolò di Portogruaro, 2° premio a Giusy Palma Bicchieri di S.Giorgio Ionico, 3° premio alla classe 3a. A della S.M.S. “Luigi Di Liegro” di Roma. Menzioni d’onore ad Alessandro Iasilli, Paolo Laurenti e Eduardo Musto.Per la sezione Libro Edito di poesia, il 1° premio è stato assegnato a Giovanni Caso di Siano, il 2° a Carla Baroni di Ferrara e il 3° a Gianni Rescigno di Santa Maria di Castellabate. Premio Speciale del Presidente del Consiglio dei Ministri a Rosa Spera di Barletta. Menzione d’onore a Sandro Angelucci di Rieti e a Benito Galilea di Roma.
La sezione Poesia Religiosa è stata vinta da Ida Cecchi di Barberino del Mugello, 2° premio Salvatore Cangiani di Sorrento, 3° Giuseppe Mancinelli di Napoli. Premio Speciale del Presidente della Camera dei Deputati a Domenico Gilio di Ariccia. Menzioni d’onore ai poeti Manfredo Capaccioli , Alessandro Bertolino, Cesare Lorefice, Giuseppe Maria Lotano e Mauro Marchesotti.Per la Narrativa, il 1° premio premio è andato alla scrittrice Elena Piccinini di Brescello, il 2° a Giuseppe Romano di Malcesine, il 3° ad Agatino Spampinato di Catania. Menzioni d’onore a Katia Brentani, Maricla Di Dio, Lorenzo Favilli, Ivano Giacomelli, Maria Rizzi, Silvana Aurilia, Mario Sodano.Per la sezione poesia in vernacolo: 1° premio ad Emilia Fragomeni di Genova, 2° premio a Mario Sodano di Napoli, 3° a Maria Rita Capasso di Monfalcone. Premio Speciale del Presidente della Repubblica ad Antonio Giordano di Palermo. Menzione d’onore a Giovannino Borrelli, Augusto Borsari, Nicola Cavaliere, Vincenzo Cerasuolo, Loredana Simonetti e Paolo Vanni.Per la sezione Teatro la giuria non ha ritenuto di assegnare premi.
La qualificatissima Giuria era composta da: Antonietta Tafuri, Presidente; Giannicola Ceccarossi, poeta; Sandra Cervone, giornalista; Pardo De Francesco, dirigente scolastico e segretario del concorso; Enzo Dipietrangelo, operatore culturale; Ninny Di Stefano Busà, poetessa e critico letterario; Franco Greco, giornalista; Nicla Morletti, scrittrice; Don Domenico Romeo, vice parroco e docente; Michele Ferruccio Tuozzo, poeta e scrittore; Federico Vigorito, regista; Antonio Zona, professore ordinario.Organizzazione: Associazione Culturale “Artelier” e Fondazione Internazionale Don Luigi Di Liegro, con il contributo del Municipio di Roma Centro Storico e Municipio Roma V.I premi consistevano, oltre alle preziose medaglie e targhe, in somme di denaro per i primi due classificati (500 euro e 300 euro) per le sezioni di poesia inedita, poesia religiosa e narrativa; euro 500 al 1° sezione Libro e 1° sezione Vernacolo.Per ulteriori informazioni e per richiedere il bando per la prossima edizione del concorso: tel. 06.4385925
La VI Edizione del Premio "A. Mattis" di Quadrelle
Come le altre edizioni del premio, anche questa si è svolta nella suggestiva cornice del cortile di Palazzo Pagani, alla presenza di un folto e interessato pubblico.
L’organizzazione tecnica del premio è tutta dell’Associazione “ArtéNot” e della sua presidente dottoressa Miriam Barbati. Presente anche l’Amministrazione Comunale di Quadrelle nella persona del Sindaco, dottoressa Lucia Napolitano.
La giuria era così composta: poeta Giuseppe Vetromile, presidente; poeti Luciano Somma e Vincenzo Cerasuolo, professori Carmine Montella, Pierfrancesco Savona e Stefania Cantelmo, segretaria Carmen Masucci.
I premiati: per la sezione ragazzi, Nunzia Sforzo, di Baiano (Av), primo premio, con la poesia “La natura se ne va in ferie”. Per la sezione racconti: Paola Miele, di Sperone (Av), primo premio, con il racconto “Favole in soffitta”, e Monica Schiaffini di Genova, premio speciale della giuria, con il racconto “La prigione dei ricordi”.
Per la sezione poesia in vernacolo: Rita Amelia, di Marigliano (Na), primo premio con la poesia “Alzheimer”. Ed infine, per la sezione poesia in italiano: Salvatore Cangiani, di Sorrento, primo premio con la poesia “I colori del pane”; Giannicola Ceccarossi, di Roma, secondo premio con la poesia “Il giorno delle lunghe spighe”; Fabiola Bellini, terzo premio con la poesia “Oltre il silenzio”.
Ospite d’onore: la giornalista Francesca Di Nola.
Giuseppe Vetromile
1/9/08
La XLI Edizione del Premio Borgognoni
L’importante evento, che ha visto premiare poeti di notevole spessore fin dal lontano 1968, si colloca ormai a pieno titolo nel panorama dei più prestigiosi premi letterari nazionali.
La qualificata Giuria, presieduta dall’instancabile Giorgio Poli, e composta da Mario Agnoli, Martino Baldi, Tita Paternostro e Donata Scarpa Di Zanni, ha esaminato i 1052 elaborati poetici pervenuti, di 379 poeti partecipanti, assegnando il 1° premio ad Antonio Zavoli di Rimini, il 2° a Raimondo Iemma di Torino, il 3° a Giuseppe Vetromile di Madonna dell’Arco Napoli, il 4° a Bruno Piccinini di Varano Marchesi Parma e il 5° a Mirella Genovese di Messina.
Oltre al premio in denaro (800 euro al 1°, 500 al 2°, 400 al 3°, 300 al 4° e 200 al 5° classificato), i poeti finalisti hanno avuto in dono coppe, targhe, medaglie, pubblicazioni e pregevoli dipinti di artisti locali. I vincitori, inoltre, hanno potuto usufruire di un pernottamento in albergo offerto dall’impeccabile Organizzazione. Sono stati anche realizzati dei “quaderni” con le poesie premiate e segnalate, quaderni che sono stati distribuiti al pubblico presente alla cerimonia.
G. Vetromile9/6/2008
Il premio di poesia "Giovanni Cianci"
Si tratta di un interessante concorso di poesia, al quale si può partecipare con liriche a tema libero in italiano e in vernacolo calabrese, con una minima quota di partecipazione di 10 euro.
Il regolamento prevede la proclamazione di 5 finalisti per entrambe le sezioni di lingua italiana e di vernacolo calabrese, di cui soltanto uno (per ciascuna delle due sezioni) sarà vincitore del primo premio, consistente in 500 euro, mentre i rimanenti quattro finalisti vengono premiati con una targa.
I finalisti, invitati a presenziare, conosceranno l’esito durante la cerimonia di premiazione.
A differenza di altri concorsi letterari che utilizzano questa formula di premiazione, il “Giovanni Cianci” di Fiumara si distingue per il fatto che a tutti i finalisti presenti alla cerimonia di premiazione viene riconosciuta l’ospitalità completa, addirittura con il rimborso delle spese di viaggio. Un’ospitalità, devo dire, davvero eccezionale, con possibilità di andare a visitare i dintorni che sono davvero suggestivi.
Un concorso che consiglio a tutti di sperimentare, dunque, se non altro per conoscere posti e persone cortesi, disponibili e simpatiche, e per assaggiare, perché no?, tanti prodotti e squisitezze locali.
I finalisti di questa sesta edizione sono stati, per la sezione in lingua italiana: Loriana Capecchi di Quarrata, Antonio Giordano di Palermo, Giuseppa Monteleone di Locri, Giovanna Oro di Reggio Calabria e Giuseppe Vetromile di Madonna dell’Arco (Na); vincitrice è risultata Loriana Capecchi.
Per la sezione in vernacolo calabrese: Giuseppe Camera di Reggio Calabria, Elena Festa di Reggio Calabria, Paolo Lacava di Fabriano, Giovanna Oro di Reggio Calabria e Rossana Rossomando di Reggio Calabria; vincitrice di questa sezione: Giovanna Oro.
A conclusione della cerimonia, che nonostante il tempo pessimo è stata piacevolissima, gli organizzatori hanno offerto un ricco buffet di prodotti locali.
Per altre informazioni e per ricevere il bando della prossima edizione: Associazione Culturale Pro Terra Onlus, Via Vittorio Emanuele I, n. 1, 89050 Fiumara (RC), tel. 096.5757476. Segretario Generale: Vincenzo Crupi
Giuseppe Vetromile
17/9/08
Il Premio Nazionale di Poesia “Giuseppe Altobello”
La qualificata Giuria, composta da Gianni Spallone, presidente, da Carmela Di Soccio e Lucio Bucci, componenti, ha decretato i tre vincitori di questa edizione, che sono rispettivamente: Manfredo Di Biasio, di Fondi, 1° premio; Giuseppe Vetromile, 2° premio, e Inoria Felline, di Olbia, 3° premio.
I vincitori, oltre ad un cospicuo riconoscimento in denaro e ad un trofeo, hanno usufruito di un’ottima e completa ospitalità da parte dell’Organizzazione, dal pomeriggio della cerimonia di premiazione fino alla domenica, per avere anche la possibilità di visitare la Città in festa per la ricorrenza del Corpus Domini.
La cerimonia di premiazione si è svolta alla presenza di un pubblico qualificato e attento, ed è stata allietata dagli intermezzi e sottofondi musicali del soprano Maria Grazia Lombardi.
Un concorso letterario, il “Giuseppe Altobello”, che è di tutto rispetto e merita senz’altro una maggiore diffusione e un riconoscimento più ampio, ed è questo l’augurio che rivolgiamo al Presidente Iannone e a tutta la sua instancabile organizzazione.
Giuseppe Vetromile
25/5/08
Un premio letterario a Piaggine
Due le sezioni previste: una sezione riservata alla poesia inedita, vinta dal poeta Domenico Luiso (premio di euro 500); secondo premio di euro 400 alla poetessa Agostina Spagnuolo e terzo premio di euro 300 a Giuseppe Vetromile. Nella sezione poesia edita sono stati premiati: Pasquale Martiniello, primo premio con euro 1300; Rita Iuliani, secondo premio con euro 700; ed infine Raffaele della Fera terzo premio con euro 400.
La giuria era composta dall’illustre poeta e giornalista Giuseppe Liuccio, presidente, e dai critici letterari Paolo Saggese e Giuseppe Iuliano, ottimo poeta irpino. Ospite d’onore il poeta Dante Maffia.
Una giornata trascorsa all’insegna della cultura letteraria e della poesia, ben organizzata dall’Associazione Amici Cilento, nella persona di Antonio Pipolo, e durante la quale si è dato ampio spazio ai giovani poeti, studenti delle scuole elementari e medie, premiati nella mattinata.
Un premio letterario valido, che merita di essere propagandato e di acquisire sempre maggiori affermazioni a livello nazionale, per il rilancio e l’approfondimento della cultura cilentana e, soprattutto, meridionale.
Per ulteriori dettagli, consultare il sito http://www.amicicilento.altervista.org/
Giuseppe Vetromile
18/5/08
Un convivio sul "BenEssere"
La terza edizione di “Un Convivio sul BenEssere”, così s’intitola l’iniziativa, prevede infatti una nutrita serie di appuntamenti, realizzati in collaborazione con il Centro Studi Xeniart di Minori/Terzigno, con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, con la Bibliomediateca di Minori, e con la Pro Loco di Minori.
Gli incontri sono iniziati il 27 aprile scorso con la presentazione del libro “Orizzonti di mezzanotte”, di Michele Ingenito, relatori Francesco D’Episcopo e Giampaolo Cirillo, coordinati da Mario Apuzzo, dopo i saluti del Sindaco di Minori Giuseppe Lembo e di Nicola Carrano, sindaco di Atrani.
Domenica scorsa 11 maggio si è invece presentato il romanzo storico “Il cappotto del nonno”, di Francesco Sisinni; dopo i saluti di Francesco Criscuolo, preside e consigliere del Comune di Minori, sono intervenuti Giorgio Agnisola e Alessandro Carandente, coordinati dall’instancabile Mario Apuzzo. Serata molto interessante e ricca di annotazioni storiche, filosofiche ed artistiche, in quanto l’autore del libro, Francesco Sisinni, è un autorevole esponente del mondo culturale, avendo collaborato, tra l’altro, con Giovanni Spadolini alla creazione del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali. A chiusura, l’applaudito intervento del senatore Alfonso Andria.
I prossimi appuntamenti prevedono le presentazioni dei libri “Giannino di Lieto, la ricerca di forme nuove del linguaggio poetico – atti del convegno”, il 31 maggio; “Le seduzioni dell’inverno”, di Lidia Ravera, domenica 1 giugno, ed infine “Falpalà, favole per adulti”, di Antonio Lubrano, domenica 22 giugno.
Desideriamo rivolgere i nostri auguri e le nostre congratulazioni al presidente di Xeniart, Colomba Iovino, e all’assessore alla cultura del Comune di Minori, maestro Mario Apuzzo, per queste iniziative encomiabili che promuovono la cultura sul territorio e arricchiscono la nostra quotidianità.
Giuseppe Vetromile
12/5/08
Un convivio natalizio
Dopo un’interessante visita alle importanti e pregevoli opere di scultura e pittura del padrone di casa, nonché assessore alla cultura del Comune di Minori, Mario Apuzzo (ricordiamo, tra i numerosi ed interessanti eventi da lui organizzati, l’incontro con i Poeti a Minori “Sui sentieri della luna”), gli amici presenti hanno gustato le note al pianoforte del maestro Rosario Ruggiero e, a seguire, la chitarra del maestro Mimmo Vasta e la giovane voce della novella e bravissima cantautrice Daniela Picciau.
Si sono poi avvicendati i poeti Salvatore Violante, Raffaele Urraro, Alessandro Carandente, Giuseppe Vetromile e lo stesso Mario Apuzzo, mentre l’attore Aldo Spina ha recitato alcune poesie degli stessi.
La poesia non è solo semplice scrittura di versi, silenzio di penna e carta, ma anche e soprattutto atmosfera conviviale, amicizia e amore per la vita e per l’arte: una personificazione della stessa poesia che si rende viva ed evidente in serate indimenticabili come questa, culminata poi nell’affettuoso festeggiamento del compleanno della consorte del poeta Salvatore Violante, signora Martina Foucart.
Tra i numerosi illustri ospiti presenti, il sindaco del Comune di Minori Giuseppe Lembo, Giovanni Squame (lo ricordiamo, tra l’altro, per essere stato presidente del Consiglio Comunale di Napoli) e la dottoressa Armida Parisi, redattore capo Cultura de “Il Roma”.
Una piacevolissima serata, dunque, a conclusione di anno ricco di iniziative culturali, che premia il Centro Studi Xeniart per le sue molteplici ed interessanti attività nel campo artistico e letterario, attività che andranno sicuramente crescendo in frequenza e valore nel prossimo anno e in futuro, grazie soprattutto all’opera e alle idee di Mario Apuzzo.
Giuseppe Vetromile
17/12/07
"Sulle rive del Sele"
Sulle rive del Sele è il titolo veramente appropriato di un libro che raccoglie i lavori premiati al Concorso Nazionale di poesia e narrativa “Il Fauno d’oro”, ottava edizione 2007, svoltosi a Contursi Terme alla fine del mese di luglio dello scorso anno.
Il concorso, che è organizzato dal Centro di Cultura Popolare “UNLA” (Unione Nazionale per la Lotta contro l’Analfabetismo) di Contursi Terme, in provincia di Salerno, località peraltro famosa per i suoi impianti e cure termali, con la collaborazione dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione, prevede una formula molto interessante, e cioè la pubblicazione in un volume collettaneo degli autori risultati vincitori. Tutto ciò grazie anche al puntuale e competente impegno dell’Assessore alla Pubblica Istruzione, dott. Felice Pagnani, che fin dalle prime edizioni del concorso si è sempre prodigato per la crescita in notorietà e la diffusione di questo importante evento cittadino.
Quest’anno dunque il libro, pubblicato da “Il Fauno Edizioni”, comprende, per la sezione di narrativa, i racconti di: Carmen De Mola, di Polignano a mare (Ba), alla quale è stato attribuito il primo premio per “L’ultimo tuffo”; Giovanni De Matteo, di Policoro (Mt), secondo premio per il racconto “Come lupi nei boschi”; Alessandro Bonanni, di Firenze, terzo premio per il racconto “Madama Covona e il passero solitario”. Per la sezione poesia, nel libro troviamo le sillogi poetiche del primo premio, Salvatore Cangiani di Sorrento; del secondo, Angelo Moro Episcopo di Selargius (Ca), e del terzo, Giuseppe Vetromile di Madonna dell’Arco (Na).
Riscontriamo nomi di autori noti e già altre volte premiati in tanti altri concorsi letterari nazionali, il che denota la bontà e la professionalità dell’organizzazione e della giuria di questo evento letterario “sulle rive del Sele”; tra l’altro, gli autori premiati e segnalati godono di un’ottima ospitalità nelle strutture alberghiere cittadine in occasione della cerimonia di premiazione.
Cinquanta copie del volume vengono consegnate in omaggio a ciascun autore selezionato.
SULLE RIVE DEL SELE, Autori Vari; Il Fauno Edizioni, Via Mainente, Contursi Terme (Sa), 2007. ISBN 978–88–900733–5–7
Giuseppe Vetromile
7/1/08
Poeti in Campania
di G. Battista Nazzaro, Marcus Edizioni, Napoli, 2006
Sabato 18 febbraio 2006 è stato presentato a Nusco l’ultimo libro di Gian Battista Nazzaro, “Poeti in Campania”. L’incontro è stato organizzato dal Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud, i cui principali promotori sono il critico letterario Paolo Saggese e il poeta irpino Giuseppe Iuliano.
Il libro del Nazzaro è in effetti un vero e proprio saggio sulla poesia campana di questi ultimi tempi, trattando un percorso “fenomenologico”, come lo ha definito lo stesso Autore, che parte dalla metà del secolo scorso e giunge fino al 2000. I poeti trattati sono un centinaio (106 per la precisione), suddivisi per l’appunto non in base ad un criterio prettamente storico, e quindi progressivo, dal più “antico” al più “recente”, ma piuttosto secondo un metro di carattere sostanzialmente ideologico e connotativo. Ecco allora che leggiamo note scritte abilmente e con sorprendente e profondo rigore critico su noti poeti del Dopoguerra (da Alfonso Gatto a Rocco Scotellaro, da Anna Maria Ortese a Gianni Scognamiglio a Luigi Compagnone, solo per fare dei nomi); leggiamo di altri ancora nel capitolo denominato “Realismo critico”; nei capitoli relativi agli anni Cinquanta (suddiviso in due parti: “Altri approdi” e “I più giovani”), agli anni Sessanta (a sua volta suddiviso in “Emanazioni e persistenza”, “L’eco della sperimentazione” e “Gli sperimentali”); abbiamo poi i poeti degli anni Settanta e Ottanta (“La postavanguardia”, “La ricerca del significato” e “Contenuto e tradizione”); ed infine il periodo dagli anni Ottanta ai Novanta (“L’emergere del nuovo”), ed in conclusione gli anni Novanta (“I fuochi per il Duemila”).
Non una semplice cronologia, dunque, ma una meticolosa disanima, poeta per poeta, della realtà letteraria prospettata o nella quale il singolo autore si è calato prendendo a riferimento una certa ideologia o corrente letteraria del periodo trattato. E Nazzaro, poeta squisito anch’egli, ha saputo tracciare la storia letteraria dei vari poeti senza cadere in compromessi di parte, ma riuscendo effettivamente con grande onestà ma anche con grande perizia e intelligenza, a rimanere “freddo” ed imparziale osservatore e indagatore dell’animo poetico del personaggio trattato.
Un’opera importante, un punto di partenza nel (purtroppo ancora) povero mondo poetico–letterario di questo nostro Sud che nella “damnatio memoriae”, a dirla con Paolo Saggese, non si crogiola affatto, ma cerca comunque di assurgere ai livelli dell’”ufficialità” settentrionale, ma in modo più sostanziale richiama ad un nostro dovere, e a un dovere delle nostre istituzioni, e cioè quello di conservare, valorizzare, promuovere e diffondere la poesia ed i poeti dei nostri territori.
Si può giungere a questo, però, soprattutto con l’impegno e la ricerca. E’ stato molto eloquente Gian Battista Nazzaro nell’affermare che una poesia “minimalista” non può avere successo. Non è neanche più il tempo del crepuscolarismo e del “ciarpame” di gozzaniana memoria. E’ tempo invece di dare maggiore “spessore” alla parola poetica, rinvigorendo in essa la simbologia.
L’intervento del Preside Prebenna ha ribadito l’importanza dell’opera del Nazzaro, definendola “crocevia” delle idee poetiche campane (in quanto si parla di Poeti in Campania e non necessariamente di poeti campani), mentre Alessandro Carandente, poeta e curatore del libro, essendone anche l’editore (Marcus Edizioni), ha posto l’accento sulle difficoltà che riscontrano le piccole (ma rispettabilissime e qualificate) Case Editrici nel produrre e diffondere le loro opere, non solo, ma anche sull’inadeguatezza o addirittura sulla completa indifferenza delle strutture culturali (biblioteche, centri di studio ecc.) a recepire e “incoraggiare” eventuali poeti esordienti nelle loro vicissitudini e/o velleità di scrittura poetica (o anche di narrativa).
L’incontro è stato moderato dal poeta irpino Giuseppe Iuliano, militante da oltre un trentennio e forte assertore di una poesia molto legata al sociale e in particolare alla realtà meridionale.
Sala gremita, ospiti attenti. Presenti le autorità (il Sindaco di Nusco, l’Assessore alla Cultura) e alcuni poeti trattati nel libro del Nazzaro, tra cui Claudia Iandolo, Pasquale Martiniello, Giuseppe Vetromile.
Il lavoro del Nazzaro è stato arduo, in quanto la ricerca di realtà poetiche contemporanee da studiare e considerare non sempre è stata felice ed agevole, per mancanza di documetazione scritta, di diretta conoscenza del nome, e a volte anche per il “nascondimento” degli autori. Però il libro rimane assolutamente un’opera importantissima, da tenere sempre disponibile per consultazione e confronti.
Auguriamo a Gian Battista Nazzaro di proseguire su questo itinerario, riuscendo in una prossima occasione a scoprire e ad “antologizzare” ancora altri “nascosti” (o già affermati) talenti letterari.
Per chi fosse bene intenzionato a procurarsi una copia del libro, al costo di Euro 15, potrà rivolgersi direttamente all’Editore: Marcus Edizioni, Via Raffaele Viviani 8, o casella postale nr. 50, 80010 Quarto Napoli. Sito web: www.marcusedizioni.it, e–mail: info@marcusedizioni.it
Giuseppe Vetromile
20 febbraio 2006
"Nomme e stuorte nomme"
Si è svolta mercoledì 26 settembre 2007, presso la sala del teatro Comunale di Palma Campania, l’interessante presentazione del libro “Nomme e stuorte nomme” di Pasquale Gerardo Santella, docente universitario e ben affermato studioso e critico letterario. Il professor Santella ci è anche noto, tra l’altro, per essere uno dei più validi componenti della Giuria del Premio di Poesia “Città di Sant’Anastasia”, e per essere intervenuto più volte nel nostro ambito culturale anastasiano con presentazioni di libri e convegni letterari.
Il libro, edito da “Michelangelo 1915 Communications”, che è anche la Casa Editrice de “Il Pappagallo” di Palma Campania, come meglio specifica il sottotitolo, tratta dei soprannomi e dei cognomi del territorio palmese.
In una sala piacevolmente gremita (molti gli ospiti rimasti purtroppo in piedi), i relatori dott. Federico Bisceglia, Sostituto Procuratore della Repubblica, il prof. Aniello Montano, docente di storia della filosofia presso l’Università di Salerno e noto critico letterario, lo stesso prof. Gerardo Santella, introdotti dal dott Dino Lauri, direttore del giornale “Il Pappagallo” di Palma Campania ed editore del libro, e con la moderazione della dottoressa Filomena Nappi, hanno illustrato con perizia e grande competenza i contenuti del libro. In modo particolare, il prof. Montano si è soffermato sull’importanza del “soprannome” nei nostri territori meridionali, e in special modo quello palmese, per il recupero di una cultura quasi millenaria, in quanto in ogni soprannome è “celata” la peculiare caratteristica umana, fisica, comportamentale e addirittura psicologica, dei personaggi e dei lavoratori più umili.
Un lungo e approfondito studio sui cognomi locali (“nomme”) e sui soprannomi (“stuorte nomme”), quello del prof. Santella, che si è realizzato in questo interessante libro, in cui sono spiegati, anche con aneddoti, le loro origini e i loro significati più inaspettati.
Coloro che avessero intenzione di acquistare una copia del libro, potranno richiederlo alla Redazione de “Il Pappagallo” di Palma Campania.
Giuseppe Vetromile
27/9/07
Una poesia fuori dal comune, Sant0Anastasia, 23 settembre 2012
PUNTO, Almanacco della Poesia italiana
ARCARTE - IL VIAGGIO DELLA CREATIVITA'
All'interessante incontro, promosso e organizzato dall'Istituto Culturale del Mezzogiorno e dall'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, hanno preso parte:
- Natale Antonio Rossi, Presidente Unione Nazionale Scrittori Artisti;
- Ernesto Paolozzi, Università di Napoli Suor Orsola Bnincasa;
-Antonio Scamardella, Università di Napoli Parthenope;
- Antonio Filippetti, Presidente Istituto Culturale del Mezzogiorno.
Nell'ambito del convegno si è svolta la rassegna "Liberi in Poesia", con la partecipazione di autori di diverse generazioni. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito ad "ARCARTE" quale suo premio una medaglia di rappresentanza.